Con il procedere della campagna vaccinale si inizia finalmente a intravedere un ritorno alla normalità. Dobbiamo però essere consapevoli che sarà una normalità diversa da quella precedente l'insorgere di Covid 19. Rimarrà il problema di proteggere gli individui fragili, ovvero quanti per la loro specifica condizione non avranno potuto vaccinarsi. Invece quanti, pur potendolo, non avranno voluto vaccinarsi si dovranno assumere le proprie responsabilità ed essere consapevoli dei rischi che correranno (e magari anche di quelli che faranno correre agli individui fragili di cui sopra). Ma anche per i vaccinati, la protezione da Covid non sarà mai completa. Il rischio di contrarlo e soffrire sintomi gravi sarà molto basso, ma vi sarà - e siccome si tratta come sappiamo di un'infezione altamente diffusibile, difficilmente le vittime del Covid tra i vaccinati resteranno un caso teorico o quasi.
In altre parole, Covid rima…
In altre parole, Covid rima…
Con il procedere della campagna vaccinale si inizia finalmente a intravedere un ritorno alla normalità. Dobbiamo però essere consapevoli che sarà una normalità diversa da quella precedente l'insorgere di Covid 19. Rimarrà il problema di proteggere gli individui fragili, ovvero quanti per la loro specifica condizione non avranno potuto vaccinarsi. Invece quanti, pur potendolo, non avranno voluto vaccinarsi si dovranno assumere le proprie responsabilità ed essere consapevoli dei rischi che correranno (e magari anche di quelli che faranno correre agli individui fragili di cui sopra). Ma anche per i vaccinati, la protezione da Covid non sarà mai completa. Il rischio di contrarlo e soffrire sintomi gravi sarà molto basso, ma vi sarà - e siccome si tratta come sappiamo di un'infezione altamente diffusibile, difficilmente le vittime del Covid tra i vaccinati resteranno un caso teorico o quasi.
In altre parole, Covid rimarrà con noi, uno sgradevole compagno che si aggiungerà alla lista delle "normali" cause di morte. Esattamente come è avvenuto molte volte in passato. Per limitarci all'età contemporanea, quindi a un mondo e a una società non troppo dissimili dai nostri, nel corso del ventesimo secolo vi furono almeno tre pandemie influenzali gravi: oltre alla Spagnola del 1918-19, la cosiddetta "asiatica" del 1957-58 e l'influenza di Hong Kong del 1968-69. Nel corso del diciannovesimo secolo si contano almeno cinque pandemie causate da malattie simil-influenzali di portata continentale o globale. Diciamo "simil" influenzali perché solitamente attribuite a un qualche tipo di virus dell'influenza - che però la scienza medica dell'epoca non era in grado di identificare.
Rimaniamo dunque in uno stato d'incertezza che ha anche risvolti negativi per la comprensione della crisi attuale. Infatti alcuni sospettano che la peggiore di queste pandemie ottocentesche, quella del 1889-90 che causò almeno 250,000 vittime in Europa (quando la popolazione era poco oltre la metà di quella attuale e in media molto più giovane) potrebbe essere stata causata da un virus completamente diverso. Forse proprio un coronavirus, visto che studi filogenetici suggeriscono che l'antenato del patogeno responsabile della Sars del 2003 abbia fatto la sua prima comparsa attorno al 1890. I sintomi registrati nel 1889-90, peraltro, avevano forti similarità con quelli di Covid 19.
Se davvero la pandemia del 1889-90 fu causata da un coronavirus, come se ne uscì? Semplice: con l'immunità acquisita naturalmente da quanti erano entrati in contatto con la malattia e con tante vittime, sostanzialmente tutte quelle che il virus fu capace di causare. Oggi vi è una netta differenza: l'immunità può essere acquisita artificialmente, tramite un vaccino. La campagna vaccinale ridurrà drasticamente il numero di vittime finali rispetto a quelle che Covid 19 (un virus certamente più pericoloso del suo possibile parente ottocentesco) avrebbe potuto causare altrimenti. Proprio per questo la nuova normalità sarà tanto più simile a quella vecchia, quanto maggiore la proporzione della popolazione vaccinata. Chi confida nella cosiddetta immunità di gregge e pensa di rifiutare il vaccino dovrebbe tenere presente che si tratta di una nozione di tipo statistico (probabilità di contagio) che non corrisponde all'eradicazione della malattia.
