M5S a rischio di estinzione
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniLa scissione di Davide Casaleggio, gestore della piattaforma Rousseau, è la più atipica di sempre. E la confusione proprietaria non è estranea alla confusione politica del Movimento 5 stelle
Quando il M5S era in auge, e le urne traboccavano di voti, e i social di militanti più o meno esagitati, e la classe dirigente rivendicava il turismo della politica, due mandati e lasciamo il posto ai nuovi "portavoce" del popolo, pochi osservatori avevano già posto ai rampanti grillini una questione cruciale: vi sembra normale avere un partito in cui i due ruoli principali - quello del fondatore Beppe Grillo e quello dell'ideologo Gianroberto Casaleggio - non sono né contendibili né sottoposti ad alcun vincolo o controllo interno? Può un partito che aspira a governare il Paese, come poi è accaduto, essere di fatto posseduto ed eterodiretto da una srl e da un Elevato? Che democrazia può garantire un Movimento che rinuncia preventivamente a esercitarla al proprio interno? Chi sollevava questi interrogativi aveva dal M5S risposte oscillanti tra lo sprezzo e il dileggio. Erano anni, del resto, in cui il blog di Grillo aveva u…
Quando il M5S era in auge, e le urne traboccavano di voti, e i social di militanti più o meno esagitati, e la classe dirigente rivendicava il turismo della politica, due mandati e lasciamo il posto ai nuovi "portavoce" del popolo, pochi osservatori avevano già posto ai rampanti grillini una questione cruciale: vi sembra normale avere un partito in cui i due ruoli principali - quello del fondatore Beppe Grillo e quello dell'ideologo Gianroberto Casaleggio - non sono né contendibili né sottoposti ad alcun vincolo o controllo interno? Può un partito che aspira a governare il Paese, come poi è accaduto, essere di fatto posseduto ed eterodiretto da una srl e da un Elevato? Che democrazia può garantire un Movimento che rinuncia preventivamente a esercitarla al proprio interno? Chi sollevava questi interrogativi aveva dal M5S risposte oscillanti tra lo sprezzo e il dileggio. Erano anni, del resto, in cui il blog di Grillo aveva un quotidiano spazio riservato alla gogna per i nemici.
Forse ora, dopo aver capito i rudimenti della politica, della giustizia e in taluni casi della buona educazione, i grillini hanno inteso anche il senso di quelle questioni. La scissione di Davide Casaleggio, gestore della piattaforma Rousseau per diritto ereditario, è la più atipica di sempre, seppure in un Paese dove esiste una casistica di scissioni politiche che non ha eguali nel mondo: non c'è una divisione su temi strategici, di posizionamento, di programma, di visione. Somiglia più a una lite societaria, dove i creatori di un sistema di controllo a scatole cinesi non riescono più a venire a capo della titolarità dell'azienda e si combattono in tribunale (cosa che probabilmente avverrà in senso letterale) rinfacciandosi crediti e debiti, clausole e commi. Il simbolo è di Grillo, la gestione però di Casaleggio, i dati degli iscritti sono in pancia all'Associazione Rousseau, di cui Casaleggio è padrone e signore, Giuseppe Conte sta lavorando a un nuovo Statuto ma nel frattempo non si sa come eleggerlo leader perché la piattaforma Rousseau non è più disponibile e comunque, nel caso, sarebbe obbligata a eleggere il nuovo direttorio a cinque che gli iscritti avevano deliberato e che è rimasto lettera morta, mentre il reggente Vito Crimi è reggente secondo Crimi e reggente decaduto secondo i casaleggiani. Beato chi riesce a orientarsi in quello che avrebbe dovuto essere il tempio della democrazia diretta. Siamo al paradosso che Casaleggio lascia ma gli iscritti restano con lui dato che, appunto, il Movimento non ne possiede i dati.
Questa confusione proprietaria non è estranea alla confusione politica che agita il M5S, diviso tra chi ne auspica la rigenerazione nel campo progressista (Fico, Patuanelli), chi sogna un futuro centrista da ago della bilancia (Di Maio) e chi rimpiange la fine dell'intesa sovranista con la Lega (Di Battista, che al momento è fuori pure da lui). I gruppi parlamentari italiani ed europei perdono pezzi ogni giorno e la caratteristica che contraddistingue la diaspora grillina è che semina in ogni direzione: nel Parlamento italiano non c'è gruppo, dall'ultrasinistra all'ultradestra passando per ogni singolo partito e partitino, che non ospiti almeno un transfuga grillino. La prova, superflua, che il Movimento non è contro l'idea che esistano ancora destra e sinistra, è contro l'idea e basta, nega il concetto che l'associazionismo politico abbia una base culturale e valoriale condivisa. Il che, d'altra parte, è sempre stata una caratteristica strutturale di ogni forza politica fondata su basi qualunquiste e capace dunque di raccogliere in una prima fase adesioni di ogni genere.
