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L’assegno unico universale: pensare ai figli di tutti

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Con la sua approvazione al Senato sarà dato sostegno anche ai genitori lavoratori autonomi, precari fiscalmente incapienti e senza accesso all'assegno al nucleo familiare, così come ai disoccupati di lungo periodo
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Con l'approvazione al Senato l'assegno unico universale per i figli entra nel nostro ordinamento, in sostituzione dell'attuale sistema frammentato e per molti versi ingiusto, che lascia fuori, oltre tutti i figli di lavoratori autonomi, buona parte di figli di lavoratori precari fiscalmente incapienti e senza accesso all'assegno al nucleo familiare, così come i figli dei disoccupati di lungo periodo. È un pezzo importante di una azione complessiva a sostegno dei più giovani e dei loro genitori, che deve vedere in parallelo un forte investimento in servizi. Occorre tuttavia ora mettere mano ai decreti attuativi. Questi devono tener conto di diverse condizioni.

La prima è il finanziamento, che al momento, stando larghi, non supera la pur imponente somma di 20 miliardi annui, tra fondi aggiuntivi e fondi recuperati dagli istituti che verranno cancellati, in primis detrazioni fiscali e assegno al nucleo familiare. Altre condizioni riguardano l&…
Con l'approvazione al Senato l'assegno unico universale per i figli entra nel nostro ordinamento, in sostituzione dell'attuale sistema frammentato e per molti versi ingiusto, che lascia fuori, oltre tutti i figli di lavoratori autonomi, buona parte di figli di lavoratori precari fiscalmente incapienti e senza accesso all'assegno al nucleo familiare, così come i figli dei disoccupati di lungo periodo. È un pezzo importante di una azione complessiva a sostegno dei più giovani e dei loro genitori, che deve vedere in parallelo un forte investimento in servizi. Occorre tuttavia ora mettere mano ai decreti attuativi. Questi devono tener conto di diverse condizioni.

La prima è il finanziamento, che al momento, stando larghi, non supera la pur imponente somma di 20 miliardi annui, tra fondi aggiuntivi e fondi recuperati dagli istituti che verranno cancellati, in primis detrazioni fiscali e assegno al nucleo familiare. Altre condizioni riguardano l'indicazione di una parziale selettività dell'ammontare in base all'Isee familiare, la maggiorazione per il terzo figlio, per i figli con disabilità, per la madre se più giovane di 21 anni e se entrambi i genitori lavorano e viceversa di una diminuzione per i figli in età superiore a 18 e fino a 21 se in formazione o tirocinio. Si tratta di condizioni che possono essere o meno condivise nel loro insieme o una per una, ma sono stabilite dalla legge.

Disegnare concretamente, per quanto riguarda gli importi, un assegno che mantenga non solo simbolicamente i caratteri di universalità ed insieme rispetti questo doppio vincolo - dei fondi disponibili e dei criteri imposti dalla legge - non è un esercizio facile e richiede una certa cautela nel promettere cifre che non si possono mantenere. L'esercizio fatto da Arel, Fondazione Gorrieri e Alleanza per l'Infanzia, di cui si è parlato anche su questo giornale, aveva lo scopo di stimare come, con i fondi attualmente disponibili, realizzare una forma di selettività rispetto all'importo, dando meno a chi ha Isee più alti mantenendo le indicazioni della Legge per quanto riguarda le maggiorazioni e il diverso trattamento dei figli maggiorenni e minorenni, oltre che dei figli con disabilità, ma senza intaccare l'universalismo sostanziale. Questo esercizio ha evidenziato che molti guadagnerebbero da questa riforma, lungo tutta la scala dei redditi e che, se la decrescita dell'assegno base avvenisse solo oltre i 30 mila euro di Isee, riceverebbe l'assegno più alto (escludendo le maggiorazioni) circa il 70% degli aventi diritto.

Vi è, tuttavia, una quota di famiglie che rischierebbe di perdere, qualsiasi simulazione si faccia, perché si trova in condizioni particolari: se gode anche dell'assegno per tre figli tutti minori, o se l'assegno al nucleo familiare è maggiorato per la presenza in famiglia di persone con disabilità diverse dai figli, o per altro ancora. Si tratta di verificare con attenzione queste situazioni e valutare se esse non vadano sostenute con altre misure. Ad esempio, la disabilità dovrebbe trovare un sostegno specifico, a prescindere dalla condizione di figlio. Per questo gli autori dell'esercizio hanno suggerito la necessità di una clausola di salvaguardia, di cui stimano il costo in 800 milioni circa, che consenta a chi perderebbe di rimanere nella condizione attuale durante la transizione.

Non è chiaro da dove Draghi abbia tirato fuori la cifra di 250 euro mensili (immagino come cifra massima per un figlio). Lo stanziamento attuale lo consentirebbe solo a patto di un forte sacrificio dell'universalismo, con una forte differenziazione degli importi i base all'Isee, svuotando ampiamente di significato l'assegno e deludendo molte attese. Se, al di là della cifra annunciata, l'annuncio di Draghi segnala l'intenzione di aumentare lo stanziamento, si fa presto a rifare tutte le stime.

Basta che non si pensi, come si sta già ventilando, di trovare i fondi aggiuntivi riducendo lo stanziamento per il reddito di cittadinanza e il reddito di emergenza, o riducendone l'ammontare per i minorenni, cosa che sarebbe perversa e suicida in un contesto di peggioramento della povertà, anche e soprattutto tra i minorenni. Inoltre, vista la difficoltà di avere tutto pronto per il 1° luglio, occorre evitare di spendere i 3 miliardi stanziati a questo scopo per il secondo semestre per fare una misura purchessia provvisoria per gli autonomi. Meglio, forse, partire con un embrione di assegno universale uguale per tutti, sulla cui base modulare quello che sarà l'istituto definitivo da gennaio 2022.