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(ansa)

La notte della Polonia

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Troppi silenzi sull'attacco del regime all'informazione
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La democrazia muore nelle tenebre. La Polonia, una delle democrazie più fragili dell'Ue affronta lo spettro della tenebra che cala nel momento in cui i media del servizio pubblico si trasformano in organi di propaganda per il partito di governo e i media indipendenti vengono soffocati. Va a finire che gli insuccessi e gli abusi di chi è al potere non vengono messi in luce perché non ci sono più fiaccole a illuminarli. L'Ungheria - che non è più una democrazia - è quasi arrivata al crepuscolo con l'estinzione dell'ultima grande radio indipendente del Paese. La Polonia è ancora lontana dalla notte, ma il rischio è concreto. Nell'indice della libertà di informazione nel mondo World Press Freedom index, il Paese è sceso dal diciottesimo posto in cui si trovava nel 2015, davanti a Gran Bretagna e Francia, al sessantaduesimo nel 2020. L'Ungheria è all'ottantanovesimo.

Stando ai n…
La democrazia muore nelle tenebre. La Polonia, una delle democrazie più fragili dell'Ue affronta lo spettro della tenebra che cala nel momento in cui i media del servizio pubblico si trasformano in organi di propaganda per il partito di governo e i media indipendenti vengono soffocati. Va a finire che gli insuccessi e gli abusi di chi è al potere non vengono messi in luce perché non ci sono più fiaccole a illuminarli. L'Ungheria - che non è più una democrazia - è quasi arrivata al crepuscolo con l'estinzione dell'ultima grande radio indipendente del Paese. La Polonia è ancora lontana dalla notte, ma il rischio è concreto. Nell'indice della libertà di informazione nel mondo World Press Freedom index, il Paese è sceso dal diciottesimo posto in cui si trovava nel 2015, davanti a Gran Bretagna e Francia, al sessantaduesimo nel 2020. L'Ungheria è all'ottantanovesimo.

Stando ai notiziari della tv di Stato polacca delle ultime due settimane non si direbbe mai che la situazione Covid nel Paese sia tanto drammatica. Nella classifica di resilienza al Covid di Bloomberg la Polonia è scesa al cinquantesimo posto tra le maggiori 53 economie mondiali, seguita solo da Brasile, Repubblica Ceca e Messico. Ma le news ufficiali, dopo un breve accenno agli ultimi dati Covid, passano a lunghi servizi sull'accelerazione impressa dal governo alla campagna vaccinale con l'aiuto delle forze armate e sulla pessima performance sanitaria resa dall'opposizione quando era al potere. Altri servizi evidenziano gli ottimi rapporti tra Polonia e Usa nell'ambito della difesa, i sostegni del governo a ferrovie e amministrazioni locali, le persecuzioni contro i cristiani nel mondo e la scoperta di una fossa comune con vittime dell'occupazione tedesca.

Solo passando sul canale indipendente Tvn24 si vedono le immagini delle lunghe file di ambulanze in attesa davanti agli ospedali perché mancano i letti di terapia intensiva e si ascoltano le testimonianze dei medici sulla drammatica situazione reale della sanità pubblica. Tvn24 non vanta l'imparzialità della Bbc, ma fa giornalismo serio e racconta un'altra versione della storia. Si ha esperienza di queste "due realtà" anche passando dalla radio pubblica a quella privata o dalla stampa filogovernativa a quella indipendente o di opposizione.

L'iperpolarizzazione della sfera pubblica è già un male in sé, come dimostrano gli Usa, ma ora il partito al governo in Polonia, Diritto e Giustizia, ha lanciato un attacco sistematico ai media indipendenti. I metodi sono presi dal manuale di Viktor Orbán. Sottrarre ai media indipendenti gli inserzionisti del settore pubblico e bloccare i contributi statali. Usare contro di loro ogni genere di cavillo legale. Veicolare miliardi di fondi pubblici a tv e radio statali. È stata proposta una tassa "pandemica" sugli introiti pubblicitari. È in vista una legge finalizzata alla "ripolonizzazione" dei media, che ha come bersaglio i proprietari stranieri dei maggiori organi di informazione indipendenti. La compagnia petrolifera statale Orlen, guidata da un fedelissimo di Diritto e Giustizia, acquista sia Ruch, il maggior distributore di giornali e proprietario di edicole, che Polska Press, la massima rete di testate regionali. La stampa più critica è bombardata di querele. Gazeta Wyborcza ne conta più di 60, una da parte del ministro della giustizia in persona. E, come è stato più volte stabilito dagli organi giuridici europei, l'indipendenza dei tribunali polacchi è ormai minata al punto che non si può più fare affidamento su processi equi. È la vecchia specialità ungherese, la tecnica del salame. Fare a fette l'opposizione diventa man mano sempre più facile.

Media polacchi e società civile resistono, ma hanno bisogno, parafrasando i Beatles, di un piccolo aiuto dai loro amici. Gli Usa possono molto. Il governo di Diritto e Giustizia e il presidente Duda tengono particolarmente alla loro relazione speciale con Washington, ma erano grandi sostenitori di Donald Trump, che in cambio ha dato appoggio elettorale a Duda l'estate scorsa. L'amministrazione di Joe Biden non deve loro alcun favore e nella sua agenda la democrazia e i diritti umani hanno grande peso. Oltre a tutelare Tvn, proprietà della società americana Discovery, Washington ora dovrebbe puntare sui media indipendenti come fronte di difesa della democrazia in Polonia.

La Gran Bretagna oggi a Varsavia conta meno che in passato, per via della Brexit, ma assieme ad altre democrazie liberali, come Canada e Australia, può contribuire ad accendere i riflettori su questo tema. La Germania ha un ruolo primario, ed è un gruppo svizzero-tedesco, Ringier Axel Springer, a possedere una delle più importanti piattaforme online della Polonia, Onet.pl, il tabloid Fakt e un importante settimanale, Newsweek Polska. Il governo polacco tenta di intimidire Berlino rinvangando in continuazione il passato nazista, ma la vera lezione da trarne non è che la Germania deve tacere sulla questione della democrazia ma piuttosto che, proprio per il suo orribile passato, la Germania deve essere la prima a ergersi a paladina della libertà e dei diritti umani in Polonia.

Il ruolo dell'Ue è il più importante. Una delle scoperte più deprimenti degli ultimi anni è che l'Ue che parla tanto di democrazia è tristemente inefficace quando si tratta di difenderla, la democrazia, all'interno dei suoi Stati membri. Ora si prepara a erogare altri miliardi di euro a questi stati, sia come quota del Recovery fund (circa 60 alla Polonia entro la fine del 2023) che del bilancio settennale (più di 100 alla Polonia). Queste enormi somme andranno direttamente ai governi populisti nazionalisti di Varsavia e Budapest, vincolate a condizioni minime. L'Ue dovrebbe almeno mettere in chiaro che in base alle regole del mercato unico non è permesso discriminare i proprietari stranieri dei media. Farebbe bene a distribuire una fetta significativa dei nuovi fondiattraverso le amministrazioni locali, come suggerito dai sindaci di Varsavia e Budapest. E dovrebbe creare un consistente fondo Ue per la difesa della libertà di informazione in tutto il continente.

La settimana scorsa i vertici del partito Diritto e giustizia hanno avviato colloqui con Viktor Orbán e Matteo Salvini per dar vita a un nuovo gruppo politico populista nazionalista all'Ue. Qui non è a rischio solo la democrazia in Polonia, ma la democrazia in Europa nel complesso.

(Traduzione di Emilia Benghi)