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(ansa)

Pd-5S, più difesa che coraggio

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Dopo l'incontro tra Conte e Letta
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L’aggettivo “affascinante” per descrivere la nuova alleanza tra Pd e M5S è sorprendente, ma segnala il grande ottimismo di Enrico Letta. Perché l’impresa è ardua, bisogna rincuorare i militanti, riunire energie nuove, convincere tutti che le difficoltà di oggi possono diventare i successi di domani. E soprattutto Letta deve dimostrare, a se stesso e poi agli altri, che il Pd è l’elemento trainante di questa intesa ancora da definire, ma che per ora assomiglia più a un patto difensivo che a una vera “avventura” ideale e politica, per la quale occorrono fantasia e coraggio. Letta si sta segnalando quanto meno per comportamenti innovativi: la campagna contro le correnti che diventa impegno per aprire spazi alle donne, toni più forti in difesa dei diritti (vedi il ragazzo gay picchiato nella metropolitana di Roma e la condanna della Turchia di Erdogan), ovviamente lo Ius soli e gli attacchi a Salvin…
L’aggettivo “affascinante” per descrivere la nuova alleanza tra Pd e M5S è sorprendente, ma segnala il grande ottimismo di Enrico Letta. Perché l’impresa è ardua, bisogna rincuorare i militanti, riunire energie nuove, convincere tutti che le difficoltà di oggi possono diventare i successi di domani. E soprattutto Letta deve dimostrare, a se stesso e poi agli altri, che il Pd è l’elemento trainante di questa intesa ancora da definire, ma che per ora assomiglia più a un patto difensivo che a una vera “avventura” ideale e politica, per la quale occorrono fantasia e coraggio. Letta si sta segnalando quanto meno per comportamenti innovativi: la campagna contro le correnti che diventa impegno per aprire spazi alle donne, toni più forti in difesa dei diritti (vedi il ragazzo gay picchiato nella metropolitana di Roma e la condanna della Turchia di Erdogan), ovviamente lo Ius soli e gli attacchi a Salvini (senza superare la soglia di guardia). Ci si augura che presto saranno rese note le proposte sulla crisi sociale ed economica del Paese.

Quanto a Conte, ha dalla sua i sondaggi che ne segnalano la perdurante popolarità: cioè l’esistenza di una quota di italiani desiderosi di vedere il movimento “grillino” affidato a una singola figura capace di rappresentarlo. Come dire che siamo solo alle premesse di un futuro da scrivere. Un futuro in cui non ci sarà un ”nuovo Ulivo”, in quanto Pd e 5S sono oggi ben diversi dalle forze che, sia pure in modo contraddittorio, parteciparono al progetto di Prodi. Magari presto i fatti diranno che hanno avuto ragione Letta e Conte a sostenersi a vicenda, oggi però ci sono vari nodi da sciogliere. La scelta dei candidati sindaci non è nemmeno il più intricato perché l’interesse di entrambi converge nel trovare una soluzione. I problemi sono altri e riguardano la natura dell’alleanza, il profilo del sistema politico che si vuole prefigurare, la posizione verso il governo Draghi.

La natura dell’alleanza richiede di chiarire prima o poi alcuni punti, ad esempio chi sarà il candidato premier quando si tornerà a votare. Non esiste l’elezione diretta, ma ormai l’elettorato è abituato a individuare un leader. Sarà Conte o lo stesso Letta? Dipenderà dal personaggio più forte, anche nei numeri da esibire, ma questo significa incoraggiare un’ovvia rivalità. Il che finirà per ripercuotersi nei programmi: il centrosinistra allargato ma riformista che Letta ha in mente faticherà a comprendere nel suo perimetro un “movimento” dalle radici così controverse, a meno di non cedere al populismo come è accaduto in passato. E l’idea di accogliere i 5S nella famiglia dei socialisti (e democratici) europei è tutta da verificare, soprattutto con i partiti dell’Europa settentrionale. Secondo punto: il sistema politico, quindi anche la legge elettorale. Letta predilige il maggioritario, a differenza dei “contiani”. Ma è nebbia su quale modello prevarrà. Al momento, se si resta con l’attuale, il centrodestra è destinato a imporsi largamente e non solo al Nord.

Infine, il rapporto con l’esecutivo di emergenza. È noto che i 5S hanno vissuto con tormento l’estromissione di Conte da Palazzo Chigi. La ferita rimane e si collega alle riserve che si respirano a sinistra (vedi Bersani) verso il governo d’emergenza, fino a lambire settori del Pd. Letta invece è per fare del Pd una sorta di “partito di Draghi”. Peraltro l’alleanza a cui egli pensa, diversa dalla quasi fusione immaginata da Zingaretti, coinvolge proprio lo sconfitto della fase precedente.