La carbon tax fa paura alla Cina
di Andrea Bonanni , di Andrea BonanniL'Europa si è data regole più rigide e obiettivi più ambiziosi in materia di riduzione delle emissioni. Per evitare una concorrenza sleale si tutelerà imponendo un dazio sulle merci in entrata prodotte con metodi altamente inquinanti
Dopo molto parlare, molte promesse e interminabili polemiche, la questione ambientale comincia a mordere nella realtà della geopolitica mondiale. La Cina è stata protagonista di una doppia partita. A Shanghai, l'ex segretario di Stato John Kerry, inviato speciale del presidente Biden per il clima, ha incontrato il suo omologo cinese per discutere, tra l'altro, della partecipazione del presidente Xi Jinping al vertice in teleconferenza sulla tutela ambientale che Biden ha organizzato per il 22 e 23 aprile con la partecipazione di una quarantina di leader mondiali. In una fase di inasprimento dei rapporti tra gli Stati Uniti e la Cina, la partecipazione del presidente cinese sarebbe un segnale di distensione almeno su un fronte, quello ambientale, in cui il dialogo tra i due maggiori inquinatori del Pianeta potrebbe convenire a entrambi. La partecipazione di Xi Jinping, al momento, non è ancora stata ufficialmente confermata.
In contemporanea con l'inco…
In contemporanea con l'inco…
Dopo molto parlare, molte promesse e interminabili polemiche, la questione ambientale comincia a mordere nella realtà della geopolitica mondiale. La Cina è stata protagonista di una doppia partita. A Shanghai, l'ex segretario di Stato John Kerry, inviato speciale del presidente Biden per il clima, ha incontrato il suo omologo cinese per discutere, tra l'altro, della partecipazione del presidente Xi Jinping al vertice in teleconferenza sulla tutela ambientale che Biden ha organizzato per il 22 e 23 aprile con la partecipazione di una quarantina di leader mondiali. In una fase di inasprimento dei rapporti tra gli Stati Uniti e la Cina, la partecipazione del presidente cinese sarebbe un segnale di distensione almeno su un fronte, quello ambientale, in cui il dialogo tra i due maggiori inquinatori del Pianeta potrebbe convenire a entrambi. La partecipazione di Xi Jinping, al momento, non è ancora stata ufficialmente confermata.
In contemporanea con l'incontro di Shanghai, a Pechino lo stesso Xi partecipava ad una teleconferenza con Angela Merkel ed Emmanuel Macron, sempre sulla questione della difesa dell'ambiente. Il fatto che il presidente cinese abbia scelto come interlocutori i leader dei due maggiori Paesi della Ue conferma la riluttanza dei poteri autoritari a dialogare con le istituzioni europee, ma è anche indice di un certo realismo su quali siano i veri centri decisionali delle strategie che poi vengono fatte proprie dalla Ue. Che Merkel e Macron si prestino al gioco, d'alta parte, è talmente ovvio da non fare neppure notizia.
Ma perché Xi Jinping ha sentito improvvisamente il bisogno di confrontarsi con l'Europa sui dossier ambientali? Perché la Ue si prepara a tradurre la propria leadership mondiale in campo ecologico dalle parole ai fatti. E lo farà con un provvedimento, la carbon tax, che già spaventa i grandi inquinatori del Pianeta. Secondo le decisioni del vertice dello scorso luglio, che ha dato via al piano NextGenEu per i finanziamenti post-Covid, la carbon tax sarà una delle tasse europee grazie alle quali la Commissione potrà rimborsare le obbligazioni emesse per creare il Recovery Fund e gli altri strumenti finanziari anti-epidemia. Il Parlamento europeo ne ha già approvato il principio e la Commissione si prepara a presentare una proposta dettagliata in modo che il prelievo entri in funzione nel 2023.
L'idea alla base della carbon tax è semplice. Poiché l'Europa si è data regole più rigide e obiettivi più ambiziosi di quelli del resto del mondo in materia di riduzione delle emissioni, l'industria europea dovrà sobbarcarsi costi aggiuntivi per rispettare i nuovi parametri ambientali. Onde evitare una concorrenza sleale, e una possibile delocalizzazione delle nostre industrie, la Ue si tutelerà imponendo un dazio sulle merci in entrata prodotte con metodi che non rispettano i parametri comunitari. In questo modo si dovrebbe compensare, almeno in parte, il vantaggio competitivo dei Paesi che consentono produzioni altamente inquinanti, come la Cina, l'India o il Brasile ma anche, in certi settori, gli Stati Uniti.
