Alla fine dell'anno, all'economia dell'area euro mancheranno 500 miliardi rispetto al Pil previsto prima della pandemia. Per raggiungere la piena occupazione, i miliardi che mancheranno sono almeno il doppio. Ciò nonostante, le politiche pubbliche, europee e nazionali, copriranno solo due terzi della perdita di reddito.
La risposta americana è molto diversa: l'economia dovrebbe recuperare tutto il reddito perduto entro quest'anno, ma già Washington sta pianificando spese pubbliche per altri 3mila miliardi circa. Se nel 2020 le risposte europea e americana erano simili, nel 2021 sono divergenti e forse, da un punto di vista tecnico, entrambe sbagliate.
In realtà, la questione non è affatto tecnica. Biden sta progettando un intervento trasformativo della società Usa. Se approvata, buona parte della spesa del 2021 sarà in programmi di assistenza e investimento che non si esauriranno in pochi anni e che richiederanno a…
La risposta americana è molto diversa: l'economia dovrebbe recuperare tutto il reddito perduto entro quest'anno, ma già Washington sta pianificando spese pubbliche per altri 3mila miliardi circa. Se nel 2020 le risposte europea e americana erano simili, nel 2021 sono divergenti e forse, da un punto di vista tecnico, entrambe sbagliate.
In realtà, la questione non è affatto tecnica. Biden sta progettando un intervento trasformativo della società Usa. Se approvata, buona parte della spesa del 2021 sarà in programmi di assistenza e investimento che non si esauriranno in pochi anni e che richiederanno a…
Alla fine dell'anno, all'economia dell'area euro mancheranno 500 miliardi rispetto al Pil previsto prima della pandemia. Per raggiungere la piena occupazione, i miliardi che mancheranno sono almeno il doppio. Ciò nonostante, le politiche pubbliche, europee e nazionali, copriranno solo due terzi della perdita di reddito.
La risposta americana è molto diversa: l'economia dovrebbe recuperare tutto il reddito perduto entro quest'anno, ma già Washington sta pianificando spese pubbliche per altri 3mila miliardi circa. Se nel 2020 le risposte europea e americana erano simili, nel 2021 sono divergenti e forse, da un punto di vista tecnico, entrambe sbagliate.
In realtà, la questione non è affatto tecnica. Biden sta progettando un intervento trasformativo della società Usa. Se approvata, buona parte della spesa del 2021 sarà in programmi di assistenza e investimento che non si esauriranno in pochi anni e che richiederanno aumenti di tassazione come non si vedevano da decenni.
Proprio nei giorni della scomparsa di John Williamson, cade quello che egli chiamò "il consenso di Washington": gli Stati non si dovrebbero indebitare troppo, né imporre tasse che disincentivino consumatori e investitori. Era un mondo in cui la domanda era potenzialmente infinita e l'offerta limitata e nella quale spettava alle banche centrali ricondurre la domanda nei limiti dell'offerta, mentre il ruolo del governo era di espandere l'offerta produttiva con tecnologia, flessibilità del lavoro e mobilità del capitale.
Oggi, data l'abbondanza di risparmio rispetto agli investimenti, è l'offerta a sembrare illimitata e la domanda insufficiente. Il compito dello Stato diventa quello di sostenere consumi e investimenti. Quanto al debito, negli ultimi trent'anni è sempre aumentato, eppure il suo costo (i tassi d'interesse) diminuiva mantenendolo sostenibile. Serviranno più tasse, ma Janet Yellen immagina che non sia un gran deterrente se crescono un po', così come non era un gran incentivo quando calavano.
Un'inversione così radicale non si vedeva dai tempi di Reagan. Le implicazioni politiche sono forti. Finché il risparmio è scarso, gli aiuti pubblici devono andare solo a chi ne ha reale bisogno e per indirizzarlo verso un nuovo impiego. Ma se il risparmio è eccessivo, è necessario sostenere i consumi e quindi gli aiuti possono essere dati a priori, come reddito universale. Inoltre, se la prospettiva è quella di una stagnazione perenne, allora forse non c'è molta differenza tra il lavoro produttivo e quello che ha un valore ma non un prezzo, come il volontariato o l'assistenza agli anziani in famiglia. Dal mondo degli incentivi verso quello dei bisogni.
Il piano Biden è una risposta politica ai problemi degli ultimi decenni, ma è temerario. Perché funzioni è necessario che i dubbi di Paul Samuelson e le certezze di Milton Friedman sull'inflazione che accelera non si realizzino. Inoltre, serve che gli americani accettino di pagare più tasse per compensare l'eventuale vuoto di crescita o l'aumento dei tassi d'interesse. Sono ipotesi forti e un fallimento segnerebbe la politica globale per anni.
A un occhio europeo, quello che colpisce di più è però l'impiego del bilancio a fini politici. Era politica anche la scelta di Reagan di ridurre le tasse, ma la dimensione dell'esperimento Biden è unica e tale da far sembrare l'Europa, preoccupata solo dai debiti, in disarmo volontario.
