Qualcuno comincia a paragonare lo "scandalo delle mascherine" che ha travolto lo storico duo conservatore tedesco Cdu/Csu alla bufera dei fondi neri che oltre vent'anni fa mise fine alla lunga carriera del "cancelliere della Riunificazione", Helmut Kohl. Certo, è ancora presto per capire se il caso della manciata di parlamentari che hanno incassato laute prebende da aziende cinesi per aver favorito la vendita di mascherine in Germania nasconda degli illeciti fiscali o penali. Ma venerdì è stato il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, a esprimere l'indignazione di un Paese intero con poche parole pregnanti. E a lasciar intendere il motivo per cui la Cdu/Csu sta precipitando nei sondaggi, oltretutto alla vigilia di due tornate elettorali importanti che potrebbero influire sulla scelta del candidato al dopo-Merkel.
È "squallido e vergognoso", secondo Steinmeier, che durante la lunga pandemia i cittadini t…
È "squallido e vergognoso", secondo Steinmeier, che durante la lunga pandemia i cittadini t…
Qualcuno comincia a paragonare lo "scandalo delle mascherine" che ha travolto lo storico duo conservatore tedesco Cdu/Csu alla bufera dei fondi neri che oltre vent'anni fa mise fine alla lunga carriera del "cancelliere della Riunificazione", Helmut Kohl. Certo, è ancora presto per capire se il caso della manciata di parlamentari che hanno incassato laute prebende da aziende cinesi per aver favorito la vendita di mascherine in Germania nasconda degli illeciti fiscali o penali. Ma venerdì è stato il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, a esprimere l'indignazione di un Paese intero con poche parole pregnanti. E a lasciar intendere il motivo per cui la Cdu/Csu sta precipitando nei sondaggi, oltretutto alla vigilia di due tornate elettorali importanti che potrebbero influire sulla scelta del candidato al dopo-Merkel.
È "squallido e vergognoso", secondo Steinmeier, che durante la lunga pandemia i cittadini tedeschi abbiano subito rinunce e fatto sacrifici mentre "qualcuno teneva la mano aperta" per incassare soldi in virtù della posizione privilegiata da parlamentare. E non interessa, in questo senso, che Georg Nüsslein (Csu) e Nikolas Löbel (Cdu) continuino a professarsi innocenti, dal punto di vista legale: quello che rischia di affossare il principale partito conservatore in Europa è uno scandalo politico e morale. Accompagnato dal sospetto che ci sia anche una componente di parlamentari che fanno attivamente lobbying per una dittatura conclamata come l'Azerbaigian. E aggravato dalla sensazione che quella di intascare un dividendo mentre la crisi sanitaria del secolo metteva il Paese in ginocchio sia ormai una prassi diffusa, nel partito di Armin Laschet. L'avidità di pochi, è stata la lapidaria conclusione di Steinmeier, sta intaccando "la fiducia dell'integrità dello Stato".
I due parlamentari, nel frattempo, si sono dimessi. E il partito, per districarsi dallo scandalo, promette un codice etico e regole rigide per limitare gli incassi e le attività extraparlamentari. Lo stesso capogruppo, Ralph Brinkhaus, non ha escluso che ci siano altre mele marce. Ma proprio perché stanno emergendo nomi sia della Cdu sia della Csu, lo scandalo di per sé non dovrebbe favorire uno dei due principali contendenti per la candidatura alla cancelleria. Armin Laschet e Markus Söder, rispettivamente leader della Cdu e della Csu.
Piuttosto, saranno le due elezioni di oggi a influire sulla gara. Si vota in Baden-Württemberg e in Renania-Palatinato, e in entrambi i land disarcionare i popolarissimi governatori, Winfried Kretschmer (Verdi) e Malu Dreyer (Spd) è una missione impossibile. Il primo ha fatto campagna elettorale con uno slogan adenaueriano, "mi conoscete", e governa da un decennio insieme alla Cdu. E anche se è accusato dall'ala di sinistra di essere sceso a troppi compromessi con i conservatori, il governo nero-verde di Kretschmer è indubbiamente l'avanguardia che potrebbe ispirare il prossimo governo federale. A meno che Kretschmer non butti fuori dalla coalizione la Cdu per tornare ad allearsi con la Spd: allora l'esito delle elezioni nel ricchissimo "Autoland", la regione dove Carl Benz, Gottlieb Daimler o Ferdinand Porsche costruirono un secolo e mezzo fa i primi motori a scoppio, potrebbero trasformarsi in una pugnalata ad Armin Laschet.
