✕
(ansa)

Gli amori di un Dio minore

Ascolta l'audio

La sentenza della Consulta e quella del Vaticano
2 minuti di lettura
I tempi della vita reale, lo sappiamo, sono spesso più veloci dei tempi delle istituzioni, della politica, in particolare della Chiesa. A volte ci vogliono anni perché una legge ratifichi ciò che già è, ciò che è ormai intessuto nella realtà, ciò che è materia concreta e plastica di un cambiamento avvenuto. Ad esempio la presenza sempre più massiccia e radicata delle famiglie omosessuali nella società. La dura presa di posizione del Vaticano e di papa Bergoglio contro la possibilità di impartire la benedizione alle coppie gay, va oltre, però, quelle note resistenze “fisiologiche” al cambiamento ed è la spia di quanto la Chiesa, su certi temi, sia ancora sideralmente lontana dal mondo concreto, nel quale persone dello stesso sesso si uniscono civilmente, grazie a una legge dello Stato, formano (a volte) famiglie, mettono al mondo bambini.

Per la Congregazione per la dot…
I tempi della vita reale, lo sappiamo, sono spesso più veloci dei tempi delle istituzioni, della politica, in particolare della Chiesa. A volte ci vogliono anni perché una legge ratifichi ciò che già è, ciò che è ormai intessuto nella realtà, ciò che è materia concreta e plastica di un cambiamento avvenuto. Ad esempio la presenza sempre più massiccia e radicata delle famiglie omosessuali nella società. La dura presa di posizione del Vaticano e di papa Bergoglio contro la possibilità di impartire la benedizione alle coppie gay, va oltre, però, quelle note resistenze “fisiologiche” al cambiamento ed è la spia di quanto la Chiesa, su certi temi, sia ancora sideralmente lontana dal mondo concreto, nel quale persone dello stesso sesso si uniscono civilmente, grazie a una legge dello Stato, formano (a volte) famiglie, mettono al mondo bambini.

Per la Congregazione per la dottrina della fede quelle coppie restano invece peccatori non meritevoli della carezza di Dio. E dunque suona davvero antistorico tutto questo, se paragonato, invece, alle due sentenze così innovative pronunciate poche settimane fa dalla Corte Costituzionale, istituzione austera per definizione, sul riconoscimento dei figli di gay e lesbiche. Quelle stesse coppie che la Chiesa rifiuta di benedire. La Consulta infatti ha riconosciuto che in Italia esistono bambini di serie A e bambini di serie B, questi ultimi figli di un Dio minore, si potrebbe dire, bambini che possono avere due genitori e bambini invece che possono averne soltanto uno, perché l’altro padre o l’altra madre per lo Stato italiano hanno le sembianze di fantasmi. E partendo da questa gravissima discriminazione la Consulta ha intimato al Parlamento di scrivere una legge che sani questa differenza tra bambini, un razzismo basato sull’orientamento sessuale dei genitori, così come i figli “naturali” erano fino a qualche anno fa penalizzati rispetto a quelli legittimi.

Con parole di assoluta limpidezza la Consulta ha affermato che oggi “i nati a seguito di procreazione eterologa praticata da due donne, versano in una condizione deteriore rispetto a quella di tutti gli altri nati, solo in ragione dell’orientamento sessuale delle persone che hanno posto in essere il progetto procreativo”. Discriminati, cioè, perché chi li ha voluti non è eterosessuale. E per i bambini nati da un amore omosessuale la punizione è quella di “restare incardinati nel rapporto con un solo genitore”, visto che l’altro è ignorato da uno Stato che non prevede due padri e due madri. Ma la Consulta, pur dichiarando inammissibili i quesiti che le erano stati posti e riguardavano, entrambi, il diritto dei figli di una coppia di donne e di una coppia di uomini ad avere entrambi i genitori e non soltanto quello biologico, ha riconosciuto con queste due sentenze tre elementi fondamentali.

Un bambino, privato per legge di uno dei due adulti che ha voluto metterlo al mondo, “vede gravemente compromessa la tutela del suoi interessi”. Ed è già questa una affermazione coraggiosa. La prima. Il secondo punto afferma che le attuali forme (parziali) di riconoscimento di un figlio in una coppia gay, come la stepchild adoption non sono sufficienti né sicure. E il terzo punto, il più importante di tutti, è il duro monito al Parlamento. Ed è qui che forse stride di più il contrasto tra il diktat del Papa contro i preti che benedicono le coppie gay e il pensiero che guarda al futuro dei giudici costituzionali. Tra il palazzo della Consulta affacciato sulla terrazza del Quirinale e la finestra del Papa che guarda il colonnato di Bernini.

“Questa Corte – dicono i giudici - non può esimersi dall’affermare che non sarebbe più tollerabile il protrarsi dell’inerzia legislativa, tanto è grave il vuoto di tutela del minore”. Insomma, fate una legge, sono i bambini che ve lo chiedono. L’appello è ai politici: scrollatevi di dosso l’inerzia, dietro quei no ci sono dei piccoli che vivono, soffrono, amano. E se una coppia gay si separa in modo conflittuale, il genitore non biologico, senza riconoscimento giuridico, rischia di scomparire, di essere estromesso per sempre. La legge non c’è, prima o poi, faticosamente, arriverà. La Chiesa allora, benedirà quelle coppie gay e i loro figli?