L'altra notte hanno gambizzato un pastore. Due uomini armati gli hanno sparato quattro colpi e come lupi sono scappati via. Il ferito è originario di Schio, ha 43 anni e si chiama Christian Carlassare. Da sedici anni vive nel Sud Sudan come missionario comboniano. Fa il pastore, il pastore di anime, e l'8 marzo 2021 papa Francesco lo ha nominato vescovo della diocesi di Rumbek, sede vacante da dieci anni. Claudicante per le ferite, è previsto che prenda possesso della cattedra episcopale il prossimo 23 maggio, diventando il più giovane vescovo italiano al mondo.
La sua è stata una nomina esemplare dello stile di papa Bergoglio che preferisce vescovi giovani e attivi nel sociale, "non impiegati, ma pastori che vegliano" con indosso "l'odore delle pecore" come ha più volte ricordato.
Per spiegare l'attentato, l'ipotesi più accredita fa riferimento alla travagliata storia del Sud Sudan dilaniata da lotte i…
La sua è stata una nomina esemplare dello stile di papa Bergoglio che preferisce vescovi giovani e attivi nel sociale, "non impiegati, ma pastori che vegliano" con indosso "l'odore delle pecore" come ha più volte ricordato.
Per spiegare l'attentato, l'ipotesi più accredita fa riferimento alla travagliata storia del Sud Sudan dilaniata da lotte i…
L'altra notte hanno gambizzato un pastore. Due uomini armati gli hanno sparato quattro colpi e come lupi sono scappati via. Il ferito è originario di Schio, ha 43 anni e si chiama Christian Carlassare. Da sedici anni vive nel Sud Sudan come missionario comboniano. Fa il pastore, il pastore di anime, e l'8 marzo 2021 papa Francesco lo ha nominato vescovo della diocesi di Rumbek, sede vacante da dieci anni. Claudicante per le ferite, è previsto che prenda possesso della cattedra episcopale il prossimo 23 maggio, diventando il più giovane vescovo italiano al mondo.
La sua è stata una nomina esemplare dello stile di papa Bergoglio che preferisce vescovi giovani e attivi nel sociale, "non impiegati, ma pastori che vegliano" con indosso "l'odore delle pecore" come ha più volte ricordato.
Per spiegare l'attentato, l'ipotesi più accredita fa riferimento alla travagliata storia del Sud Sudan dilaniata da lotte intestine tra etnie nemiche in un contesto di recente evangelizzazione. La diocesi di Rumbek è a maggioranza Dinka, ma padre Carlassare, fino alla sua nomina, ha lavorato presso l'altro gruppo etnico del Paese, i Nuer, di cui aveva appreso la lingua. Da questa contraddizione potrebbe essere scaturita la furia dell'agguato. Dopo quattrocentomila morti e quasi due milioni di profughi oggi il Sudan del Sud, sorto da una secessione nel 2011, vive un fragile processo di pace con un presidente di etnia Dinka, Salva Kiir, e un vicepresidente di etnia Nuer, Riek Machar.
Padre Carlassare ha svolto la sua missione nelle sterminate paludi di Lokichoggio, abitate dai Nuer. Una terra di missione vasta come il suo Veneto, da attraversare a piedi o in canoa scortati da uomini armati. Il vescovo non aveva mai lavorato nel territorio di Rumbek, ad eccezione di una sostituzione di un paio di mesi: con questo percorso missionario era impegnato in uno sforzo di conciliazione tra gli estremi che potrebbe avergli procurato dei nemici.
Sul piano dell'antropologia criminale chi spara alle gambe non vuole uccidere, ma umiliare e ammonire la vittima: il vescovo è una figura esemplare dalla quale possono essersi sentiti minacciati per l'investitura papale ricevuta, funzionale a rafforzare il processo di pacificazione in atto nel Paese anche sul terreno religioso. Una fonte dell'Agenzia Fides ha spiegato che l'attentato sarebbe stato pianificato per spaventarlo in modo che non venga consacrato vescovo, ma bisognerà capire meglio. È pur vero che la pratica della gambizzazione è un gesto ambiguo per definizione giacché recidere per sbaglio l'arteria femorale e procurare la morte della vittima è un'eventualità sempre incombente come insegna la storia italiana degli anni Settanta.
