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Il portiere dell'Inter Samir Handanovic (agf)

I capi del calcio non decidono, un campionato senza certezze

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A forza di accomodarsi nel compromesso, il governo del pallone ha consegnato l'intera stagione all'autorità sanitaria
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Presidente della Lega Calcio: don Abbondio. Presidente della Figc: Ponzio Pilato. A forza di non decidere mai niente e di accomodarsi nel compromesso come in un plaid, il governo del pallone ha consegnato il campionato all'autorità sanitaria, anzi a una ventina di Asl. L'unica certezza è che non ci sono certezze.

Neppure la colossale emergenza di un anno ha insegnato qualcosa. Si era arrivati alla stesura del famoso protocollo, vistato da Comitato tecnico scientifico e ministero, non una scrittura privata sulla carta del pane. Carta, peraltro, appallottolata dopo Juve-Napoli e cestinata definitivamente dal Coni. A quel punto, i capi del calcio avrebbero dovuto prendere atto della sconfitta e riscrivere il testo, oppure eliminarlo: tanto, così è come se non ci fosse. Il codicillo che fa salvi i diversi provvedimenti dell'autorità sanitaria lo rende di fatto privo di efficacia.

La commedia dell'assurdo ha vissuto la sua più gra…
Presidente della Lega Calcio: don Abbondio. Presidente della Figc: Ponzio Pilato. A forza di non decidere mai niente e di accomodarsi nel compromesso come in un plaid, il governo del pallone ha consegnato il campionato all'autorità sanitaria, anzi a una ventina di Asl. L'unica certezza è che non ci sono certezze.

Neppure la colossale emergenza di un anno ha insegnato qualcosa. Si era arrivati alla stesura del famoso protocollo, vistato da Comitato tecnico scientifico e ministero, non una scrittura privata sulla carta del pane. Carta, peraltro, appallottolata dopo Juve-Napoli e cestinata definitivamente dal Coni. A quel punto, i capi del calcio avrebbero dovuto prendere atto della sconfitta e riscrivere il testo, oppure eliminarlo: tanto, così è come se non ci fosse. Il codicillo che fa salvi i diversi provvedimenti dell'autorità sanitaria lo rende di fatto privo di efficacia.

La commedia dell'assurdo ha vissuto la sua più grande rappresentazione in Lazio-Torino, manifesto alla stupidità del nostro calcio. I laziali, peraltro a giudizio il 26 marzo per la faccenda dei tamponi, costretti ad aspettare Godot all'Olimpico sapendo che i granata non potevano neanche muoversi di casa. Invece di rinviare, la Lega ha confermato una pantomima per la quale sono stati spesi 70 mila euro. E il giudice sportivo poi ha ordinato semplicemente di trovare un'altra data. Al contrario, Torino-Sassuolo e adesso Inter-Sassuolo sono state rinviate ufficialmente, in anticipo. 

Maestri d'inerzia, i governatori del calcio non sanno e non vogliono decidere in un momento in cui non ci si accorda su diritti tivù e fondi e ogni scelta può scontentare uno o più presidenti: neppure l'istinto di sopravvivenza viene in soccorso nel periodo di più profonda crisi economica, sanitaria, organizzativa e morale da quando questo bellissimo gioco si è dato regole e governo.

In 12 mesi abbiamo visto di tutto e risolto nulla. Il Genoa era un cluster ambulante ma è andato a Napoli e ne ha presi 6. Il Napoli, con due positivi, non partì per Torino e ha fatto giurisprudenza. Ma dopo la sentenza del Coni a dicembre, nessuno è intervenuto a cambiare le regole. E adesso si entra nel vivo tra scudetto e salvezza, dentro un calendario striminzito e risicato. Più o meno come il coraggio di chi governa il calcio in Italia.