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(agf)

La Serie A su Dazn: il nostro pallone digitale

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La rivoluzione del calcio in diretta: il campionato italiano tutto sulla rete
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Un Paese tecnologicamente in ritardo, che nel corso della pandemia ha dovuto subire passivamente il disagio della didattica a distanza, ha interpretato labiali e singhiozzi in una babele di riunioni telematiche, ha registrato il fallimento di un'app di tracciamento, s'accosta adesso alla rivoluzione digitale più grande di tutte, quella che porta il campionato italiano di calcio a vedersi tutto sulla Rete.

L'assegnazione dei diritti tv della Serie A all'alleanza Dazn-Tim, decisa ieri da una maggioranza di sedici presidenti su venti, a soli tre giorni dalla scadenza del bando e a meno di cinque mesi dall'inizio della nuova stagione, non è una questione che riguarda solo gli appassionati di calcio. Promette, almeno nelle ambizioni dei soggetti in causa, di realizzare una svolta culturale e di costume, di imprimere al Paese un'accelerazione nella conversione alla banda larga. Un fenomeno in cui il calcio, più che il fine, sarà un mezzo.…
Un Paese tecnologicamente in ritardo, che nel corso della pandemia ha dovuto subire passivamente il disagio della didattica a distanza, ha interpretato labiali e singhiozzi in una babele di riunioni telematiche, ha registrato il fallimento di un'app di tracciamento, s'accosta adesso alla rivoluzione digitale più grande di tutte, quella che porta il campionato italiano di calcio a vedersi tutto sulla Rete.

L'assegnazione dei diritti tv della Serie A all'alleanza Dazn-Tim, decisa ieri da una maggioranza di sedici presidenti su venti, a soli tre giorni dalla scadenza del bando e a meno di cinque mesi dall'inizio della nuova stagione, non è una questione che riguarda solo gli appassionati di calcio. Promette, almeno nelle ambizioni dei soggetti in causa, di realizzare una svolta culturale e di costume, di imprimere al Paese un'accelerazione nella conversione alla banda larga. Un fenomeno in cui il calcio, più che il fine, sarà un mezzo.

In fondo, il pallone in Rete c'è già da tempo. C'è arrivato presto nella vasca dei siti pirata, e poi nelle formule attualmente disponibili per gli abbonati. Non solo Dazn, con le sue esclusive, ma anche Sky (con Sky Go e con Now), consente di vedere la partita in mobilità, una comodità che tuttavia ha il suo costo: la connessione balla, il segnale arriva molto in ritardo rispetto al tempo reale della partita, e magari un messaggino (di un amico, o di un'app di risultati) t'annuncia un gol quando sul tuo schermo sta ancora attaccando la squadra avversaria. Tutto questo, finora, ha lasciato che questa forma di fruizione restasse secondaria. D'altronde gli esordi di Dazn in A, tre anni fa, furono a dir poco complicati, al punto da spingerla a riportare sul satellite, con un canale dedicato sulla piattaforma Sky, gli incontri più importanti del proprio bouquet.

Non è un caso, allora, che il rilancio vittorioso adesso sia arrivato in partnership con una telco come Tim: sia per mettere sul piatto un'offerta irrinunciabile (840 milioni a stagione) sia per fornire adeguate garanzie tecniche.

Nell'accordo, a lungo smentito, il colosso dei telefoni ribadisce il sostegno nel passaggio dal satellite alla banda larga, in una partita che s'intreccia inevitabilmente con quella della Rete unica. Insieme ai diritti del campionato per il prossimo triennio, sul piatto c'erano e ci sono anche 2,7 milioni di abbonati al calcio di Sky (sui 5 milioni totali di clienti) che seguendo la rotta migratoria della Serie A possono diventare anche utenti della fibra. Arriveranno offerte che abbinano calcio e Internet ultraveloce.

La traiettoria a effetto di questo pallone suggerisce una duplice rivoluzione. Spinge verso un nuovo modo di fruizione dell'evento sportivo, dal satellite al cavo. E muove o almeno promette di muovere il Paese verso una rapida trasformazione digitale. Quella che finora è stata lenta e macchinosa nei servizi pubblici essenziali, come l'emergenza ha drammaticamente confermato.

Restano le incognite, sotto il tappeto di questo entusiasmo. Che calcio sarà quello via Internet? E come lo vedremo? Provandolo a immaginare, per chi ha una smart tv e una buona connessione potrebbe cambiare poco. Ma in altri settori dell'intrattenimento, finora, la possibilità di vedere l'evento su un device personale ha spesso scoraggiato la fruizione collettiva, e il pubblico più giovane ormai da tempo preferisce gli highlight sullo smartphone a 90 minuti di sofferenza sul divano con papà. Ci troveremo a guardare ciascuno nella propria stanza la partita, o briciole di essa, su uno schermo minuscolo? E ancora: vedremo il gol tutti nello stesso momento o ciascuno in un attimo fuggente tutto suo? Infine: questo tempo indefinito di porte chiuse avrà causato disaffezione o aumentato la voglia di calcio degli spettatori?

Le stesse perplessità spiegano il lungo travaglio della decisione della Lega di Serie A, fino a ieri spaccata sul tema. Un sistema calcio che già prima della pandemia contava 4,6 miliardi di debiti, dipendeva per il 40% del fatturato dai diritti televisivi e per il 20% delle plusvalenze da calciomercato, ha visto per mesi i suoi presidenti litigare senza una visione d'insieme, senza una linea strategica e industriale condivisa, accomunati però dalla drammatica necessità di sbarcare il lunario e salvare il carrozzone. Che calcio vedremo nei prossimi tre anni dipende anche da loro.