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(ansa)

Ricomincio da capo

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Se le politiche su immigrazione e Ong ricordano Il giorno della marmotta
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Ricomincio da capo - titolo originale: Groundhog Day, letteralmente Giorno della marmotta - è una celebre commedia americana con Bill Murray dove il protagonista incappa in un loop temporale che lo fa risvegliare ogni mattina nella stessa data, quella di una festa paesana dove tutto ricomincia identico finché Murray non riuscirà a far innamorare di sé la ragazza che gli piace. È un po' quello che capita da cinque anni a questa parte alle Ong che prestano soccorso ai migranti in mare, solo che nel loro caso la categoria narrativa è purtroppo quella della tragedia.

La sequenza degli eventi è identica: ogni volta si esce nelle acque internazionali cercando di intercettare i migranti in pericolo su gommoni semisgonfi o chiattini sottodimensionati, li si salva, si cerca un porto sicuro, li si fa sbarcare e poi, in un perverso automatismo, scatta il fermo amministrativo per i più vari controlli. I rifiuti di bordo come sono stati …
Ricomincio da capo - titolo originale: Groundhog Day, letteralmente Giorno della marmotta - è una celebre commedia americana con Bill Murray dove il protagonista incappa in un loop temporale che lo fa risvegliare ogni mattina nella stessa data, quella di una festa paesana dove tutto ricomincia identico finché Murray non riuscirà a far innamorare di sé la ragazza che gli piace. È un po' quello che capita da cinque anni a questa parte alle Ong che prestano soccorso ai migranti in mare, solo che nel loro caso la categoria narrativa è purtroppo quella della tragedia.

La sequenza degli eventi è identica: ogni volta si esce nelle acque internazionali cercando di intercettare i migranti in pericolo su gommoni semisgonfi o chiattini sottodimensionati, li si salva, si cerca un porto sicuro, li si fa sbarcare e poi, in un perverso automatismo, scatta il fermo amministrativo per i più vari controlli. I rifiuti di bordo come sono stati smaltiti? I protocolli di comunicazione sono stati osservati perfettamente? C'è corrispondenza tra il numero massimo di persone imbarcabili e quelle poi sbarcate? Tutte cose essenziali, per carità, ma che messe in fila lasciano addosso la stessa inquietudine che tutti abbiamo provato almeno una volta a certi posti di blocco, anche quando avevamo appena fatto la revisione. In questi anni le accuse alle Ong si sono sempre risolte in un nulla di fatto e le navi hanno potuto ricominciare il lavoro umanitario. Accadrà probabilmente lo stesso anche per Mediterranea, per Medici senza Frontiere e per Sea Watch, tutte oggetto in queste settimane di atti giudiziari e amministrativi curiosamente coincidenti. Quando torneranno in mare però nessuno potrà recuperare i mesi persi, né torneranno in vita le persone che sono affogate nel Mediterraneo lasciato senza presidio a causa dei mille cavillamenti amministrativi.

Solo la volontà politica può spezzare il ramo che inceppa da così tanto tempo la catena virtuosa del soccorso, ma quella sembra non avercela nessuno. È del Movimento 5 stelle, nella persona di Luigi di Maio, il copyright dell'espressione infamante "taxi del mare". È del Pd, nella persona dell'ex ministro Marco Minniti, il protocollo che pretendeva dalle organizzazioni umanitarie un codice di comportamento che le trattava di fatto tutte come presunte trafficanti. Quel codice era così restrittivo che la Lega, nella persona di Matteo Salvini, lo trovò perfettamente adatto alla sua politica dei porti chiusi e non lo cambiò di una virgola. Qualcuno si era forse illuso che l'era Lamorgese portasse novità, ma anche quello dei ministri degli Interni è a suo modo un Giorno della Marmotta: nel Conte bis gli accordi feroci con la Libia sono stati rinnovati tali e quali a dispetto delle denunce di tutte le organizzazioni internazionali per i diritti umani, le multe alle navi Ong sono state ridotte, ma non cancellate, e la tattica della criminalizzazione del soccorso non funziona più impedendo alle navi di entrare, ma di uscire. In questo quadro assume maggiore importanza ricordare il cinquantesimo anniversario di Medici senza Frontiere, una delle più grandi organizzazioni umanitarie internazionali, che in Italia festeggia il suo lavoro con un libro di racconti dove quattordici scrittori e scrittrici le hanno devoluto il compenso (Le ferite, Einaudi) e con una lunga diretta che trasmessa ieri anche sul sito del nostro giornale. Per poter raccontare le Ong Repubblica ha testimoniato dal primo momento il lavoro di diverse sigle del soccorso umanitario, mandando i propri giornalisti a bordo delle navi in presidio sul Mediterraneo e testimoniando le vite salvate. Se la politica ha scelto di trattare la disperazione umana come un problema, l'informazione e la società civile possono fare diversamente. È il momento.