Come gatti addormentati nel sole, che sognano chissà quali sogni felini, e come fanno i bambini, che al sole sorridono subito, anche noi vogliamo sognare un'estate ignara e felice, su un'isola deserta che però non c'è. Una vacanza come era una volta, tranquilla, buoni libri e cene serene sotto la luna, o sfrenata, le notti no limits dei più giovani, che per lo più sono cene serene ma i più vecchi pensano a chissà quali peccati. Però, nel sogno che accomuna le nostre notti italiane, galleggiano incubi e cattivi pensieri, il virus che ci insegue, la paura rimasta dentro, i lutti che ancora ci segnano, il timore di fare il passo lungo e di nuovo cadere nel vuoto, o in una terapia intensiva.
L'estate scorsa è stata semi felice, una specie di fuga da ragazzi, eravamo stressati, stanchi, depressi, e subito dopo baldanzosi, sul lungomare la mascherina sembrava già cosa antiquata, e poi eravamo sicuri: il s…
L'estate scorsa è stata semi felice, una specie di fuga da ragazzi, eravamo stressati, stanchi, depressi, e subito dopo baldanzosi, sul lungomare la mascherina sembrava già cosa antiquata, e poi eravamo sicuri: il s…
Come gatti addormentati nel sole, che sognano chissà quali sogni felini, e come fanno i bambini, che al sole sorridono subito, anche noi vogliamo sognare un'estate ignara e felice, su un'isola deserta che però non c'è. Una vacanza come era una volta, tranquilla, buoni libri e cene serene sotto la luna, o sfrenata, le notti no limits dei più giovani, che per lo più sono cene serene ma i più vecchi pensano a chissà quali peccati. Però, nel sogno che accomuna le nostre notti italiane, galleggiano incubi e cattivi pensieri, il virus che ci insegue, la paura rimasta dentro, i lutti che ancora ci segnano, il timore di fare il passo lungo e di nuovo cadere nel vuoto, o in una terapia intensiva.
L'estate scorsa è stata semi felice, una specie di fuga da ragazzi, eravamo stressati, stanchi, depressi, e subito dopo baldanzosi, sul lungomare la mascherina sembrava già cosa antiquata, e poi eravamo sicuri: il sole uccide il virus, che cosa dobbiamo temere. L'abbiamo pagata, eh. In Sardegna, i focolai partiti dalle discoteche aperte a Ferragosto, a nord e a sud i contagi alle feste di matrimonio, ai pranzi di famiglie finalmente riunite dopo mesi. Per quei mesi di libertà, un anno in castigo.
Ora, rialziamo la testa. Siamo sempre stressati, stanchi, depressi, però stiamo prenotando le vacanze dell'anno secondo della pandemia. Portiamo ancora addosso quel cappotto pesante, nero, dell'inverno lugubre che è stato, ma già pensiamo ai vestiti leggeri, con qualche senso di colpa, però ci pensiamo. Farà bene all'economia, al turismo, ai camerieri e ai bagnini disoccupati, alla gran fetta d'Italia che di questo vive, farà bene anche al nostro umore di persone che camminano su un filo così sottile - da una parte la malinconia, dall'altro "stasera mi butto" - e si domandano: ma cosa è cambiato? È tutto uguale all'anno scorso. No, stavolta c'è il vaccino, che ti salva anche se non stai sempre al sole, che resta nemico del virus. C'è l'immunità di gregge, concetto non a tutti chiarissimo, infatti i no vax giocano a fare le pecore nere.
Perciò, prenotiamo vacanze nuove, magari in un'isola dove il gregge locale sia già vaccinato, e noi sbarchiamo solo se tamponati a dovere. E soggiorni in monasteri lontani da tutto, eremi un po' diroccati ma virus free, tour in bicicletta ma dormendo in tenda, alberghi con molte dépendance, borghi in cima alla montagna, sulla scogliera, tra i campi purché lontani dal gregge che siamo. Il problema è che non ci staremo tutti, su quell'isola deserta. E siamo ancora diffidenti, temiamo la pazza folla, le file di ombrelloni, gli stabilimenti troppo grandi, gli hotel così comodi ma c'è troppo via vai. Vogliamo tutti l'isola che non c'è, dovremmo accontentarci di quello che ci sarà. La vacanza italiana in mascherina, quando bisogna, i tavoli e le sdraio distanziate, perché è ancora utile. I locali a numero chiuso, altrimenti si balla all'aperto. Le regole. Non essendo gatti e nemmeno bambini, ce la possiamo fare. Una dose di vaccino, poi una fiala di ottimismo.
L'estate scorsa è stata semi felice, una specie di fuga da ragazzi, eravamo stressati, stanchi, depressi, e subito dopo baldanzosi, sul lungomare la mascherina sembrava già cosa antiquata, e poi eravamo sicuri: il sole uccide il virus, che cosa dobbiamo temere. L'abbiamo pagata, eh. In Sardegna, i focolai partiti dalle discoteche aperte a Ferragosto, a nord e a sud i contagi alle feste di matrimonio, ai pranzi di famiglie finalmente riunite dopo mesi. Per quei mesi di libertà, un anno in castigo.
Ora, rialziamo la testa. Siamo sempre stressati, stanchi, depressi, però stiamo prenotando le vacanze dell'anno secondo della pandemia. Portiamo ancora addosso quel cappotto pesante, nero, dell'inverno lugubre che è stato, ma già pensiamo ai vestiti leggeri, con qualche senso di colpa, però ci pensiamo. Farà bene all'economia, al turismo, ai camerieri e ai bagnini disoccupati, alla gran fetta d'Italia che di questo vive, farà bene anche al nostro umore di persone che camminano su un filo così sottile - da una parte la malinconia, dall'altro "stasera mi butto" - e si domandano: ma cosa è cambiato? È tutto uguale all'anno scorso. No, stavolta c'è il vaccino, che ti salva anche se non stai sempre al sole, che resta nemico del virus. C'è l'immunità di gregge, concetto non a tutti chiarissimo, infatti i no vax giocano a fare le pecore nere.
Perciò, prenotiamo vacanze nuove, magari in un'isola dove il gregge locale sia già vaccinato, e noi sbarchiamo solo se tamponati a dovere. E soggiorni in monasteri lontani da tutto, eremi un po' diroccati ma virus free, tour in bicicletta ma dormendo in tenda, alberghi con molte dépendance, borghi in cima alla montagna, sulla scogliera, tra i campi purché lontani dal gregge che siamo. Il problema è che non ci staremo tutti, su quell'isola deserta. E siamo ancora diffidenti, temiamo la pazza folla, le file di ombrelloni, gli stabilimenti troppo grandi, gli hotel così comodi ma c'è troppo via vai. Vogliamo tutti l'isola che non c'è, dovremmo accontentarci di quello che ci sarà. La vacanza italiana in mascherina, quando bisogna, i tavoli e le sdraio distanziate, perché è ancora utile. I locali a numero chiuso, altrimenti si balla all'aperto. Le regole. Non essendo gatti e nemmeno bambini, ce la possiamo fare. Una dose di vaccino, poi una fiala di ottimismo.