C’è una premessa che va posta nella valutazione del caso AstraZeneca: i numeri e le ricerche ufficiali ne confermano l’efficacia e l’assenza di effetti collaterali pericolosi. Se però esistono dei dubbi, se emergono delle perplessità, se avanzano dei quesiti, allora non solo è giusto ma è doveroso che le autorità competenti in Italia e in Europa si assumano la responsabilità di effettuare ulteriori verifiche. Un farmaco, qualsiasi farmaco, deve essere garantito. In questo caso, poi, esiste anche una gigantesca dimensione psicologica dell’emergenza. E allora oltre ad essere sicuro, deve apparire sicuro. Per scongiurare un’altra epidemia, quella del panico.
Se quindi non può essere messa in discussione l’opportunità di compiere sul vaccino tutte le ulteriori analisi, va invece contestata la modalità con cui si è giunti a questa situazione. Che rischia di rivelarsi il pi&ugra…
Se quindi non può essere messa in discussione l’opportunità di compiere sul vaccino tutte le ulteriori analisi, va invece contestata la modalità con cui si è giunti a questa situazione. Che rischia di rivelarsi il pi&ugra…
C’è una premessa che va posta nella valutazione del caso AstraZeneca: i numeri e le ricerche ufficiali ne confermano l’efficacia e l’assenza di effetti collaterali pericolosi. Se però esistono dei dubbi, se emergono delle perplessità, se avanzano dei quesiti, allora non solo è giusto ma è doveroso che le autorità competenti in Italia e in Europa si assumano la responsabilità di effettuare ulteriori verifiche. Un farmaco, qualsiasi farmaco, deve essere garantito. In questo caso, poi, esiste anche una gigantesca dimensione psicologica dell’emergenza. E allora oltre ad essere sicuro, deve apparire sicuro. Per scongiurare un’altra epidemia, quella del panico.
Se quindi non può essere messa in discussione l’opportunità di compiere sul vaccino tutte le ulteriori analisi, va invece contestata la modalità con cui si è giunti a questa situazione. Che rischia di rivelarsi il più grande disastro organizzativo nella lotta contro il Coronavirus. Un potenziale flop che non investe solo il nostro Paese ma tutta l’Europa.
Ieri, dopo una serie di consultazioni tra governi, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno infatti deciso bloccare le inoculazioni del vaccino AstraZeneca. Una decisione «precauzionale». Il tutto, però, è avvenuto in un contesto davvero poco spiegabile. Il dato che ha fatto scattare l’angoscia ha una sola cifra: sette. Ossia i decessi in Germania provocati da trombosi negli ultimi giorni. È sufficiente a far scattare l’allarme? Di certo un brivido ha percorso di recente la schiena di molti in tutta Europa. Ma il punto critico riguarda come si sia giunti a questa decisione. Nella confusione più totale. Anche dal punto di vista comunicativo. L’altro ieri l’Aifa, la nostra agenzia del farmaco, aveva ufficialmente dichiarato che l’allarme era «ingiustificato». Il nostro ministro della Salute, insieme ai colleghi di Parigi e Berlino, si era espresso negli stessi termini. L’Ema - l’Agenzia europea - solo tre giorni fa aveva invitato ad andare avanti, così come l’Organizzazione mondiale della sanità. Eppure giovedì scorso la Danimarca aveva per prima proceduto alla sospensione, seguita dalla Norvegia e dall’Islanda. Venerdì stessa decisione per la Bulgaria, l’altro ieri per l’Irlanda e l’Olanda. Come è possibile che l’Unione europea che ha gestito l’acquisto dei vaccini con tutti i colossi farmaceutici, compresa la britannica AstraZeneca, abbia potuto letteralmente dileguarsi di fronte a questa vicenda? Dopo i difetti registrati nei contratti di approvvigionamento, adesso Bruxelles si è mostrata distratta. Nessun coordinamento - se non quello avviato ieri tra singoli premier - e nessun ruolo attivo. L’Ema ha approvato il vaccino dell’azienda anglo-svedese e poi è sembrata burocraticamente disinteressata a tutto il resto. Persino la convocazione d’urgenza per giovedì - ossia dopo ben 72 ore - assomiglia in questo contesto ad un atteggiamento formalista, incapace di cogliere la delicatezza del momento e soprattutto l’impatto emotivo sull’intera popolazione europea.