Tuttavia, dal punto di vista dell'antropologia religiosa, c'è di più: colpire alle gambe un pastore riporta alle origini della martirologia cristiana, alla sofferenza creaturale del Cristo in croce. Infatti spezzare gli arti inferiori dei condannati a morte mediante il crurifragium serviva ad accellerarne l'asfissia perché lasciava la vittima appesa penzoloni. A Gesù fu risparmiato questo ulteriore sfregio, che invece toccò ai due ladroni che gli stavano accanto, soltanto perché lo credettero già morto, senza che i carnefici potessero immaginare che in realtà stavano ottemperando alla profezia delle Scritture: "Non gli sarà spezzato alcun osso".
Quando padre Carlassare è stato raggiunto dalla notizia della sua nomina a vescovo gli è stato chiesto se avesse paura. Egli ha risposto: "Non la paura che frena o blocca, bensì quella che porta a ponderare il percorso più giusto da prendere". Gli auguriamo una pronta guarigione e un buon proseguimento di cammino in quelle terre lontane che rivelano il volto nascosto e vitale del cristianesimo di oggi.
La sua è stata una nomina esemplare dello stile di papa Bergoglio che preferisce vescovi giovani e attivi nel sociale, "non impiegati, ma pastori che vegliano" con indosso "l'odore delle pecore" come ha più volte ricordato.
Per spiegare l'attentato, l'ipotesi più accredita fa riferimento alla travagliata storia del Sud Sudan dilaniata da lotte intestine tra etnie nemiche in un contesto di recente evangelizzazione. La diocesi di Rumbek è a maggioranza Dinka, ma padre Carlassare, fino alla sua nomina, ha lavorato presso l'altro gruppo etnico del Paese, i Nuer, di cui aveva appreso la lingua. Da questa contraddizione potrebbe essere scaturita la furia dell'agguato. Dopo quattrocentomila morti e quasi due milioni di profughi oggi il Sudan del Sud, sorto da una secessione nel 2011, vive un fragile processo di pace con un presidente di etnia Dinka, Salva Kiir, e un vicepresidente di etnia Nuer, Riek Machar.
Padre Carlassare ha svolto la sua missione nelle sterminate paludi di Lokichoggio, abitate dai Nuer. Una terra di missione vasta come il suo Veneto, da attraversare a piedi o in canoa scortati da uomini armati. Il vescovo non aveva mai lavorato nel territorio di Rumbek, ad eccezione di una sostituzione di un paio di mesi: con questo percorso missionario era impegnato in uno sforzo di conciliazione tra gli estremi che potrebbe avergli procurato dei nemici.
Sul piano dell'antropologia criminale chi spara alle gambe non vuole uccidere, ma umiliare e ammonire la vittima: il vescovo è una figura esemplare dalla quale possono essersi sentiti minacciati per l'investitura papale ricevuta, funzionale a rafforzare il processo di pacificazione in atto nel Paese anche sul terreno religioso. Una fonte dell'Agenzia Fides ha spiegato che l'attentato sarebbe stato pianificato per spaventarlo in modo che non venga consacrato vescovo, ma bisognerà capire meglio. È pur vero che la pratica della gambizzazione è un gesto ambiguo per definizione giacché recidere per sbaglio l'arteria femorale e procurare la morte della vittima è un'eventualità sempre incombente come insegna la storia italiana degli anni Settanta.
Tuttavia, dal punto di vista dell'antropologia religiosa, c'è di più: colpire alle gambe un pastore riporta alle origini della martirologia cristiana, alla sofferenza creaturale del Cristo in croce. Infatti spezzare gli arti inferiori dei condannati a morte mediante il crurifragium serviva ad accellerarne l'asfissia perché lasciava la vittima appesa penzoloni. A Gesù fu risparmiato questo ulteriore sfregio, che invece toccò ai due ladroni che gli stavano accanto, soltanto perché lo credettero già morto, senza che i carnefici potessero immaginare che in realtà stavano ottemperando alla profezia delle Scritture: "Non gli sarà spezzato alcun osso".
Quando padre Carlassare è stato raggiunto dalla notizia della sua nomina a vescovo gli è stato chiesto se avesse paura. Egli ha risposto: "Non la paura che frena o blocca, bensì quella che porta a ponderare il percorso più giusto da prendere". Gli auguriamo una pronta guarigione e un buon proseguimento di cammino in quelle terre lontane che rivelano il volto nascosto e vitale del cristianesimo di oggi.