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Covid, il sogno di Draghi di andare in vacanza: desiderio di un’estate normale

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 "Se potessi andare in vacanza". Il periodo ipotetico si stacca come una nota più alta fra le parole della conferenza stampa del presidente del Consiglio. Non si può dire che offra una speranza ai cittadini. La autorizza? Timidamente.
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"Se potessi andare in vacanza". Il periodo ipotetico si stacca come una nota più alta fra le parole della conferenza stampa del premier. Con prudenza, al ministro del turismo che immagina un'estate normale ("Si riapre per non chiudere più"), Mario Draghi risponde: "Se potessi andare in vacanza, ci andrei volentieri". Non si può dire che offra una speranza ai cittadini. La autorizza? Timidamente. Se potessi andare in vacanza, ci andrei volentieri. Chi non ha vagheggiato quel "se"?

Una volta la chiamavamo villeggiatura, ed era il sogno a portata di mano, di tasca, di boomer bambini e famiglia. Una delle prime occorrenze della parola "esodo", in chiave non biblica ma vacanziera, data a un'estate dei tardi anni Sessanta - l'Autostrada del Sole inaugurata da poco. "La motorizzazione privata si espande vigorosamente", si poteva leggere - con enfasi burocratica - su un giornale di allora. L'epoc…
"Se potessi andare in vacanza". Il periodo ipotetico si stacca come una nota più alta fra le parole della conferenza stampa del premier. Con prudenza, al ministro del turismo che immagina un'estate normale ("Si riapre per non chiudere più"), Mario Draghi risponde: "Se potessi andare in vacanza, ci andrei volentieri". Non si può dire che offra una speranza ai cittadini. La autorizza? Timidamente. Se potessi andare in vacanza, ci andrei volentieri. Chi non ha vagheggiato quel "se"?

Una volta la chiamavamo villeggiatura, ed era il sogno a portata di mano, di tasca, di boomer bambini e famiglia. Una delle prime occorrenze della parola "esodo", in chiave non biblica ma vacanziera, data a un'estate dei tardi anni Sessanta - l'Autostrada del Sole inaugurata da poco. "La motorizzazione privata si espande vigorosamente", si poteva leggere - con enfasi burocratica - su un giornale di allora. L'epoca del "nevaio", di Rita Pavone che invitava a "bere brio" nelle pubblicità del Cinzano Soda: l'invenzione delle vacanze si può retrodatare, come mostra un bel saggio recente, "La moda della vacanza. Luoghi e storie 1860-1939" (Einaudi), ma l'immaginario italiano sul relax estivo fa un arco luminoso che dagli anni Sessanta porta agli Ottanta, ai villaggi vacanze, i club Alpitour, i film con Jerry Calà e Sapore di mare, ambientato vent'anni prima.

Dove eravamo tutti? Un articolo pubblicato su queste pagine nel febbraio di trentacinque anni fa raccontava la nascita di un catalogo viaggi elettronico di cui sarebbero state dotate le agenzie turistiche: "Un video terminale sul quale, in tempo reale, compariranno tutte le informazioni sulle più sofisticate mete turistiche, i passaggi aerei, marittimi e ferroviari, le opportunità alberghiere e le relative tariffe, differenziate per categoria". Che nostalgia! Sembra un altro secolo. Lo è. L'Era della Spensieratezza? Non è mai esistita, ma da questo infausto calendario viene da nominarla così.

La frase di Draghi non basta a riaprire una zona dei nostri desideri blindata da parecchio, ma ci consente di togliere almeno le transenne. Per moltissimi le ferie restano e resteranno un lusso. Ma c'è un'Italia che è costretta ad augurarsele: quella che lavora grazie alle vacanze altrui. Se non i grandi viaggi, almeno i viaggetti, gli spostamenti minimi. Però ludici, spensierati. E senza certificazione.