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Boulevard Dëshmorët e Kombit, Tirana, Albania (afp)

Balcani, destino da riscrivere

Una regione punto di incontro tra Occidente e Oriente, est e ovest, crogiuolo di popoli, etnie, culture, religioni, alfabeti che hanno dato luogo nei secoli a feconde epoche di convivenza, ma anche a sanguinosi conflitti
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Quando 25 anni fa con la pace di Dayton si mise fine alle guerre balcaniche la comunità internazionale indicò nell’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche l’obiettivo strategico per dare stabilità e sicurezza ai Balcani Occidentali. Un cammino che portò l’Unione Europea a integrare Slovenia nel 2004 e Croazia nel 2013, paesi a cui aprì le sue porte anche la Nato integrandovi inoltre Montenegro, Albania e Macedonia del Nord. Un percorso che suscitò nelle capitali dei Balcani Occidentali l’aspettativa di una rapida integrazione nell’Unione Europea. Le cose non sono andate così.

La crisi economica che ha colpito l’Europa dal 2008 al 2015 e le molte turbolenze vissute in questi anni dall’Unione Europea — da Brexit alle divergenze sulle politiche di bilancio, dalla crisi ucraina alla emergenza migranti — hanno via via dilazionato nel tempo l’accoglimento delle nazioni balcan…
Quando 25 anni fa con la pace di Dayton si mise fine alle guerre balcaniche la comunità internazionale indicò nell’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche l’obiettivo strategico per dare stabilità e sicurezza ai Balcani Occidentali. Un cammino che portò l’Unione Europea a integrare Slovenia nel 2004 e Croazia nel 2013, paesi a cui aprì le sue porte anche la Nato integrandovi inoltre Montenegro, Albania e Macedonia del Nord. Un percorso che suscitò nelle capitali dei Balcani Occidentali l’aspettativa di una rapida integrazione nell’Unione Europea. Le cose non sono andate così.

La crisi economica che ha colpito l’Europa dal 2008 al 2015 e le molte turbolenze vissute in questi anni dall’Unione Europea — da Brexit alle divergenze sulle politiche di bilancio, dalla crisi ucraina alla emergenza migranti — hanno via via dilazionato nel tempo l’accoglimento delle nazioni balcaniche, suscitando delusioni e frustrazioni e il riemergere di pulsioni nazionalistiche che già tante tragedie hanno provocato in quelle terre. Una regione punto di incontro tra Occidente e Oriente, est e ovest, crogiuolo di popoli, etnie, culture, religioni, alfabeti che hanno dato luogo nei secoli a feconde epoche di convivenza, ma anche a sanguinosi conflitti.

Di fronte a una identità così complessa spesso sorge la domanda “ma perché dobbiamo integrare paesi così rischiosi?” La risposta sta nelle cose. Per secoli ciascun popolo balcanico ha pensato il suo futuro contro il vicino. L’integrazione europea offre la possibilità di ribaltare questa visione sollecitando ogni nazione dei Balcani a costruire il proprio futuro insieme al vicino. È l’integrazione che può ancorare stabilmente la Serbia all’Europa, sanando le ferite del ‘99. È la prospettiva dell’integrazione che ha convinto Skopje e Atene all’accordo sulla denominazione “Nord Macedonia”. È l’ingresso in Europa che può sollecitare Belgrado e Pristina a normalizzare i loro rapporti. Così come l’integrazione europea è essenziale per consentire alla Bosnia-Erzegovina di consolidare la sua identità statuale pluricomunitaria, sempre esposta a rischi di separazioni. Ed è l’integrazione che può offrire a tutti i paesi della regione la possibilità di superare le aspre conflittualità politiche interne, realizzando le riforme in materia di stato di diritto, indipendenza della magistratura e dell’informazione, lotta alla corruzione, tutela delle minoranze richieste dall’Unione Europea.

È dunque tempo di un rilancio del processo di integrazione dei Balcani Occidentali con una road map che preveda l’accelerazione dei negoziati avviati con Montenegro e Serbia, la convocazione delle conferenze intergovernative per avviarli con Albania e Macedonia del Nord, il riconoscimento alla Bosnia-Erzegovina dello status di candidato e l’indicazione di una prospettiva per il Kosovo.

Un cambio di passo è tanto più necessario per far fronte alle sfide comuni: i Balcani Occidentali devono essere parte dello spazio europeo di approvvigionamento dei vaccini per superare il Covid 19 e i programmi europei su green economy, digitalizzazione, ricerca e innovazione, modernizzazione infrastrutturale devono essere riferimento anche per il piano economico e d’investimento di 28 miliardi di euro per i Balcani Occidentali proposto dalla Commissione Europea, un passo importante che contribuisce a colmare più rapidamente il divario economico e sociale con l’Unione Europea. Dobbiamo anche assicurare che il “Nuovo patto per le migrazioni e l’asilo” proposto dalla Commissione Europea coinvolga i paesi della regione. La crescente presenza nella regione di altri attori internazionali sollecita la Ue a coinvolgere i paesi balcanici nelle politiche estere e di sicurezza a beneficio della stabilità di tutto il continente europeo.

È un obiettivo che richiama la responsabilità delle istituzioni europee, dei governi e anche dei Parlamenti nazionali che — raccogliendo la sollecitazione più volte espressa dal Parlamento Europeo — devono sostenere e accompagnare il percorso di integrazione europea dei Balcani Occidentali, passaggio decisivo nel completamento di quel grande disegno perseguito dall’89 ad oggi che è l’unificazione dell’Europa in nome di valori di pace, libertà, democrazia, stabilità e prosperità.

Piero Fassino, presidente della Commissione esteri della Camera

Olivér Várhelyi, Commissario Ue per il Vicinato e l’allargamento

Intervento in occasione della Conferenza interparlamentare “Balcani Occidentali: tra multipolarismo e processo di integrazione europea” prevista domani alla Camera dei deputati