L’Unione ha l’obbligo di dare delle risposte. Lo deve fare sul piano sanitario spiegando se ci sono dei rischi con la somministrazione di quel prodotto o meno. Diradando le nubi che si sono addensate. Chiarendo se è cambiato qualcosa rispetto a qualche giorno fa. Purtroppo se si rileveranno degli aspetti nuovi, l’impatto sarà terribile. In caso contrario, sarà comunque un colpo alla campagna vaccinale e alla credibilità di molte delle istituzioni comunitarie. Davvero un risultato inquietante.
Anche dal punto di vista logistico non potranno mancare delle risposte. Perché nessuno può seriamente pensare che le quantità di vaccino AstraZeneca, originariamente concordate, possano essere banalmente confermate con un comunicato dell’Ema. Quanti singoli cittadini rinunceranno? Quanti preferiranno aspettare il vaccino Pfizer o Moderna o Johnson&Johnson? Tra le priorità dell’Ue quella dell’approvvigionamento diventa ancora più assillante. Solo in Italia nel mese di marzo verranno probabilmente “congelate” circa tre milioni di dosi Astrazeneca. Nel secondo quadrimestre ce ne sarebbero spettate altre 10 milioni. Come verranno sostituite? Basta la disponibilità di Pfizer a incrementare le forniture? Interrogativi che reclamano risposte urgenti.
Questo caso, in un modo o nell’altro, va comunque chiuso nel minor tempo possibile. Per una questione strettamente medica ma anche per evitare che il fattore psicologico imbrigli l’intera popolazione in una sorta di epidemia del panico. Nelle comunità dialoganti il terrore si trasmette velocemente. Forse ancor di più del virus. Non ce lo possiamo permettere. Il Covid provoca circa ventimila morti ogni milione di contagi. Le statistiche al momento ci dicono che i vaccini invece non ne causano. E solo dieci su un milione di vaccinati muoiono di Covid perché la copertura non è stata efficiente. Il vaccino, dunque, è l’unico vero baluardo.
Il nostro Paese e l’Unione europea non si possono permettere una campagna di immunizzazione a singhiozzo. Non si può concedere di instillare il dubbio nei cittadini. Sono in gioco le vite di milioni di persone, il benessere di un Continente e persino il profilo culturale di una comunità. Dopo le scempiaggini sul sovranismo e sul populismo anti-europeo, l’Unione eviti il lusso di accordare una vittoria al fronte antiscientifico che troppo spesso si affaccia nel dibattito pubblico. La propaganda No-Vax, oltre ad essere una vera e propria ignominia, può diventare una delle più grandi insidie del mondo occidentale. Non è un caso che troppo spesso la propaganda svolta dalla Russia a colpi di fake news si sia appoggiata alle teorie scriteriate di chi contesta i vaccini. E in questo caso, magari, non c’è solo la disinformazione che delegittima ma anche un interesse economico. Quello del siero russo Sputnik. Che probabilmente sarà efficace come gli altri, ma che per il momento non ha ricevuto alcuna autorizzazione dalle autorità europee. La posta in gioco stavolta è la vita.
Se quindi non può essere messa in discussione l’opportunità di compiere sul vaccino tutte le ulteriori analisi, va invece contestata la modalità con cui si è giunti a questa situazione. Che rischia di rivelarsi il più grande disastro organizzativo nella lotta contro il Coronavirus. Un potenziale flop che non investe solo il nostro Paese ma tutta l’Europa.