E tuttavia, il punto forse più importante su cui riflettere è che nella nuova normalità, a causa del persistere di Covid 19, almeno per alcuni anni è probabile che il rischio complessivo di morte o di malattia invalidante sarà un po' più elevato rispetto al passato. È difficile immaginare che, una volta conclusa la campagna vaccinale, le società occidentali possano tollerare il permanere di forti restrizioni ai comportamenti individuali, salvo qualche motivato correttivo a vantaggio dei più fragili.
Possiamo forse consolarci al pensiero che gli anziani di oggi hanno beneficiato, sino all'insorgere di Covid 19, di uno dei periodi epidemiologicamente più favorevoli della storia dell'umanità. Ma soprattutto, possiamo essere fieri del fatto di avere una maggiore capacità scientifica e organizzativa di contrasto alle sfide pandemiche rispetto ai nostri antenati, e al tempo stesso prendere esempio da loro per guardare con coraggio al futuro.
In altre parole, Covid rimarrà con noi, uno sgradevole compagno che si aggiungerà alla lista delle "normali" cause di morte. Esattamente come è avvenuto molte volte in passato. Per limitarci all'età contemporanea, quindi a un mondo e a una società non troppo dissimili dai nostri, nel corso del ventesimo secolo vi furono almeno tre pandemie influenzali gravi: oltre alla Spagnola del 1918-19, la cosiddetta "asiatica" del 1957-58 e l'influenza di Hong Kong del 1968-69. Nel corso del diciannovesimo secolo si contano almeno cinque pandemie causate da malattie simil-influenzali di portata continentale o globale. Diciamo "simil" influenzali perché solitamente attribuite a un qualche tipo di virus dell'influenza - che però la scienza medica dell'epoca non era in grado di identificare.
Rimaniamo dunque in uno stato d'incertezza che ha anche risvolti negativi per la comprensione della crisi attuale. Infatti alcuni sospettano che la peggiore di queste pandemie ottocentesche, quella del 1889-90 che causò almeno 250,000 vittime in Europa (quando la popolazione era poco oltre la metà di quella attuale e in media molto più giovane) potrebbe essere stata causata da un virus completamente diverso. Forse proprio un coronavirus, visto che studi filogenetici suggeriscono che l'antenato del patogeno responsabile della Sars del 2003 abbia fatto la sua prima comparsa attorno al 1890. I sintomi registrati nel 1889-90, peraltro, avevano forti similarità con quelli di Covid 19.
Se davvero la pandemia del 1889-90 fu causata da un coronavirus, come se ne uscì? Semplice: con l'immunità acquisita naturalmente da quanti erano entrati in contatto con la malattia e con tante vittime, sostanzialmente tutte quelle che il virus fu capace di causare. Oggi vi è una netta differenza: l'immunità può essere acquisita artificialmente, tramite un vaccino. La campagna vaccinale ridurrà drasticamente il numero di vittime finali rispetto a quelle che Covid 19 (un virus certamente più pericoloso del suo possibile parente ottocentesco) avrebbe potuto causare altrimenti. Proprio per questo la nuova normalità sarà tanto più simile a quella vecchia, quanto maggiore la proporzione della popolazione vaccinata. Chi confida nella cosiddetta immunità di gregge e pensa di rifiutare il vaccino dovrebbe tenere presente che si tratta di una nozione di tipo statistico (probabilità di contagio) che non corrisponde all'eradicazione della malattia.
E tuttavia, il punto forse più importante su cui riflettere è che nella nuova normalità, a causa del persistere di Covid 19, almeno per alcuni anni è probabile che il rischio complessivo di morte o di malattia invalidante sarà un po' più elevato rispetto al passato. È difficile immaginare che, una volta conclusa la campagna vaccinale, le società occidentali possano tollerare il permanere di forti restrizioni ai comportamenti individuali, salvo qualche motivato correttivo a vantaggio dei più fragili.
Possiamo forse consolarci al pensiero che gli anziani di oggi hanno beneficiato, sino all'insorgere di Covid 19, di uno dei periodi epidemiologicamente più favorevoli della storia dell'umanità. Ma soprattutto, possiamo essere fieri del fatto di avere una maggiore capacità scientifica e organizzativa di contrasto alle sfide pandemiche rispetto ai nostri antenati, e al tempo stesso prendere esempio da loro per guardare con coraggio al futuro.