L'epidemia aggredisce il corpo, ma l'ingiustizia fiacca lo spirito. Quello di tutti gli italiani, non solo di chi abbia contratto il virus. E l'ingiustizia deriva a sua volta da una ferita al sentimento d'eguaglianza. Non è forse questa l'esperienza che stiamo vivendo? Non è forse ingiusta, arbitraria, incerta come una sciarada la campagna vaccinale che si pratica nelle nostre contrade?
I dati sono quantomeno eloquenti. In Alto Adige è stato somministrato oltre il 90 per cento delle dosi di vaccino consegnate; in Sardegna, in Calabria, in Liguria la percentuale s'inabissa al 70 per cento. Eppure nessuno ha meriti né colpe per essere venuto al mondo a Catanzaro piuttosto che a Bolzano. O a Milano, per fare un altro esempio: dove l'Aria (l'azienda che gestisce i servizi informatici della Regione) ha fatto tilt, non recapita le convocazioni. Risultato: in un paio di giorni, appena 160 messaggi inviati, rispetto agli 8 mila anzia…
I dati sono quantomeno eloquenti. In Alto Adige è stato somministrato oltre il 90 per cento delle dosi di vaccino consegnate; in Sardegna, in Calabria, in Liguria la percentuale s'inabissa al 70 per cento. Eppure nessuno ha meriti né colpe per essere venuto al mondo a Catanzaro piuttosto che a Bolzano. O a Milano, per fare un altro esempio: dove l'Aria (l'azienda che gestisce i servizi informatici della Regione) ha fatto tilt, non recapita le convocazioni. Risultato: in un paio di giorni, appena 160 messaggi inviati, rispetto agli 8 mila anzia…
L'epidemia aggredisce il corpo, ma l'ingiustizia fiacca lo spirito. Quello di tutti gli italiani, non solo di chi abbia contratto il virus. E l'ingiustizia deriva a sua volta da una ferita al sentimento d'eguaglianza. Non è forse questa l'esperienza che stiamo vivendo? Non è forse ingiusta, arbitraria, incerta come una sciarada la campagna vaccinale che si pratica nelle nostre contrade?
I dati sono quantomeno eloquenti. In Alto Adige è stato somministrato oltre il 90 per cento delle dosi di vaccino consegnate; in Sardegna, in Calabria, in Liguria la percentuale s'inabissa al 70 per cento. Eppure nessuno ha meriti né colpe per essere venuto al mondo a Catanzaro piuttosto che a Bolzano. O a Milano, per fare un altro esempio: dove l'Aria (l'azienda che gestisce i servizi informatici della Regione) ha fatto tilt, non recapita le convocazioni. Risultato: in un paio di giorni, appena 160 messaggi inviati, rispetto agli 8 mila anziani in attesa di chiamata per la fiala salvavita.
Questione d'efficienza, certo. Che di per sé prova il fallimento del Servizio sanitario nazionale - ben poco nazionale, se in molte Regioni del sud il medico migliore resta pur sempre il treno. Ma l'ingiustizia non è figlia unicamente delle diverse strutture ospedaliere. Deriva in larga parte dai criteri adottati nell'una o nell'altra Regione, ciascuna chiusa nei propri confini come un microcosmo, come un piccolo impero. Tanto da vietare l'ingresso agli stranieri, benché italiani anch'essi, con la stessa lingua, lo stesso passaporto. Così, la Sardegna, la Valle d'Aosta, la provincia di Bolzano, la Campania impediscono l'accesso alle seconde case, bloccando gli spostamenti dalle altre Regioni (o in Campania dalle altre città). Eppure una norma dimenticata della Costituzione più ignorata al mondo lo vieta a chiare lettere. Dice infatti l'articolo 120: nessuna Regione "può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni".
In attesa che qualcuno ne rammenti l'esistenza, il rispetto di un'altra norma costituzionale - l'articolo 3, che enuncia il principio d'eguaglianza - dipende dall'iscrizione a una categoria, o meglio a una lobby. Ce n'è per tutti i gusti, viaggiando da un capoluogo all'altro: gli avvocati, i giornalisti, i giudici (e prima di loro il personale della scuola, anche se in smart working, o gli ospedalieri, anche se in servizio nell'amministrazione); mancano ormai solo i ciclisti. Nel frattempo il 15 per cento appena degli over 80 - la fascia d'età più a rischio - ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino. Un milione di vaccinati non è medico, né poliziotto, né insegnante. In Puglia, in Umbria, in Toscana, largo agli impiegati delle pompe funebri. In Calabria priorità a chi soffre d'una tiroidite. A Palermo e a Firenze gli avvocati sono considerati a rischio, a Roma e a Milano no. Mentre s'alza in cielo la protesta dei commercialisti e dei magistrati tributari: agli altri sì, perché non anche a noi?