Ieri, dopo una serie di consultazioni tra governi, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno infatti deciso bloccare le inoculazioni del vaccino AstraZeneca. Una decisione «precauzionale». Il tutto, però, è avvenuto in un contesto davvero poco spiegabile. Il dato che ha fatto scattare l’angoscia ha una sola cifra: sette. Ossia i decessi in Germania provocati da trombosi negli ultimi giorni. È sufficiente a far scattare l’allarme? Di certo un brivido ha percorso di recente la schiena di molti in tutta Europa. Ma il punto critico riguarda come si sia giunti a questa decisione. Nella confusione più totale. Anche dal punto di vista comunicativo. L’altro ieri l’Aifa, la nostra agenzia del farmaco, aveva ufficialmente dichiarato che l’allarme era «ingiustificato». Il nostro ministro della Salute, insieme ai colleghi di Parigi e Berlino, si era espresso negli stessi termini. L’Ema - l’Agenzia europea - solo tre giorni fa aveva invitato ad andare avanti, così come l’Organizzazione mondiale della sanità. Eppure giovedì scorso la Danimarca aveva per prima proceduto alla sospensione, seguita dalla Norvegia e dall’Islanda. Venerdì stessa decisione per la Bulgaria, l’altro ieri per l’Irlanda e l’Olanda. Come è possibile che l’Unione europea che ha gestito l’acquisto dei vaccini con tutti i colossi farmaceutici, compresa la britannica AstraZeneca, abbia potuto letteralmente dileguarsi di fronte a questa vicenda? Dopo i difetti registrati nei contratti di approvvigionamento, adesso Bruxelles si è mostrata distratta. Nessun coordinamento - se non quello avviato ieri tra singoli premier - e nessun ruolo attivo. L’Ema ha approvato il vaccino dell’azienda anglo-svedese e poi è sembrata burocraticamente disinteressata a tutto il resto. Persino la convocazione d’urgenza per giovedì - ossia dopo ben 72 ore - assomiglia in questo contesto ad un atteggiamento formalista, incapace di cogliere la delicatezza del momento e soprattutto l’impatto emotivo sull’intera popolazione europea.
L’Unione ha l’obbligo di dare delle risposte. Lo deve fare sul piano sanitario spiegando se ci sono dei rischi con la somministrazione di quel prodotto o meno. Diradando le nubi che si sono addensate. Chiarendo se è cambiato qualcosa rispetto a qualche giorno fa. Purtroppo se si rileveranno degli aspetti nuovi, l’impatto sarà terribile. In caso contrario, sarà comunque un colpo alla campagna vaccinale e alla credibilità di molte delle istituzioni comunitarie. Davvero un risultato inquietante.
Anche dal punto di vista logistico non potranno mancare delle risposte. Perché nessuno può seriamente pensare che le quantità di vaccino AstraZeneca, originariamente concordate, possano essere banalmente confermate con un comunicato dell’Ema. Quanti singoli cittadini rinunceranno? Quanti preferiranno aspettare il vaccino Pfizer o Moderna o Johnson&Johnson? Tra le priorità dell’Ue quella dell’approvvigionamento diventa ancora più assillante. Solo in Italia nel mese di marzo verranno probabilmente “congelate” circa tre milioni di dosi Astrazeneca. Nel secondo quadrimestre ce ne sarebbero spettate altre 10 milioni. Come verranno sostituite? Basta la disponibilità di Pfizer a incrementare le forniture? Interrogativi che reclamano risposte urgenti.
Questo caso, in un modo o nell’altro, va comunque chiuso nel minor tempo possibile. Per una questione strettamente medica ma anche per evitare che il fattore psicologico imbrigli l’intera popolazione in una sorta di epidemia del panico. Nelle comunità dialoganti il terrore si trasmette velocemente. Forse ancor di più del virus. Non ce lo possiamo permettere. Il Covid provoca circa ventimila morti ogni milione di contagi. Le statistiche al momento ci dicono che i vaccini invece non ne causano. E solo dieci su un milione di vaccinati muoiono di Covid perché la copertura non è stata efficiente. Il vaccino, dunque, è l’unico vero baluardo.
Il nostro Paese e l’Unione europea non si possono permettere una campagna di immunizzazione a singhiozzo. Non si può concedere di instillare il dubbio nei cittadini. Sono in gioco le vite di milioni di persone, il benessere di un Continente e persino il profilo culturale di una comunità. Dopo le scempiaggini sul sovranismo e sul populismo anti-europeo, l’Unione eviti il lusso di accordare una vittoria al fronte antiscientifico che troppo spesso si affaccia nel dibattito pubblico. La propaganda No-Vax, oltre ad essere una vera e propria ignominia, può diventare una delle più grandi insidie del mondo occidentale. Non è un caso che troppo spesso la propaganda svolta dalla Russia a colpi di fake news si sia appoggiata alle teorie scriteriate di chi contesta i vaccini. E in questo caso, magari, non c’è solo la disinformazione che delegittima ma anche un interesse economico. Quello del siero russo Sputnik. Che probabilmente sarà efficace come gli altri, ma che per il momento non ha ricevuto alcuna autorizzazione dalle autorità europee. La posta in gioco stavolta è la vita.