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(fotogramma)

Letta e la Capitale. L'opzione donna

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Per come Enrico Letta ha definito i primi passi della sua segreteria, è chiaro che le elezioni a Roma saranno un passaggio decisivo. Letta vuole fare del Pd il partito delle donne, nel senso di allargare la rappresentanza femminile nel segno dell'eguaglianza e della parità dei diritti. E vuole usare anche questo tema per combattere la sua battaglia interna contro le correnti da cui teme d'essere condizionato (ieri non è stato molto apprezzato, benché fosse divertente, il pesce d'aprile con cui il segretario, attraverso un fotomontaggio ben fatto, ha annunciato di aver arruolato Terminator, cioè Arnold Schwarzenegger, per fronteggiare i ras correntizi).

In ogni caso è evidente che lo spazio dato alle donne serve proprio a segnalare il cambio di scenario. Il problema è che all'orizzonte si profila un turno amministrativo, ai primi di ottobre, in cui sarà in ballo il potere vero nelle grandi città. Ed è…
Per come Enrico Letta ha definito i primi passi della sua segreteria, è chiaro che le elezioni a Roma saranno un passaggio decisivo. Letta vuole fare del Pd il partito delle donne, nel senso di allargare la rappresentanza femminile nel segno dell'eguaglianza e della parità dei diritti. E vuole usare anche questo tema per combattere la sua battaglia interna contro le correnti da cui teme d'essere condizionato (ieri non è stato molto apprezzato, benché fosse divertente, il pesce d'aprile con cui il segretario, attraverso un fotomontaggio ben fatto, ha annunciato di aver arruolato Terminator, cioè Arnold Schwarzenegger, per fronteggiare i ras correntizi).

In ogni caso è evidente che lo spazio dato alle donne serve proprio a segnalare il cambio di scenario. Il problema è che all'orizzonte si profila un turno amministrativo, ai primi di ottobre, in cui sarà in ballo il potere vero nelle grandi città. Ed è lì che lo slittamento verso le donne, contrapposte al tradizionale potere maschile, avrà modo di essere valutato per quel che è realmente. Del resto, lo stesso Letta è stato esplicito. "Ho trovato - ha spiegato - un Pd incrostato di maschilismo". Messa nei termini di genere, la questione offre una sola via d'uscita: i candidati sindaco nelle grandi città non potranno essere tutti uomini. Sarebbe una contraddizione palese rispetto alle intenzioni annunciate. Quindi almeno un paio di candidature dovrebbero essere di donne, possibilmente vincenti. E se ciò non è praticabile, che almeno una sia individuata e sostenuta con decisione dal vertice.

Sfortunatamente al momento sembra che i nomi siano solo di uomini. Fino a qualche tempo fa nessuno se ne sarebbe curato, ma adesso il tema è stato posto sul tavolo in modo inequivocabile, anche per l'esigenza di rafforzare il segretario contro giochi palesi od occulti. Per intuibili ragioni è dunque a Roma, la piazza di gran lunga più importante, che il Pd potrebbe decidere di affidarsi a una donna. Il segnale che la capitale è in grado di trasmettere non è paragonabile a nessun altro. A maggior ragione se gli alleati-rivali sono decisi, come pare, a mantenere la candidatura di Virginia Raggi per il secondo mandato: scelta voluta e difesa da Beppe Grillo, il quale è, sì, favorevole all'intesa generale con il Pd, ma senza sottomettersi. Cioè senza accettare uno status di alleato minore.

È noto che il Pd ha un candidato in attesa di primo piano, con i requisiti necessari per salire al Campidoglio: l'ex ministro Roberto Gualtieri. È stato frenato da Letta in un primo tempo, ma è ancora il più accreditato se Nicola Zingaretti resta alla Regione. Tuttavia hanno cominciato a girare voci che coinvolgono nomi femminili, quello di Marianna Madia in primo luogo. L'ipotesi è verosimile per i motivi sopra richiamati. E senza dubbio una donna sindaco della capitale sarebbe il colpo di cui Letta ha bisogno per dare slancio alla sua "leadership". D'altra parte una sconfitta a Roma, magari a vantaggio della Raggi, sarebbe il peggiore infortunio per il neo segretario. Una donna sarebbe la prova del rinnovamento in atto, secondo la logica di Letta, però Gualtieri è il preferito del "partito romano" che forse non si mobiliterebbe con lo stesso impegno per altri. Inoltre c'è Calenda con cui il discorso è aperto. Senza i suoi voti al secondo turno, è difficile prevedere una vittoria. Ma intanto il candidato/a del Nazareno deve conquistarselo, il ballottaggio. Il che significa battere la Raggi in prima istanza.