Insomma, basta. Questo concerto stonato è l'opposto dell'unità d'intenti che occorrerebbe durante un'emergenza. Ma è anche il contrario di ogni ragione logica, oltre che giuridica. Lo aveva scritto la Consulta nella sentenza n. 5 del 2018, lo ha ribadito il mese scorso (sentenza n. 37 del 2021). Osservando che la gestione della pandemia reclama "una disciplina unitaria, di carattere nazionale, idonea a preservare l'uguaglianza delle persone nell'esercizio del fondamentale diritto alla salute e a tutelare contemporaneamente l'interesse della collettività". D'altronde la profilassi internazionale è materia di competenza esclusiva dello Stato, dichiara l'articolo 117 della Costituzione. E anche quella norma c'era già, benché quasi nessuno ci avesse fatto caso. Colpa d'un altro virus che ci alleviamo in corpo noi italiani: l'ignoranza della legge, a partire dalla legge più alta. Se riuscissimo a vaccinarci contro questo virus, avremmo possibilità migliori di sconfiggere pure il Covid-19.
I dati sono quantomeno eloquenti. In Alto Adige è stato somministrato oltre il 90 per cento delle dosi di vaccino consegnate; in Sardegna, in Calabria, in Liguria la percentuale s'inabissa al 70 per cento. Eppure nessuno ha meriti né colpe per essere venuto al mondo a Catanzaro piuttosto che a Bolzano. O a Milano, per fare un altro esempio: dove l'Aria (l'azienda che gestisce i servizi informatici della Regione) ha fatto tilt, non recapita le convocazioni. Risultato: in un paio di giorni, appena 160 messaggi inviati, rispetto agli 8 mila anziani in attesa di chiamata per la fiala salvavita.
Questione d'efficienza, certo. Che di per sé prova il fallimento del Servizio sanitario nazionale - ben poco nazionale, se in molte Regioni del sud il medico migliore resta pur sempre il treno. Ma l'ingiustizia non è figlia unicamente delle diverse strutture ospedaliere. Deriva in larga parte dai criteri adottati nell'una o nell'altra Regione, ciascuna chiusa nei propri confini come un microcosmo, come un piccolo impero. Tanto da vietare l'ingresso agli stranieri, benché italiani anch'essi, con la stessa lingua, lo stesso passaporto. Così, la Sardegna, la Valle d'Aosta, la provincia di Bolzano, la Campania impediscono l'accesso alle seconde case, bloccando gli spostamenti dalle altre Regioni (o in Campania dalle altre città). Eppure una norma dimenticata della Costituzione più ignorata al mondo lo vieta a chiare lettere. Dice infatti l'articolo 120: nessuna Regione "può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni".
In attesa che qualcuno ne rammenti l'esistenza, il rispetto di un'altra norma costituzionale - l'articolo 3, che enuncia il principio d'eguaglianza - dipende dall'iscrizione a una categoria, o meglio a una lobby. Ce n'è per tutti i gusti, viaggiando da un capoluogo all'altro: gli avvocati, i giornalisti, i giudici (e prima di loro il personale della scuola, anche se in smart working, o gli ospedalieri, anche se in servizio nell'amministrazione); mancano ormai solo i ciclisti. Nel frattempo il 15 per cento appena degli over 80 - la fascia d'età più a rischio - ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino. Un milione di vaccinati non è medico, né poliziotto, né insegnante. In Puglia, in Umbria, in Toscana, largo agli impiegati delle pompe funebri. In Calabria priorità a chi soffre d'una tiroidite. A Palermo e a Firenze gli avvocati sono considerati a rischio, a Roma e a Milano no. Mentre s'alza in cielo la protesta dei commercialisti e dei magistrati tributari: agli altri sì, perché non anche a noi?
Insomma, basta. Questo concerto stonato è l'opposto dell'unità d'intenti che occorrerebbe durante un'emergenza. Ma è anche il contrario di ogni ragione logica, oltre che giuridica. Lo aveva scritto la Consulta nella sentenza n. 5 del 2018, lo ha ribadito il mese scorso (sentenza n. 37 del 2021). Osservando che la gestione della pandemia reclama "una disciplina unitaria, di carattere nazionale, idonea a preservare l'uguaglianza delle persone nell'esercizio del fondamentale diritto alla salute e a tutelare contemporaneamente l'interesse della collettività". D'altronde la profilassi internazionale è materia di competenza esclusiva dello Stato, dichiara l'articolo 117 della Costituzione. E anche quella norma c'era già, benché quasi nessuno ci avesse fatto caso. Colpa d'un altro virus che ci alleviamo in corpo noi italiani: l'ignoranza della legge, a partire dalla legge più alta. Se riuscissimo a vaccinarci contro questo virus, avremmo possibilità migliori di sconfiggere pure il Covid-19.