Copasir, ora si deve cambiare
di Michele Ainis , di Michele AinisLa presidenza contesa tra Lega e Fratelli d'Italia
Qual è il ruolo dell'opposizione in una democrazia parlamentare? A chi rispondono i servizi segreti? La legge vincola il legislatore? E quanto conta la norma, quanto pesa il precedente? In ultimo: funzionano davvero gli organi di garanzia, se vengono affidati alla politica? Il gran bisticcio sul Copasir si situa al crocevia di queste formidabili questioni. No, non è una partita tutta interna alla destra, benché la presidenza del comitato bicamerale "per la sicurezza della Repubblica" (si chiama così, ma al momento dispensa insicurezze) sia oggetto d'un tiro alla fune tra Meloni e Salvini. E non è nemmeno un affare di poltrone, o almeno non soltanto. Questa vicenda misura la tenuta delle regole del gioco in una stagione anomala, sotto l'Effetto Draghi, come s'intitola il bel volume di Paolo Armaroli. Dove la maggioranza sfiora l'unanimità dei voti in Parlamento, dove l'opposizione viene interpretata in solitudi…
Qual è il ruolo dell'opposizione in una democrazia parlamentare? A chi rispondono i servizi segreti? La legge vincola il legislatore? E quanto conta la norma, quanto pesa il precedente? In ultimo: funzionano davvero gli organi di garanzia, se vengono affidati alla politica? Il gran bisticcio sul Copasir si situa al crocevia di queste formidabili questioni. No, non è una partita tutta interna alla destra, benché la presidenza del comitato bicamerale "per la sicurezza della Repubblica" (si chiama così, ma al momento dispensa insicurezze) sia oggetto d'un tiro alla fune tra Meloni e Salvini. E non è nemmeno un affare di poltrone, o almeno non soltanto. Questa vicenda misura la tenuta delle regole del gioco in una stagione anomala, sotto l'Effetto Draghi, come s'intitola il bel volume di Paolo Armaroli. Dove la maggioranza sfiora l'unanimità dei voti in Parlamento, dove l'opposizione viene interpretata in solitudine da Fratelli d'Italia. E dove perciò i contrappesi della democrazia parlamentare saltano l'uno dopo l'altro, come rane in uno stagno.
In principio, dunque, c'è una legge. La n. 124 del 2007, che attribuisce al Copasir il controllo dei servizi segreti, per garantire che la loro attività si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi. Garanzia politica, dato che l'organo è composto da 5 deputati e 5 senatori, nominati dai presidenti delle Camere all'inizio di ogni legislatura. E garanzia contro eventuali abusi della maggioranza di governo, perché la metà dei posti spetta all'opposizione, e le spetta pure il presidente. E infatti su quello scranno, ai tempi del primo esecutivo Conte, sedette Guerini, esponente del Pd. Poi, con il Conte bis, il suo partito andò al governo (e lui divenne ministro), sicché la presidenza passò a Volpi, esponente della Lega. Infine, con Draghi, terzo giro di valzer, mentre la Lega torna in maggioranza. Volpi, però, non si dimette, a meno che non si dimetta l'intera commissione. E intanto parte la giostra dei codicilli e dei cavilli.
Primo: la legge c'è, ma c'è pure un precedente. Quello incarnato da D'Alema, che nel 2011 non rassegnò le dimissioni, benché il suo partito fosse passato in maggioranza, al battesimo del governo Monti. In realtà D'Alema si dimise, ma i presidenti delle Camere lo invitarono a restare in sella, in virtù della situazione eccezionale che si stava consumando, con il 90 per cento dei parlamentari a sostegno del governo. Sennonché, alle nostre latitudini, vattelappesca dov'è la regola e dov'è invece l'eccezione. E in ogni caso un cattivo precedente non basta a cancellare una buona legge. Significa soltanto che quella volta la legge fu violata; ma non è una buona ragione per ripetere il delitto.
Secondo: la legge c'è, ma il Parlamento se ne può infischiare. In nome dell'autonomia riconosciuta alle assemblee legislative, ogni procedura che ne scandisce l'operato può infatti venire superata, se le forze politiche si dichiarano d'accordo. Nemine contradicente, si dice usando un latinetto. Tuttavia in questo caso c'è chi non è d'accordo: il partito di Giorgia Meloni. E comunque non è mai un bel vedere, quando il Parlamento disattende le leggi dello stesso Parlamento. Se una norma legislativa non funziona, la maggioranza ha il potere di cambiarla, non di trasgredirla.
