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Un soldato americano e un bambino nel distretto di Khogyani, provincia di Nangahrar (afp)

Così la guerra cambia l'Europa

La lotta contro il terrorismo tocca ogni parte del mondo, dando nuova forma alle rispettive politiche - Questo commento è uscito su Repubblica il 9 ottobre 2001
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La guerra cambia ogni cosa. La guerra contro il terrorismo, ora guerra calda in Afghanistan, ha questo in comune con la guerra fredda: che tocca ogni parte del mondo, dando nuova forma alle rispettive politiche. Che forma darà all'Europa? Nelle ultime tre settimane sono stato in otto paesi europei, cercando di dare risposta a questo interrogativo e ho parlato con leader politici, intellettuali, capi guerriglieri in Macedonia e gente comune per le vie di Madrid, Parigi, Varsavia e altre capitali. Ecco un paio di cose che la guerra potrebbe cambiare.
 
La posizione della Gran Bretagna. Tony Blair recita il ruolo di Churchill di fronte al Roosevelt di Bush. La guerra ancora una volta conferma il rapporto particolare che i britannici hanno con gli anglofoni "dall'altra parte dello stagno", un modo di dire rivelatore che riduce l'Oceano Atlantico a dimensioni minori della Manica. Per di più la sensazione è attualmente ricambiata da molti amer…
La guerra cambia ogni cosa. La guerra contro il terrorismo, ora guerra calda in Afghanistan, ha questo in comune con la guerra fredda: che tocca ogni parte del mondo, dando nuova forma alle rispettive politiche. Che forma darà all'Europa? Nelle ultime tre settimane sono stato in otto paesi europei, cercando di dare risposta a questo interrogativo e ho parlato con leader politici, intellettuali, capi guerriglieri in Macedonia e gente comune per le vie di Madrid, Parigi, Varsavia e altre capitali. Ecco un paio di cose che la guerra potrebbe cambiare.
 
La posizione della Gran Bretagna. Tony Blair recita il ruolo di Churchill di fronte al Roosevelt di Bush. La guerra ancora una volta conferma il rapporto particolare che i britannici hanno con gli anglofoni "dall'altra parte dello stagno", un modo di dire rivelatore che riduce l'Oceano Atlantico a dimensioni minori della Manica. Per di più la sensazione è attualmente ricambiata da molti americani, e non è affatto sempre stato così. (L'ex cancelliere tedesco Helmuth Schmidt una volta ironizzò a questo proposito che il Rapporto Particolare era talmente particolare che solo una parte ne conosceva l'esistenza.) L'interrogativo è se questo aumenterà la distanza tra la Gran Bretagna e l'Europa continentale, confermando tutti i sospetti gollisti sulla priorità che gli inglesi attribuirebbero all' America rispetto all' Europa. Io non credo. Anche a Parigi ho incontrato ben pochi di questi sospetti. Al contrario, probabilmente il peso diplomatico del primo ministro britannico in Europa ne verrà rafforzato insieme alla sua abilità di fare da "ponte" tra l'Europa e gli Stati Uniti. Inoltre egli stesso ha chiaramente intenzione di far seguire al gancio sinistro un destro. Dopo essersi impegnato totalmente a fianco degli Stati Uniti in questa guerra, Blair spera di sfruttare il suo aumentato prestigio per inserire la Gran Bretagna pienamente in Europa, e soprattutto nell'Unione monetaria europea.
 
La posizione della Russia. Vladimir Putin è l'altro politico europeo che ha colto al balzo la palla della storia. Molti si aspettavano che chiedesse l'approvazione occidentale per la guerra "antiterrorismo" combattuta dalla Russia in Cecenia e un rallentamento dell'apertura Nato agli stati baltici, come contropartita per l'appoggio alla campagna contro Osama Bin Laden e i suoi pari. Invece egli ha utilizzato questo appoggio come rampa di lancio per una campagna strategica volta a far accettare la Russia come membro a pieno titolo dell'Occidente e dell'Europa. Il segretario generale della Nato, Robertson, conferma che durante il suo recente incontro con Putin, il presidente russo ha fatto chiaramente intendere che anche se continuava a non apprezzare l'idea dell' adesione alla Nato da parte degli stati baltici, sicuramente non aveva intenzione di impedirla. Sembra quasi che il presidente Putin usi toni retorici esagerati nel definire la minaccia del terrorismo un nemico comune con l'intento di piazzare la Russia più saldamente all'interno dell' Occidente. Su questa strada l'Occidente si trova di fronte a molte questioni spinose, soprattutto all'interrogativo fino a che punto sia lecito compromettere i nostri standard per incoraggiare la Russia a procedere in una determinata direzione, che resta comunque quella giusta.
 
