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Carlo Calenda (ansa)

Doppio turno alla prova di Roma

Permetterebbe di marcare il riformismo del centrosinistra, sfidando grillini e destre a viso aperto e con una proposta chiara per la città
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Roma resta più che mai il luogo degli esperimenti politici, o se si preferisce la città dove si verificano in anticipo i prossimi scenari nazionali. È vero che al momento la candidatura di Gualtieri è stata messa in frigorifero da Letta, ma questa scelta serve solo a rendere più acuta l'attenzione intorno a quello che accade sotto il Campidoglio. Per il Pd la partita è doppia. Si tratta, è evidente, di provare a riprendersi il sindaco. Ma soprattutto c'è da definire il profilo del nuovo centrosinistra lettiano. In un certo senso, questo secondo punto è persino più importante del primo. E qui il laboratorio romano potrebbe essere sorprendente.

Non a caso il sondaggio diffuso giovedì 18 marzo dice che la candidatura di Calenda raccoglierebbe il 15 per cento dei voti. Circa cinque volte il risultato medio ottenuto dalla lista Azione nelle ultime settimane. Significa che un certo fuoco bolle sotto la cen…
Roma resta più che mai il luogo degli esperimenti politici, o se si preferisce la città dove si verificano in anticipo i prossimi scenari nazionali. È vero che al momento la candidatura di Gualtieri è stata messa in frigorifero da Letta, ma questa scelta serve solo a rendere più acuta l'attenzione intorno a quello che accade sotto il Campidoglio. Per il Pd la partita è doppia. Si tratta, è evidente, di provare a riprendersi il sindaco. Ma soprattutto c'è da definire il profilo del nuovo centrosinistra lettiano. In un certo senso, questo secondo punto è persino più importante del primo. E qui il laboratorio romano potrebbe essere sorprendente.

Non a caso il sondaggio diffuso giovedì 18 marzo dice che la candidatura di Calenda raccoglierebbe il 15 per cento dei voti. Circa cinque volte il risultato medio ottenuto dalla lista Azione nelle ultime settimane. Significa che un certo fuoco bolle sotto la cenere nell'elettorato del centrosinistra e forse non solo in quello, visto che l'area degli indecisi coinvolge un altro 15 per cento: molto più ristretta della media nazionale. Letta vuole una coalizione larga, ma anche innovativa sotto il profilo riformatore. Trovare un'intesa con Calenda e la sua proposta sembra allora inevitabile, benché non scontato. Quello che non era possibile con Zingaretti, potrebbe diventarlo con il successore. Anzi, se ci fosse abbastanza coraggio si potrebbe immaginare proprio Calenda nelle vesti del candidato, chiamato a rappresentare un'area vasta, oltre il 30 per cento al primo turno (Gualtieri è accreditato di quasi il 18). Difficilmente accadrà, anche a causa dell'antagonismo verso il Pd con cui Calenda si è caratterizzato per mesi. Tuttavia l'operazione avrebbe un senso e lo manterrebbe anche con un diverso candidato (Sassoli?) espressione dello stesso spirito riformista.

Il coraggio in questo caso dovrebbe essere messo in campo al primo turno per prevalere su Virginia Raggi (26 per cento nel sondaggio, all'incirca i voti del M5S nella capitale) e sull'opzione della destra. Bertolaso dice di non essere interessato e comunque ottiene un 19 per cento virtuale a cui va sommata probabilmente una parte del 15 per cento di indecisi. Ne deriva che in prima battuta il centrosinistra dovrebbe combattere su due fronti: Raggi e i 5S da un lato, Bertolaso o una figura ancora coperta, dall'altro. È un rischio, certo, perché in teoria - ma solo in teoria - al ballottaggio potrebbero approdare 5S e destre, infliggendo all'area Pd una sconfitta drammatica. Ma una simile eventualità è del tutto remota, mentre la battaglia sarebbe nello spirito del doppio turno. Permetterebbe di marcare il riformismo del centrosinistra, sfidando grillini e destre a viso aperto e con una proposta chiara per la città.

Un tale schema sarebbe replicabile sul piano nazionale? Forse no, almeno non del tutto. Ma l'ipotesi che un sistema proporzionale a due turni sia adottato per coniugare rappresentanza e governabilità è sul tavolo da tempo e non può essere scartata. Sul Sole 24 Ore ne ha parlato Roberto D'Alimonte, lasciando capire che sarebbe la strada più virtuosa per calare nel concreto del confronto politico le buone intenzioni di Letta. Sarebbe anche, peraltro, un modello equilibrato e quindi accettabile per la destra perché non ne comprime le possibilità di vittoria. Per il Pd vorrebbe dire stringere alleanze con i 5S senza ridursi a diventare i loro portatori d'acqua.