✕
(reuters)

L'altra Europa di Draghi

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura
È evidente che all'interno della maggioranza larga a sostegno di Draghi si sta sviluppando una competizione tra il nuovo Pd di Letta e Salvini, con il primo desideroso di imprimere un profilo dinamico e aggressivo alla sua leadership e il secondo attento a non farsi spingere verso le antiche posizioni massimaliste e autolesioniste. I margini del confronto, diciamo così, sono abbastanza stretti, il valore prioritario resta la tenuta della coalizione che regge il governo d'emergenza. È un valore che non si discute e su cui vigila il presidente della Repubblica. Ma gli screzi naturalmente non vanno sottovalutati. Letta ha bisogno di rinsaldare il campo della sinistra sventolando alcuni vessilli - vedi lo Ius soli - e Salvini punta a essere il partner privilegiato di Palazzo Chigi nel ruolo inedito dello stabilizzatore.

Entrambi rischiano qualcosa. Letta, s'intende, non potrà accettare di diventare un socio minore, quasi irrilevante della coalizion…
È evidente che all'interno della maggioranza larga a sostegno di Draghi si sta sviluppando una competizione tra il nuovo Pd di Letta e Salvini, con il primo desideroso di imprimere un profilo dinamico e aggressivo alla sua leadership e il secondo attento a non farsi spingere verso le antiche posizioni massimaliste e autolesioniste. I margini del confronto, diciamo così, sono abbastanza stretti, il valore prioritario resta la tenuta della coalizione che regge il governo d'emergenza. È un valore che non si discute e su cui vigila il presidente della Repubblica. Ma gli screzi naturalmente non vanno sottovalutati. Letta ha bisogno di rinsaldare il campo della sinistra sventolando alcuni vessilli - vedi lo Ius soli - e Salvini punta a essere il partner privilegiato di Palazzo Chigi nel ruolo inedito dello stabilizzatore.

Entrambi rischiano qualcosa. Letta, s'intende, non potrà accettare di diventare un socio minore, quasi irrilevante della coalizione - nonostante o forse a causa dell'alleanza con i 5S - e quindi dovrà fornire un contributo di idee che siano insieme riformiste e non destabilizzanti. Quanto a Salvini, dovrà resistere alle sirene populiste, nonostante Giorgia Meloni, sua spina nel fianco; soprattutto dovrà accettare che il premier Draghi filtri e ridimensioni le sue proposte, come è accaduto venerdì con il condono e le misure di sostegno. Dove è apparso chiaro che il leghista avrebbe voluto di più, mentre invece deve accontentarsi di quello che l'esecutivo è in grado di mettere sul tavolo: non poco, nonostante le prevedibili rimostranze delle categorie economiche più colpite dal disastro. Ma tutti sanno che la risalita sarà lenta e in Parlamento molti dovranno avere i nervi saldi.

C'è peraltro un'altra partita che il governo tecnico-politico mostra di voler giocare. Si svolge in Europa o addirittura su un piano internazionale più vasto. Qui il protagonista per l'Italia è il solo Mario Draghi e il ruolo dei partiti della maggioranza è di semplice supporto. Si tratta di collocarsi al centro di un'Unione di cui il virus ha mostrato i limiti, in mesi che vedono incrinarsi i vecchi equilibri. I fatti dimostrano che le parole del presidente del Consiglio ("o l'Europa è efficace nel coordinamento o dovremo fare da soli") non erano mere intenzioni. La personale autorevolezza permette a Draghi di porsi al centro di un'iniziativa sui vaccini volta a mettere le case farmaceutiche di fronte alle loro responsabilità, garantendo al meglio i canali di distribuzione. È chiaro che si sta creando un vuoto nell'Unione dovuto all'indebolimento di Angela Merkel, prossima alla fine della sua stagione. Nella sfera dell'emergenza sanitaria, e per ora soprattutto in quella, il pragmatismo del premier italiano unito al suo prestigio potrebbe colmare quel vuoto, con o senza l'accordo di Macron. 

Questo ovviamente non significa che Draghi abbia fatto proprio il verbo "sovranista" o nazionalista, intriso di sottintesi ideologici. Significa qualcosa di diverso, ma di significativo. Solo un europeista autentico e non retorico, che ha salvaguardato l'Unione attraverso la Banca centrale e ha tenuto testa alle pressioni tedesche per anni, può permettersi oggi di vedere e denunciare gli errori e le mediocrità dell'Europa. Con l'intento non di distruggerla, ma di curare - chissà - le sue contraddizioni. È un compito ambizioso imposto dalle circostanze, tale da mutare anche il quadro interno. Se e come le forze politiche sapranno comprenderlo.