✕
(ansa)

Due sovrani, oltre il diritto

Cosa accomuna (nell'errore) Grillo e Salvini
2 minuti di lettura
Grillo e Salvini hanno entrambi problemi giudiziari: a diverso titolo, di diversa qualità. E diverse sono anche le loro reazioni, meritevoli tuttavia di essere analizzate anche per ciò che hanno in comune.

Da una parte abbiamo un leader carismatico, che esibisce in un video la propria furiosa reazione davanti all'ipotesi che suo figlio sia rinviato a giudizio per stupro. Il bersaglio polemico è la magistratura, delegittimata come portatrice di istanze politiche, e anche la giovane denunciante. Le implicazioni morali, politiche e di costume del video di Grillo sono in corso: si è mossa la Associazione Nazionale Magistrati per respingere le accuse di politicizzazione dell'azione giudiziaria, si è mossa un sottosegretario alla Giustizia per polemizzare con l'avvocato difensore della ragazza (ricevendone querela); si sono avanzate illazioni sulla tempistica delle indagini intorno al presunto stupro; si suppone che il caso avrà ripercu…
Grillo e Salvini hanno entrambi problemi giudiziari: a diverso titolo, di diversa qualità. E diverse sono anche le loro reazioni, meritevoli tuttavia di essere analizzate anche per ciò che hanno in comune.

Da una parte abbiamo un leader carismatico, che esibisce in un video la propria furiosa reazione davanti all'ipotesi che suo figlio sia rinviato a giudizio per stupro. Il bersaglio polemico è la magistratura, delegittimata come portatrice di istanze politiche, e anche la giovane denunciante. Le implicazioni morali, politiche e di costume del video di Grillo sono in corso: si è mossa la Associazione Nazionale Magistrati per respingere le accuse di politicizzazione dell'azione giudiziaria, si è mossa un sottosegretario alla Giustizia per polemizzare con l'avvocato difensore della ragazza (ricevendone querela); si sono avanzate illazioni sulla tempistica delle indagini intorno al presunto stupro; si suppone che il caso avrà ripercussioni sulla evoluzione del M5S.

I commenti più benevoli su Grillo ne circoscrivono la reazione all'ambito privato: lo sfogo rabbioso di un genitore che protegge con ogni mezzo il figlio minacciato. Eppure, questa presunta dimensione privata dell'ira del padre implica la rivendicazione di una sorta di potere patriarcale sovrano che si mette in proprio, che si sostituisce alla giustizia pubblica: la famiglia diventa l'orizzonte della vita associata, la fonte della legittimità. La diffidenza populista verso il diritto, verso la regolazione normativa impersonale ed extra-familiare dei rapporti umani, della quale si mette sempre in dubbio l'imparzialità, si manifesta, qui, su base apertamente e deliberatamente privatistica. Di un "privato" arcaico, che si pone come il potere di un'istanza fortemente politica ma non pubblica: il diritto è il dovere del patriarca di sottrarre un membro del gruppo alla violenza esterna, che per quanto si presenti con le ragioni universali del diritto è anch'essa particolare, espressione di una tribù ostile.

Dall'altra parte c'è la vicenda di Salvini, rinviato a giudizio per sequestro di persona nel caso Open Arms. Al di là del fatto che esiste la presunzione d'innocenza, ed al di là della tesi difensiva che nega si possa parlare di sequestro di persona dato che la nave dell'Ong avrebbe potuto accedere ad altri porti, è interessante che Salvini sostenga che la gestione della vicenda sarebbe un atto politico (dell'intero governo, per di più), in quanto tale "insindacabile in sede giurisdizionale". Diritto, qui, non è tanto il sottrarre un individuo particolare alla giustizia, ma è anzi il dovere (di un singolo ministro o di un intero governo) di sommergerlo nell'onda gigantesca della politica.

Se con Grillo entrava in gioco l'insindacabilità della famiglia, qui si tratta dell'insindacabilità della politica. Concetto in sé condivisibile: ma che non può significare che la politica sia sempre superiore all'ordinamento. Anzi è vero il contrario; certo, la fonte della legittimità della politica sta nel popolo sovrano, ma l'esecuzione di una linea politica precisa esige pratiche e procedure istituzionali, che devono rispettare la legge. Se ciò non avviene, siamo davanti a due ipotesi: o un reato, o un caso d'eccezione. Del primo giudicano, appunto, i tribunali; e il secondo implica che l'ordinamento debba essere sospeso o forzato per far fronte a una estrema necessità; un'ipotesi sproporzionata, in queste circostanze, anche se, come fa Salvini, si enfatizza la vicenda Open Arms come una difesa della Patria.
Anche dietro l'insindacabilità della politica fa capolino il populismo. È sufficiente che una linea politica abbia avuto il favore del popolo, o difenda il popolo da qualche pericolo - reale o presunto - , perché sia esente da controlli e limiti. Il populismo, anche qui, non è anti-politico; e anzi si caratterizza per una valenza iper-politica.

Dal "basso" della famiglia all'alto dello Stato; dal patriarca sovrano in nome della famiglia al politico sovrano in nome del popolo; due posizioni fondate su due diverse legittimità, che hanno in comune la difficoltà a comprendere il delicato equilibrio tra particolare e universale, tra potere e norma; e che corrono il rischio di precipitare l'una nell'impunità, l'altra nell'arbitrio. Con tanti saluti a quell'equilibrio fra legittimità e legalità che chiamiamo "giustizia".