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(reuters)

Aprire, ma non a ogni costo

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La pandemia e la lezione francese
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Ci dovrebbe essere un'unica parola d'ordine: vaccinare. Vaccinare, vaccinare e ancora vaccinare. Non c'è bisogno di essere virologi, epidemiologi, anestesisti o esperti di politica sanitaria per capire che il solo modo per uscire da questa terribile (e interminabile) pandemia è strutturare e accelerare la campagna vaccinale, senza che ogni Regione faccia a modo suo.

Guardiamoci intorno. Quali sono i Paesi che stanno ricominciando a vivere più o meno normalmente, con la riapertura di bar, ristoranti, cinema, teatri, scuole, università, uffici, aziende e negozi senza che i contagi ripartano, le terapie intensive siano sovraccariche, i medici si trovino di fronte a scelte strazianti sotto il profilo etico e umano come il "triage" dei pazienti? Facile. Sono quei Paesi, come Israele o la Gran Bretagna, nei quali grazie alla somministrazione dei vaccini si è raggiunta (o si sta per raggiungere) l'immunità di gregge. Ma for…
Ci dovrebbe essere un'unica parola d'ordine: vaccinare. Vaccinare, vaccinare e ancora vaccinare. Non c'è bisogno di essere virologi, epidemiologi, anestesisti o esperti di politica sanitaria per capire che il solo modo per uscire da questa terribile (e interminabile) pandemia è strutturare e accelerare la campagna vaccinale, senza che ogni Regione faccia a modo suo.

Guardiamoci intorno. Quali sono i Paesi che stanno ricominciando a vivere più o meno normalmente, con la riapertura di bar, ristoranti, cinema, teatri, scuole, università, uffici, aziende e negozi senza che i contagi ripartano, le terapie intensive siano sovraccariche, i medici si trovino di fronte a scelte strazianti sotto il profilo etico e umano come il "triage" dei pazienti? Facile. Sono quei Paesi, come Israele o la Gran Bretagna, nei quali grazie alla somministrazione dei vaccini si è raggiunta (o si sta per raggiungere) l'immunità di gregge. Ma forse c'è bisogno di ricordare, a chi dimentica facilmente o altrettanto facilmente rimuove, che la strategia seguita dal governo israeliano o da Boris Johnson è stata duplice: lockdown e vaccinazioni a tappeto. Perché non ci sono altre ricette di fronte a questo maledetto virus che, più il tempo passa, più muta e si incattivisce. E insistere, come fanno alcuni, sulla necessità di riaprire ovunque senza avere una copertura vaccinale in tutt'Italia, significa impantanarsi in uno stop-and-go continuo che non permetterà mai all'economia di ripartire. Ormai, lo hanno capito anche in Francia. Nonostante l'iniziale (e nefasta) ritrosia del presidente Macron. E dopo mesi di apri-e-chiudi-e-apri-e-chiudi, da fine marzo è ormai tutto chiuso (non più solo i bar e i ristoranti, i cinema e i teatri) e si vaccina il più possibile. Senza l'opposizione di alcune Regioni o alcuni governatori che, come accade in Italia, vogliono fare a modo loro, e senza che membri della maggioranza chiedano un giorno su due la testa di Olivier Véran, il ministro della Salute, come accade invece al povero Roberto Speranza. Povero, sì! Perché quest'accanimento nei suoi confronti è insopportabile, e francamente vorrei vedere come alcuni di coloro che parlano di lui come del "peggior ministro della Salute" si sarebbero comportati se si fossero trovati al posto suo, con la difficoltà non solo di proteggere la salute dei propri concittadini, ma anche di tener testa ad alcuni colleghi che prima hanno negato il dramma della pandemia, poi hanno fatto finta di capire, poi hanno ricominciato a negare, e adesso urlano: aprite! aprite! Ma che volete aprire se ci sono ancora tanti ultraottantenni che non sono stati vaccinati? Invece di prendersela con Speranza, perché Matteo Salvini non si fa due chiacchiere con Fontana che, in Lombardia, continua a non essere in grado di organizzare in maniera degna la campagna vaccinale?

In Italia, ogni Regione fa di testa sua, ogni governatore se la canta e se la suona, e se ci sono lodevolissime eccezioni come il Lazio, il Veneto o la Valle d'Aosta, ci sono anche tanti governatori incompetenti che sabotano da mesi il lavoro del governo. L'Italia deve fare meglio. Deve fare di più. Il tempo è ormai scaduto. E forse è giunto il momento di ripensare davvero la riforma del 2001 sulle autonomie locali, e tornare a una maggiore centralizzazione su temi come la salute. Smettiamola un po' tutti - mi ci metto dentro anch'io - di focalizzarci sulla nostra particolare situazione o categoria o storia o ideologia o regione, perché l'unica cosa ormai certa è che solo quando tutta l'Italia uscirà dalla crisi sanitaria che ci si potrà poi concentrare sulla ripresa economica. Certo, il governo deve continuare ad aiutare le categorie più fragili e farlo forse meglio, in vista di un piano di rilancio economico strutturale con i soldi del Next Generation Eu. Ma ora sarebbe davvero opportuno concentrarsi sulla campagna vaccinale. Il virus non si ferma. E finché non sarà vaccinata la maggior parte della popolazione, non sarà possibile alcun ritorno alla normalità.