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(ansa)

Vaccini, la lezione straniera

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Il generale Francesco Paolo Figliuolo è ottimista. Dichiara che entro settembre il 70% degli italiani sarà vaccinato, potendo contare su un approvvigionamento di 52 milioni di fiale entro giugno e 84 milioni per l’autunno. Così, tranquillizza Figliuolo, non sarà difficile poter inoculare 500 mila dosi al giorno. Mentre oggi, se va bene, si arriva al massimo a 170 mila. Quali mosse dovrà fare il generale per colmare un gap di questo genere? I terreni più ostici della sua battaglia sono due: l’approvvigionamento delle dosi e la capacità di portare la gente ordinatamente e nella misura necessaria ai centri vaccinali, ovvero l’esatto contrario di quanto accaduto finora.

Cominciamo dagli approvvigionamenti. Da settimane assistiamo all’altalena delle aziende che promettono dosi, poi le tagliano, poi promettono di integrarle. Ergo: nessuno oggi sa se i 52 milioni di flacconcini previsti entro giugno arriveranno davvero…
Il generale Francesco Paolo Figliuolo è ottimista. Dichiara che entro settembre il 70% degli italiani sarà vaccinato, potendo contare su un approvvigionamento di 52 milioni di fiale entro giugno e 84 milioni per l’autunno. Così, tranquillizza Figliuolo, non sarà difficile poter inoculare 500 mila dosi al giorno. Mentre oggi, se va bene, si arriva al massimo a 170 mila. Quali mosse dovrà fare il generale per colmare un gap di questo genere? I terreni più ostici della sua battaglia sono due: l’approvvigionamento delle dosi e la capacità di portare la gente ordinatamente e nella misura necessaria ai centri vaccinali, ovvero l’esatto contrario di quanto accaduto finora.

Cominciamo dagli approvvigionamenti. Da settimane assistiamo all’altalena delle aziende che promettono dosi, poi le tagliano, poi promettono di integrarle. Ergo: nessuno oggi sa se i 52 milioni di flacconcini previsti entro giugno arriveranno davvero. E c’è poco da fare. L’Italia e l’Europa si sono mosse tardi e male, riconoscono tutti gli analisti. Oggi guardiamo entusiasti al 23% degli americani o al 49% dei britannici vaccinati, ma sappiamo anche che già nel maggio scorso l’amministrazione federale ha lanciato la Operation Warp Speed dotandola di 10 miliardi di dollari ai quali ne ha aggiunti 18 in autunno. L’agenzia regolatoria Usa si è immediatamente seduta al tavolo con le aziende per definire le sperimentazioni, di modo da fare in fretta. I risultati sono arrivati, così come è arrivata l’opzione federale su ciò che ha creato. Ergo, gli Usa hanno così tante fialette da snobbare AstraZeneca (che non è nemmeno registrato lì) e regalarlo ai messicani. Il Regno Unito non ha la potenza della ricerca biomedica americana, ma ha una capacità produttiva che non ha eguali in Europa. Non solo, sin da subito il governo di sua maestà ha messo sul piatto 11,7 miliardi di sterline per l’acquisto di molecole ancora alle prime fasi di sperimentazione. Non ha tirato sul prezzo ma ha preteso la clausola per cui AstraZeneca si impegnava a dare le dosi “necessarie e sufficienti” al bisogno. Diversamente dall’Ue che ha contrattato prezzi bassi e stipulato contratti senza clausole. 

Anche l’idea affascinante di farsi il vaccino in casa è in Italia, oggi, poco più che un’utopia. Semplicemente, le capacità produttive non ci sono, serviranno mesi per adeguare gli impianti: certo va fatto. Ma entro l’estate non contiamoci. Ora non resta che andare col cappello in mano ai cancelli di Big Pharma. Il premier Draghi ha fatto un paio di volte la voce grossa e immaginiamo che molte trattative siano in corso. Staremo a vedere, ma non dimentichiamoci che, in era non-Covid, l’Italia versava a Big Pharma oltre 50 miliardi l’anno. Covid passerà, ma quei 50 miliardi resteranno: dovranno pur contare qualcosa? 

Ma accettiamo le previsioni di Figliuolo: 50 milioni di dosi entro giugno. E poniamo che il Comitato tecnico-scientifico dia al via libera alla dose singola subito per un numero maggiore di persone, ritardando la seconda. Allora si tratterà di portare 500 mila italiani nei centri vaccinali ogni giorno. A giudicare dai pastrocchi fatti dai sistemi informatici fino a oggi sembra un obiettivo davvero irrealistico. Eppure, gli inglesi hanno fatto anche di meglio. E loro, come noi, poggiano su un robusto servizio sanitario nazionale perché è la rete del Ssn a essere l’impalcatura che deve muovere quei 500 mila. Il governo Conte bis ha stipulato col Cineca una convenzione l’11 novembre del 2020 proprio per fare in modo che i dati sanitari di tutti i cittadini siano disponibili alla pubblica amministrazione. Se così fosse non sarebbe difficile sapere chi ha più di 80 anni, chi è fragile e quanto: i dati sarebbero nel fascicolo personale e i sistemi di intelligenza artificiale governerebbero i flussi automaticamente una volta definiti i parametri e i calendari delle fragilità. Non sarebbe difficile così saltare la pratica barocca delle prenotazioni su portali malfunzionanti. Sarebbe il database a governare, a sapere quando devo vaccinarmi e ad avvisarmi. Invece il fascicolo sanitario, nella maggior parte delle regioni, è un cassettino con qualche Pdf di esami fatti e poco più. Ci sarebbe bisogno oggi di un sistema informatico nazionale capace, come quello dell’Nhs britannico, di governare il flusso giornaliero. Il generale Figliuolo sa che questo è un ostacolo da sormontare subito. Dagli Usa arriva la notizia di una App che combina le persone disponibili e i vaccini residui a fine giornata. Funziona bene, pare. Ma quelli sono americani. Non hanno né il Ssn né l’Nhs. Ovvero, non hanno l’impalcatura. Che oggi deve essere informatica. In Italia purtroppo non lo è ancora.