Tutto questo, ovviamente, non piace a Xi Jinping. "La risposta al cambiamento climatico è una causa comune dell'umanità. Per questo non deve diventare una questione geopolitica o un pretesto per costruire barriere commerciali", ha detto il presidente cinese a Merkel e Macron prendendo solennemente l'impegno a raggiungere la neutralità di emissioni per il 2060 (dieci anni dopo la Ue) e lasciando intendere che la Cina è pronta a maggiori aperture per un clima commerciale "equo, giusto e non discriminatorio". In altre parole, dice Xi agli europei, lasciate perdere la carbon tax e noi vi offriremo un accesso più facile al nostro mercato.
La questione, come si può capire, è cruciale. E sicuramente se ne discuterà nelle prossime conferenze mondiali sul tema: il Cop15 sulla biodiversità, che si terrà proprio in Cina ad ottobre, e soprattutto il Cop26 sul clima, che si aprirà in Scozia a novembre e dove l'Italia avrà un ruolo essenziale come presidente del G7. D'altra parte, senza una carbon tax che difenda l'industria europea dalla concorrenza dei Paesi inquinanti, ben difficilmente la Ue potrebbe perseguire i propri obiettivi di riduzioni delle emissioni e conservare la leadership mondiale in un settore che ha al contempo una grande importanza economica e un'enorme rilevanza politica.
In contemporanea con l'incontro di Shanghai, a Pechino lo stesso Xi partecipava ad una teleconferenza con Angela Merkel ed Emmanuel Macron, sempre sulla questione della difesa dell'ambiente. Il fatto che il presidente cinese abbia scelto come interlocutori i leader dei due maggiori Paesi della Ue conferma la riluttanza dei poteri autoritari a dialogare con le istituzioni europee, ma è anche indice di un certo realismo su quali siano i veri centri decisionali delle strategie che poi vengono fatte proprie dalla Ue. Che Merkel e Macron si prestino al gioco, d'alta parte, è talmente ovvio da non fare neppure notizia.
Ma perché Xi Jinping ha sentito improvvisamente il bisogno di confrontarsi con l'Europa sui dossier ambientali? Perché la Ue si prepara a tradurre la propria leadership mondiale in campo ecologico dalle parole ai fatti. E lo farà con un provvedimento, la carbon tax, che già spaventa i grandi inquinatori del Pianeta. Secondo le decisioni del vertice dello scorso luglio, che ha dato via al piano NextGenEu per i finanziamenti post-Covid, la carbon tax sarà una delle tasse europee grazie alle quali la Commissione potrà rimborsare le obbligazioni emesse per creare il Recovery Fund e gli altri strumenti finanziari anti-epidemia. Il Parlamento europeo ne ha già approvato il principio e la Commissione si prepara a presentare una proposta dettagliata in modo che il prelievo entri in funzione nel 2023.
L'idea alla base della carbon tax è semplice. Poiché l'Europa si è data regole più rigide e obiettivi più ambiziosi di quelli del resto del mondo in materia di riduzione delle emissioni, l'industria europea dovrà sobbarcarsi costi aggiuntivi per rispettare i nuovi parametri ambientali. Onde evitare una concorrenza sleale, e una possibile delocalizzazione delle nostre industrie, la Ue si tutelerà imponendo un dazio sulle merci in entrata prodotte con metodi che non rispettano i parametri comunitari. In questo modo si dovrebbe compensare, almeno in parte, il vantaggio competitivo dei Paesi che consentono produzioni altamente inquinanti, come la Cina, l'India o il Brasile ma anche, in certi settori, gli Stati Uniti.
Tutto questo, ovviamente, non piace a Xi Jinping. "La risposta al cambiamento climatico è una causa comune dell'umanità. Per questo non deve diventare una questione geopolitica o un pretesto per costruire barriere commerciali", ha detto il presidente cinese a Merkel e Macron prendendo solennemente l'impegno a raggiungere la neutralità di emissioni per il 2060 (dieci anni dopo la Ue) e lasciando intendere che la Cina è pronta a maggiori aperture per un clima commerciale "equo, giusto e non discriminatorio". In altre parole, dice Xi agli europei, lasciate perdere la carbon tax e noi vi offriremo un accesso più facile al nostro mercato.
La questione, come si può capire, è cruciale. E sicuramente se ne discuterà nelle prossime conferenze mondiali sul tema: il Cop15 sulla biodiversità, che si terrà proprio in Cina ad ottobre, e soprattutto il Cop26 sul clima, che si aprirà in Scozia a novembre e dove l'Italia avrà un ruolo essenziale come presidente del G7. D'altra parte, senza una carbon tax che difenda l'industria europea dalla concorrenza dei Paesi inquinanti, ben difficilmente la Ue potrebbe perseguire i propri obiettivi di riduzioni delle emissioni e conservare la leadership mondiale in un settore che ha al contempo una grande importanza economica e un'enorme rilevanza politica.