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(ansa)

Non è più tempo di fiabe

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Il futuro dello sport
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"Il calcio -ama dire il mister Arrigo Sacchi- è la cosa più importante delle cose meno importanti" ma, all'annuncio di una possibile Superlega fra i club storici europei, il football si fa più centrale di Covid-19, crisi economica, seconda Guerra Fredda. Leader politici di rango, il commissario Ue Gentiloni, il premier britannico Johnson, il presidente Macron, Matteo Salvini e Enrico Letta, rivali uniti dai colori del Milan, si schierano per lo status quo. Dai social media, ultras, intellettuali pensosi, tifosi di vecchio conio, calciatori usi ai talk show, sinceri appassionati bocciano il progetto Superlega, evocando palloni di cuoio, campetti in periferia, maglie sdrucite da vecchie glorie.
Nessuno stupore, il calcio è fiaba, da oltre un secolo lega gente semplice e snob, creando memorie familiari e coinvolgendo nella passione donne e continenti prima lontani, Africa e Asia.

Per capire cosa sta accadendo, ci occorre dunque un esercizio diff…
"Il calcio -ama dire il mister Arrigo Sacchi- è la cosa più importante delle cose meno importanti" ma, all'annuncio di una possibile Superlega fra i club storici europei, il football si fa più centrale di Covid-19, crisi economica, seconda Guerra Fredda. Leader politici di rango, il commissario Ue Gentiloni, il premier britannico Johnson, il presidente Macron, Matteo Salvini e Enrico Letta, rivali uniti dai colori del Milan, si schierano per lo status quo. Dai social media, ultras, intellettuali pensosi, tifosi di vecchio conio, calciatori usi ai talk show, sinceri appassionati bocciano il progetto Superlega, evocando palloni di cuoio, campetti in periferia, maglie sdrucite da vecchie glorie.
Nessuno stupore, il calcio è fiaba, da oltre un secolo lega gente semplice e snob, creando memorie familiari e coinvolgendo nella passione donne e continenti prima lontani, Africa e Asia.

Per capire cosa sta accadendo, ci occorre dunque un esercizio difficile a tanti, me per primo, riporre l'animosità, ragionare con freddezza. I numeri del calcio 2021 son spietati, e bene li ha riassunti l'inchiesta di un team di grandi firme di Repubblica, coordinato da Carlo Bonini, "Il pallone bucato". "Il virus ha svuotato gli stadi, prosciugato i ricavi da marketing, raffreddato gli sponsor, messo in discussione il tesoro dei diritti tv... I tagli alle spese non bastano...a compensare la voragine nei conti aperta dalla pandemia...le maggiori leghe d'Europa - oltre all'Italia, la Premier inglese, la Liga spagnola, la Bundesliga tedesca, la Ligue 1 francese - sono in ginocchio...": compulsando il dossier del 12 novembre, si comprende come la pandemia brutalmente azzeri i trucchi contabili del calcio, plusvalenze farlocche, debiti spalmati sine die, costringendo ogni campionato a interrogarsi sulla realtà nuova. Curiosa reazione la nostra, siam stati chiusi in casa, sbarrando scuole, chiese, locali, teatri, cinema, perfino gli stadi, passando la vita davanti a maledetti meeting digitali, ma se il calcio, come lo conoscevamo da bambini, cambia formato, impugniamo la bandiera della squadra e marciamo sulla Bastiglia.

L'idea di una Superlega dei club titolati è antica, già nel 1998 la Uefa ammoniva Lorenzo Sanz, allora presidente del Real Madrid e il milanista Adriano Galliani, "Vi cacciamo!", in toni identici a quelli di Aleksander Ceferin, presidente Uefa in carica, che taccia pittoresco i presidenti secessionisti come "Serpenti nel cuore". Il mercato s'è fatto poi globale, il calcio opera ovunque e ovunque raccoglie capitali, mentre Fifa e Uefa, sotto la guida occhiuta di Blatter e Platini, han preferito comode burocrazie, pingui accordi, screziati di corruzione, nascondendo la mancanza di riforme con l'amore del pubblico, vedi Mondiali in Russia e Qatar, zero attenzione ai diritti umani.

Davvero si giocherà in Serie A senza Lukaku, Ronaldo, Ibra? Davvero le leggende del calcio inglese saran cancellate? Davvero il clasico Real-Barça verrà rottamato? Per piccato che sia, il presidente Ceferin sa che questo è un bluff, per far montare l'ira popolare contro club che l'austero Financial Times definisce "ribelli". Ma anche i presidenti della Superleague monitorano i sentimenti ostili sulla rete, e non rischieranno squalifiche, scontri con le Nazionali nell'anno dell'Europeo: vogliono risolvere la crisi di bilancio indotta dal Covid, non esacerbarla. Alex Kay-Jelski, direttore della rivista The Athletic, pronostica i prossimi passi: "Esce la notizia per pressare la Uefa. Tutti si arrabbiano. Gli insulti passano, perché gli investimenti son importanti. Si va a un accordo sulla riforma Champions...". I club secessionisti han perso nella stagione 2020-2021 un miliardo e 400 milioni di euro, con soli tre mesi sotto la tragedia Covid, situazione intenibile. Mercato e sport dovranno convivere, la finanziaria JPMorgan Chase promette finanziamenti per infrastrutture pari a 3,25 miliardi di euro e i club "ribelli" offrono alle Leghe nazionali "risarcimenti" di mezzo miliardo. In Italia non riusciamo a costruire nuovi stadi a Milano, Roma e Firenze, i fondi sono ossigeno. La realtà ha parlato ieri, con il titolo in Borsa del Manchester United volare del 9% e quello della Juventus del 19%. Disney, Amazon, Facebook, Comcast sono pronti a condividere le sfide del nuovo football, e sarà impossibile fare a meno delle loro piattaforme digitali di contenuti.

Il mondo post Covid è da immaginare da capo, calcio compreso, le nostalgie struggono, non costruiscono il futuro. Serve evitare l'escalation narcisista degli ego e rimettere il pallone al centro del campo. Il nostro batticuore è anima dello sport, ma senza business e tecnologie, spenti dal virus i riflettori negli stadi, non avremmo visto più un derby, perfino l'urlo liberatorio "Goool" strozzato in silenzio.
 
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