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Il presidente del Consiglio Mario Draghi (ansa)

Recovery, la zona grigia dell’Italia

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Un pregiudizio riaffora con regolarità a Bruxelles sugli impegni presi da Roma. È un sospetto che viene da lontano. Draghi gioca ora la carta per cui il suo esecutivo è nato: la personale credibilità
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Un certo pregiudizio anti-italiano riaffiora con regolarità in Europa. C'è una domanda che tutti - o quasi - i nostri partner dell'Unione si pongono e ci pongono: ce la farete? Rispetterete gli impegni presi? Si tratta di un sospetto che viene da lontano. Sono i dubbi che hanno accompagnato la nostra - e la loro - storia recente. E spesso prende la forma di un riflesso condizionato a cui l'Italia stessa ha contribuito, per così dire, fattivamente. Circa due secoli fa Camillo Benso di Cavour ammetteva senza troppi fronzoli: "Siamo una nazione di secondo ordine". Riferendosi in particolare al nostro peso politico nel Continente.

Quel preconcetto, però, a volte si rivela e viene utilizzato pretestuosamente. Questa volta ha riguardato il Recovery Plan, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo scontro, infatti, che si è consumato tra il governo italiano e la Commissione di Bruxelles appare in larga parte frutto di una speculaz…
Un certo pregiudizio anti-italiano riaffiora con regolarità in Europa. C'è una domanda che tutti - o quasi - i nostri partner dell'Unione si pongono e ci pongono: ce la farete? Rispetterete gli impegni presi? Si tratta di un sospetto che viene da lontano. Sono i dubbi che hanno accompagnato la nostra - e la loro - storia recente. E spesso prende la forma di un riflesso condizionato a cui l'Italia stessa ha contribuito, per così dire, fattivamente. Circa due secoli fa Camillo Benso di Cavour ammetteva senza troppi fronzoli: "Siamo una nazione di secondo ordine". Riferendosi in particolare al nostro peso politico nel Continente.

Quel preconcetto, però, a volte si rivela e viene utilizzato pretestuosamente. Questa volta ha riguardato il Recovery Plan, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo scontro, infatti, che si è consumato tra il governo italiano e la Commissione di Bruxelles appare in larga parte frutto di una speculazione. Che ha avuto un epicentro principale: la commissaria danese alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Nelle normali interlocuzioni con i vertici europei per la definizione del Next Generation Eu, è stata lei a presentare il maggior numero di perplessità e a bloccare per 24 ore il varo del documento finale. Il retaggio delle recenti polemiche sul caso Alitalia con il ministro leghista Giorgetti sembra dunque aver lasciato uno strascico. E una componente dell'Unione non resiste alla tentazione di tenere l'Italia in una specie di area grigia. Non a caso la proposta più insistita che i mediatori italiani hanno ricevuto in queste ore era: prendetevi un altro mese prima di darci il Pnrr. Obiettivo: mettere di nuovo l'Italia nell'angolo della punizione mentre Francia, Germania e Spagna depositavano entro il regolare termine del 30 aprile il loro elaborato. Magari per qualcuno anche con l'auspicio di sterilizzare una qualsiasi forma di concorrenziale rinascita industriale del Paese.
Intendiamoci: il Piano italiano è stato pesantemente in ritardo fino a febbraio scorso. Il Parlamento ha approvato la prima formulazione solo un mese fa. L'attuale esecutivo lo ha sostanzialmente rifatto in queste settimane. I punti più dolenti concernevano il capitolo Giustizia con le riforme riguardanti in particolare il processo civile e quello fallimentare, e la parte che rivede lo snellimento e le procedure burocratico-amministrative per realizzare i progetti e le grandi opere.

Draghi, dunque, per la prima volta ha giocato la carta per cui il suo gabinetto è nato poco più di due mesi fa: la personale credibilità. Una sorta di ombrello protettivo che copre anche le liti che con frequenza si registrano nella maggioranza. Salvini, ad esempio, rischia di diventare un virus che genera la malattia dell'instabilità e delle elezioni anticipate. Seguito dalla reazione, nel caso di questi giorni, dell'M5S. I grillini hanno fatto sentire la loro voce dopo mesi di silenzio sul Superbonus edilizio. Ormai tutti sanno che la lite è già stata disinnescata: proroga subito al 2022 e successiva estensione al 2023 con la prossima legge di Bilancio. Ma tutto è finalizzato a costruire un contraltare della Lega.

Il curriculum del premier, allora, sta diventando una fideiussione politica. Da esporre in Italia e a Bruxelles. Ed è proprio questo il motivo per cui Sergio Mattarella lo ha proposto alla presidenza del Consiglio. Ed è stato proprio questo l'argomento utilizzato nel colloquio con la presidente della Commissione Von der Leyen. Il Pnrr alla fine sarà approvato in via definitiva la settimana prossima dal Consiglio dei ministri e trasmesso il 30 aprile a Bruxelles. Anche perché i più assennati in Europa hanno capito che l'Italia si sta giocando con questo governo una delle sue ultime chance. In caso di fallimento torneremo ad essere "una nazione di secondo ordine" ma anche una bomba ad orologeria per l'Ue, per l'euro e per il mercato continentale degli scambi commerciali. Forse, però, non tutti nell'Unione l'hanno inteso fino in fondo.