La guerra rallenterà l'allargamento della Nato? In occasione di un incontro dei capi di stato di tutti i paesi candidati tenutosi venerdì scorso a Sofia, Robertson ha assicurato decisamente che ciò non avverrà. Lo stesso ha fatto un messaggio del presidente Bush. Mi sembra credibile. Questa guerra ha dimostrato che cosa è la Nato e che cosa non è. Da un lato è stato invocato per la prima volta l'articolo 5 del Patto Nord Atlantico. L'attacco ad uno stato membro è formalmente considerato un attacco a tutti gli alleati. Dall'altro vediamo che l'articolo 5 non implica che tutti gli stati membri si precipitino a inviare al fronte forze militari coordinate, significa semplicemente che gli stati membri fanno ciò che sono pronti e in grado di fare se e quando il paese direttamente interessato ne fa richiesta. Se il terrorismo internazionale rappresenta la nuova grande minaccia, un'alleanza transatlantica più ampia ma un po' meno stretta ha più senso di quanto ne avesse prima.
 
La guerra velocizzerà l'allargamento della Ue? Ahimè, probabilmente no. Forse avrà addirittura un effetto contrario. Gli attacchi dell'11 settembre hanno fatto schizzare in cima all'agenda europea il tema della sicurezza interna, dell'ordine pubblico europeo, dei controlli alle frontiere degli accordi di estradizione tra paesi membri, soprattutto sulla spinta di paesi come la Spagna, che affronta la sua minaccia terroristica interna rappresentata dal movimento basco Eta. Come mi ha fatto notare il ministro degli Esteri francese Hubert Vedrine, ciò potrebbe in effetti aggiungere un' altra serie di requisiti alla lista già scoraggiante di quelli che i paesi dell' Europa centrale ed orientale devono soddisfare prima di poter aderire all'Unione Europea. E sarà un insieme di requisiti molto difficili da adempiere per paesi che hanno istituzioni giudiziarie e di polizia, guardie di frontiera e doganali deboli e spesso corrotte. Si intravede la deprimente prospettiva di un secondo allargamento della Nato che precede il primo allargamento dell'Unione Europea.
 
Chi si occuperà dei Balcani? Non si contano le volte in cui nei Balcani mi sono sentito dire "per comunità internazionale si intendono gli Stati Uniti. "Ma oggi gli Stati Uniti hanno altre priorità. Inoltre l'intervento in un paese come la Macedonia è complesso, e non facilmente rubricabile come "guerra contro il terrorismo", perché comporta il negoziato e il mantenimento di un accordo di pace con le forze della guerriglia albanese che in un contesto diverso potrebbero essere definite terroriste, e vengono così definite in effetti da parte dell'etnia macedone. Illustrandomi gli accordi finalizzati all'amnistia a favore dei leader della guerriglia albanese, il presidente macedone, Boris Trajovski, mi ha detto: "Ho siglato un accordo con il segretario generale (della Nato) e il rappresentante del segretario generale ne ha siglato uno con i terroristi. " Tocca allora all'Europa oggi assumersi l'onere o di questo intervento complesso, caotico e moralmente ambiguo? Attualmente un piccolo contingente di truppe tedesche fa da supporto agli osservatori e il responsabile per la politica estera della Ue, Javier Solana, è sul posto quasi ogni settimana. Dubito ancora che l'Unione europea sia realmente pronta e in grado di guardare oltre il suo orticello. Una cosa comunque è chiara: sembra improbabile che gli Stati Uniti continuino a togliere le castagne dal fuoco agli europei come hanno fatto per gran parte del ventesimo secolo. Sono solo un paio di immagini del caleidoscopio europeo che la guerra contro il terrorismo ha cambiato e forse cambierà ulteriormente. E' famosa la risposta di Bismark a chi gli chiedeva che visione avesse dell'Africa: "Qui c'è la Russia e qui la Francia e noi siamo in mezzo. Ecco la mappa dell'Africa". Il mondo è cambiato da questa affermazione e l'Europa non è più il suo centro. Oggi la mappa dell'Europa si ridisegna in Afghanistan.
 
(Traduzione di Emilia Benghi)