Un problema anche per il Pd, che ha scelto di fare un pezzo di strada insieme al M5S, spinto da inevitabili considerazioni matematiche (senza grillini la sfida al centrodestra tripartito è persa in partenza) ma che non ha mai affrontato fino in fondo la questione della compatibilità politica, nell'illusione che si trattasse solo di far uscire una leggendaria (nel senso di fantastica) anima antica del Movimento, come fosse una vecchia tinta coperta da altre mani di vernice da riportare alla luce. Ma invece quello che si sta dissolvendo in queste ore è proprio il vecchio Movimento delle origini, costruito con disciplina e organigramma settario, e non è per nulla chiaro cosa ne prenderà il posto.
Nella sua costante denigrazione della politica tradizionale il Movimento ha creato una forma alternativa di associazione politica, distopica come il video nel quale Casaleggio senior profetizzava nei decenni a venire l'estinzione di partiti, Parlamenti e Stati, anche se al momento l'unica estinzione possibile pare proprio quella politica del M5S.
Forse ora, dopo aver capito i rudimenti della politica, della giustizia e in taluni casi della buona educazione, i grillini hanno inteso anche il senso di quelle questioni. La scissione di Davide Casaleggio, gestore della piattaforma Rousseau per diritto ereditario, è la più atipica di sempre, seppure in un Paese dove esiste una casistica di scissioni politiche che non ha eguali nel mondo: non c'è una divisione su temi strategici, di posizionamento, di programma, di visione. Somiglia più a una lite societaria, dove i creatori di un sistema di controllo a scatole cinesi non riescono più a venire a capo della titolarità dell'azienda e si combattono in tribunale (cosa che probabilmente avverrà in senso letterale) rinfacciandosi crediti e debiti, clausole e commi. Il simbolo è di Grillo, la gestione però di Casaleggio, i dati degli iscritti sono in pancia all'Associazione Rousseau, di cui Casaleggio è padrone e signore, Giuseppe Conte sta lavorando a un nuovo Statuto ma nel frattempo non si sa come eleggerlo leader perché la piattaforma Rousseau non è più disponibile e comunque, nel caso, sarebbe obbligata a eleggere il nuovo direttorio a cinque che gli iscritti avevano deliberato e che è rimasto lettera morta, mentre il reggente Vito Crimi è reggente secondo Crimi e reggente decaduto secondo i casaleggiani. Beato chi riesce a orientarsi in quello che avrebbe dovuto essere il tempio della democrazia diretta. Siamo al paradosso che Casaleggio lascia ma gli iscritti restano con lui dato che, appunto, il Movimento non ne possiede i dati.
Questa confusione proprietaria non è estranea alla confusione politica che agita il M5S, diviso tra chi ne auspica la rigenerazione nel campo progressista (Fico, Patuanelli), chi sogna un futuro centrista da ago della bilancia (Di Maio) e chi rimpiange la fine dell'intesa sovranista con la Lega (Di Battista, che al momento è fuori pure da lui). I gruppi parlamentari italiani ed europei perdono pezzi ogni giorno e la caratteristica che contraddistingue la diaspora grillina è che semina in ogni direzione: nel Parlamento italiano non c'è gruppo, dall'ultrasinistra all'ultradestra passando per ogni singolo partito e partitino, che non ospiti almeno un transfuga grillino. La prova, superflua, che il Movimento non è contro l'idea che esistano ancora destra e sinistra, è contro l'idea e basta, nega il concetto che l'associazionismo politico abbia una base culturale e valoriale condivisa. Il che, d'altra parte, è sempre stata una caratteristica strutturale di ogni forza politica fondata su basi qualunquiste e capace dunque di raccogliere in una prima fase adesioni di ogni genere.
Un problema anche per il Pd, che ha scelto di fare un pezzo di strada insieme al M5S, spinto da inevitabili considerazioni matematiche (senza grillini la sfida al centrodestra tripartito è persa in partenza) ma che non ha mai affrontato fino in fondo la questione della compatibilità politica, nell'illusione che si trattasse solo di far uscire una leggendaria (nel senso di fantastica) anima antica del Movimento, come fosse una vecchia tinta coperta da altre mani di vernice da riportare alla luce. Ma invece quello che si sta dissolvendo in queste ore è proprio il vecchio Movimento delle origini, costruito con disciplina e organigramma settario, e non è per nulla chiaro cosa ne prenderà il posto.
Nella sua costante denigrazione della politica tradizionale il Movimento ha creato una forma alternativa di associazione politica, distopica come il video nel quale Casaleggio senior profetizzava nei decenni a venire l'estinzione di partiti, Parlamenti e Stati, anche se al momento l'unica estinzione possibile pare proprio quella politica del M5S.