Tuttavia il navigato governatore del Nordreno-Westfalia, anche se meno popolare e carismatico del bavarese Söder, ha un paio di frecce al suo arco che potrebbero aiutarlo a non cadere, se anche la Cdu dovesse subire una débâcle alle regionali. La prima è che nel 2002, quando Merkel rinunciò alla candidatura a favore del bavarese Stoiber, fu costretta a farlo anche dai suoi nemici interni.
Laschet in questi mesi è riuscito a unificare un partito stanco, che veniva da anni di pesanti lacerazioni, e la Cdu sembra molto meno propensa a cedere lo scettro della leadership alla "sorella minore" Csu rispetto a 19 anni fa. Inoltre i cristianodemocratici, come dimostrano due grandi cancellieri del passato, amano gli eterni sottovalutati: all'inizio Kohl e Merkel lo erano entrambi. E la Cdu preferisce da sempre dei leader dal carisma modesto. Del resto, di "grande carismatico", la Germania ne ha avuto almeno uno di troppo.
È "squallido e vergognoso", secondo Steinmeier, che durante la lunga pandemia i cittadini tedeschi abbiano subito rinunce e fatto sacrifici mentre "qualcuno teneva la mano aperta" per incassare soldi in virtù della posizione privilegiata da parlamentare. E non interessa, in questo senso, che Georg Nüsslein (Csu) e Nikolas Löbel (Cdu) continuino a professarsi innocenti, dal punto di vista legale: quello che rischia di affossare il principale partito conservatore in Europa è uno scandalo politico e morale. Accompagnato dal sospetto che ci sia anche una componente di parlamentari che fanno attivamente lobbying per una dittatura conclamata come l'Azerbaigian. E aggravato dalla sensazione che quella di intascare un dividendo mentre la crisi sanitaria del secolo metteva il Paese in ginocchio sia ormai una prassi diffusa, nel partito di Armin Laschet. L'avidità di pochi, è stata la lapidaria conclusione di Steinmeier, sta intaccando "la fiducia dell'integrità dello Stato".
I due parlamentari, nel frattempo, si sono dimessi. E il partito, per districarsi dallo scandalo, promette un codice etico e regole rigide per limitare gli incassi e le attività extraparlamentari. Lo stesso capogruppo, Ralph Brinkhaus, non ha escluso che ci siano altre mele marce. Ma proprio perché stanno emergendo nomi sia della Cdu sia della Csu, lo scandalo di per sé non dovrebbe favorire uno dei due principali contendenti per la candidatura alla cancelleria. Armin Laschet e Markus Söder, rispettivamente leader della Cdu e della Csu.
Piuttosto, saranno le due elezioni di oggi a influire sulla gara. Si vota in Baden-Württemberg e in Renania-Palatinato, e in entrambi i land disarcionare i popolarissimi governatori, Winfried Kretschmer (Verdi) e Malu Dreyer (Spd) è una missione impossibile. Il primo ha fatto campagna elettorale con uno slogan adenaueriano, "mi conoscete", e governa da un decennio insieme alla Cdu. E anche se è accusato dall'ala di sinistra di essere sceso a troppi compromessi con i conservatori, il governo nero-verde di Kretschmer è indubbiamente l'avanguardia che potrebbe ispirare il prossimo governo federale. A meno che Kretschmer non butti fuori dalla coalizione la Cdu per tornare ad allearsi con la Spd: allora l'esito delle elezioni nel ricchissimo "Autoland", la regione dove Carl Benz, Gottlieb Daimler o Ferdinand Porsche costruirono un secolo e mezzo fa i primi motori a scoppio, potrebbero trasformarsi in una pugnalata ad Armin Laschet.
Tuttavia il navigato governatore del Nordreno-Westfalia, anche se meno popolare e carismatico del bavarese Söder, ha un paio di frecce al suo arco che potrebbero aiutarlo a non cadere, se anche la Cdu dovesse subire una débâcle alle regionali. La prima è che nel 2002, quando Merkel rinunciò alla candidatura a favore del bavarese Stoiber, fu costretta a farlo anche dai suoi nemici interni.
Laschet in questi mesi è riuscito a unificare un partito stanco, che veniva da anni di pesanti lacerazioni, e la Cdu sembra molto meno propensa a cedere lo scettro della leadership alla "sorella minore" Csu rispetto a 19 anni fa. Inoltre i cristianodemocratici, come dimostrano due grandi cancellieri del passato, amano gli eterni sottovalutati: all'inizio Kohl e Merkel lo erano entrambi. E la Cdu preferisce da sempre dei leader dal carisma modesto. Del resto, di "grande carismatico", la Germania ne ha avuto almeno uno di troppo.