I 750 miliardi dell'Ue per la pandemia sono una risposta innovativa, ma priva di finalità politiche se non quella di digitalizzare e rendere più verde l'economia. Anche le dimensioni sono lontane da quelle necessarie a dare occupazione a tutti i cittadini. Da settembre gli europei dovranno ridiscutere le loro regole di bilancio, ma sembrano essere in una "trappola della diversità": il disagio istintivo per le disparità tra i Paesi rende poco utilizzabile il discorso politico sulla solidarietà anche all'interno di ogni Paese, come dimostra l'erosione dei partiti socialdemocratici.
La pandemia non sembra aver insegnato la sua dura lezione: i ritardi europei nell'acquisto dei vaccini sono in parte dovuti all'assenza di un bilancio comune adeguato da utilizzare per finalità condivise. Il mancato passaggio dalle regole al governo comune, dai limiti nazionali alle politiche europee, lo stiamo pagando in vite umane.
La risposta americana è molto diversa: l'economia dovrebbe recuperare tutto il reddito perduto entro quest'anno, ma già Washington sta pianificando spese pubbliche per altri 3mila miliardi circa. Se nel 2020 le risposte europea e americana erano simili, nel 2021 sono divergenti e forse, da un punto di vista tecnico, entrambe sbagliate.
In realtà, la questione non è affatto tecnica. Biden sta progettando un intervento trasformativo della società Usa. Se approvata, buona parte della spesa del 2021 sarà in programmi di assistenza e investimento che non si esauriranno in pochi anni e che richiederanno aumenti di tassazione come non si vedevano da decenni.
Proprio nei giorni della scomparsa di John Williamson, cade quello che egli chiamò "il consenso di Washington": gli Stati non si dovrebbero indebitare troppo, né imporre tasse che disincentivino consumatori e investitori. Era un mondo in cui la domanda era potenzialmente infinita e l'offerta limitata e nella quale spettava alle banche centrali ricondurre la domanda nei limiti dell'offerta, mentre il ruolo del governo era di espandere l'offerta produttiva con tecnologia, flessibilità del lavoro e mobilità del capitale.
Oggi, data l'abbondanza di risparmio rispetto agli investimenti, è l'offerta a sembrare illimitata e la domanda insufficiente. Il compito dello Stato diventa quello di sostenere consumi e investimenti. Quanto al debito, negli ultimi trent'anni è sempre aumentato, eppure il suo costo (i tassi d'interesse) diminuiva mantenendolo sostenibile. Serviranno più tasse, ma Janet Yellen immagina che non sia un gran deterrente se crescono un po', così come non era un gran incentivo quando calavano.
Un'inversione così radicale non si vedeva dai tempi di Reagan. Le implicazioni politiche sono forti. Finché il risparmio è scarso, gli aiuti pubblici devono andare solo a chi ne ha reale bisogno e per indirizzarlo verso un nuovo impiego. Ma se il risparmio è eccessivo, è necessario sostenere i consumi e quindi gli aiuti possono essere dati a priori, come reddito universale. Inoltre, se la prospettiva è quella di una stagnazione perenne, allora forse non c'è molta differenza tra il lavoro produttivo e quello che ha un valore ma non un prezzo, come il volontariato o l'assistenza agli anziani in famiglia. Dal mondo degli incentivi verso quello dei bisogni.
Il piano Biden è una risposta politica ai problemi degli ultimi decenni, ma è temerario. Perché funzioni è necessario che i dubbi di Paul Samuelson e le certezze di Milton Friedman sull'inflazione che accelera non si realizzino. Inoltre, serve che gli americani accettino di pagare più tasse per compensare l'eventuale vuoto di crescita o l'aumento dei tassi d'interesse. Sono ipotesi forti e un fallimento segnerebbe la politica globale per anni.
A un occhio europeo, quello che colpisce di più è però l'impiego del bilancio a fini politici. Era politica anche la scelta di Reagan di ridurre le tasse, ma la dimensione dell'esperimento Biden è unica e tale da far sembrare l'Europa, preoccupata solo dai debiti, in disarmo volontario.
I 750 miliardi dell'Ue per la pandemia sono una risposta innovativa, ma priva di finalità politiche se non quella di digitalizzare e rendere più verde l'economia. Anche le dimensioni sono lontane da quelle necessarie a dare occupazione a tutti i cittadini. Da settembre gli europei dovranno ridiscutere le loro regole di bilancio, ma sembrano essere in una "trappola della diversità": il disagio istintivo per le disparità tra i Paesi rende poco utilizzabile il discorso politico sulla solidarietà anche all'interno di ogni Paese, come dimostra l'erosione dei partiti socialdemocratici.
La pandemia non sembra aver insegnato la sua dura lezione: i ritardi europei nell'acquisto dei vaccini sono in parte dovuti all'assenza di un bilancio comune adeguato da utilizzare per finalità condivise. Il mancato passaggio dalle regole al governo comune, dai limiti nazionali alle politiche europee, lo stiamo pagando in vite umane.