Terzo: la legge stabilisce che il Copasir s'insedi all'inizio della legislatura, tacendo sui suoi successivi mutamenti. Dunque un'interpretazione letterale giustificherebbe il niet di Volpi, le sue mancate dimissioni. Ma non è questo il senso della norma, proprio no. Che è al servizio, viceversa, d'un principio: la separazione dei poteri. Vale nei rapporti tra esecutivo e giudiziario, ma vale altresì all'interno delle assemblee parlamentari. Dove all'opposizione spetta un ruolo di controllo, di garanzia costituzionale. Non a caso il regolamento del Senato le affida la presidenza della Giunta delle elezioni. Non a caso, per prassi, le viene attribuita inoltre la guida della Commissione di vigilanza sulla Rai. Ma sta di fatto che entrambi gli organismi restano in mano a due esponenti di Forza Italia, benché il loro partito sia ormai entrato nel governo. Come il Copasir, né più né meno. Dev'essere in forza di un'altra regola non scritta, però più imperativa di ogni norma scritta: in Italia non si dimette mai nessuno.
In principio, dunque, c'è una legge. La n. 124 del 2007, che attribuisce al Copasir il controllo dei servizi segreti, per garantire che la loro attività si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi. Garanzia politica, dato che l'organo è composto da 5 deputati e 5 senatori, nominati dai presidenti delle Camere all'inizio di ogni legislatura. E garanzia contro eventuali abusi della maggioranza di governo, perché la metà dei posti spetta all'opposizione, e le spetta pure il presidente. E infatti su quello scranno, ai tempi del primo esecutivo Conte, sedette Guerini, esponente del Pd. Poi, con il Conte bis, il suo partito andò al governo (e lui divenne ministro), sicché la presidenza passò a Volpi, esponente della Lega. Infine, con Draghi, terzo giro di valzer, mentre la Lega torna in maggioranza. Volpi, però, non si dimette, a meno che non si dimetta l'intera commissione. E intanto parte la giostra dei codicilli e dei cavilli.
Primo: la legge c'è, ma c'è pure un precedente. Quello incarnato da D'Alema, che nel 2011 non rassegnò le dimissioni, benché il suo partito fosse passato in maggioranza, al battesimo del governo Monti. In realtà D'Alema si dimise, ma i presidenti delle Camere lo invitarono a restare in sella, in virtù della situazione eccezionale che si stava consumando, con il 90 per cento dei parlamentari a sostegno del governo. Sennonché, alle nostre latitudini, vattelappesca dov'è la regola e dov'è invece l'eccezione. E in ogni caso un cattivo precedente non basta a cancellare una buona legge. Significa soltanto che quella volta la legge fu violata; ma non è una buona ragione per ripetere il delitto.
Secondo: la legge c'è, ma il Parlamento se ne può infischiare. In nome dell'autonomia riconosciuta alle assemblee legislative, ogni procedura che ne scandisce l'operato può infatti venire superata, se le forze politiche si dichiarano d'accordo. Nemine contradicente, si dice usando un latinetto. Tuttavia in questo caso c'è chi non è d'accordo: il partito di Giorgia Meloni. E comunque non è mai un bel vedere, quando il Parlamento disattende le leggi dello stesso Parlamento. Se una norma legislativa non funziona, la maggioranza ha il potere di cambiarla, non di trasgredirla.
Terzo: la legge stabilisce che il Copasir s'insedi all'inizio della legislatura, tacendo sui suoi successivi mutamenti. Dunque un'interpretazione letterale giustificherebbe il niet di Volpi, le sue mancate dimissioni. Ma non è questo il senso della norma, proprio no. Che è al servizio, viceversa, d'un principio: la separazione dei poteri. Vale nei rapporti tra esecutivo e giudiziario, ma vale altresì all'interno delle assemblee parlamentari. Dove all'opposizione spetta un ruolo di controllo, di garanzia costituzionale. Non a caso il regolamento del Senato le affida la presidenza della Giunta delle elezioni. Non a caso, per prassi, le viene attribuita inoltre la guida della Commissione di vigilanza sulla Rai. Ma sta di fatto che entrambi gli organismi restano in mano a due esponenti di Forza Italia, benché il loro partito sia ormai entrato nel governo. Come il Copasir, né più né meno. Dev'essere in forza di un'altra regola non scritta, però più imperativa di ogni norma scritta: in Italia non si dimette mai nessuno.