Nanni Moretti accoglie il pubblico nel suo cinema, il Nuovo Sacher di Roma
L'Italia che riparte. “Emozione al buio”. E Moretti riporta la gente al cinema
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Paolo Di Paolo
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"Questo rito collettivo mi è mancato tanto", dice una spettatrice in sala, una delle 120 riaperte da ieri
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ROMA - È come tornare nel mondo di prima, con lo stesso balzo allegro che fa il protagonista di un vecchio film di Woody Allen - ma lui esce dallo schermo, esce dal cinema: noi siamo qui per rientrarci. Già venti minuti in anticipo sul primo spettacolo pomeridiano, fuori dal Cinema Nuovo Sacher, a Roma, c'è un capannello di cinefili in attesa. E c'è Nanni Moretti. L'astinenza è stata lunga, una signora dice di avere cancellato un altro impegno pur di essere lì, senza nemmeno informarsi sul film in programmazione. C'è chi usa la parola felicità. Chi chiama "surrogati" le alternative casalinghe di questi mesi passati con le sale chiuse. "Non c'è Netflix che tenga", esclama un'altra spettatrice entusiasta, elettrizzata. Insisto con un'altra persona in fila: quanto le è mancato il cinema? "Tantissimo" risponde, con gli occhi che quasi diventano lucidi sopra la ma…
ROMA - È come tornare nel mondo di prima, con lo stesso balzo allegro che fa il protagonista di un vecchio film di Woody Allen - ma lui esce dallo schermo, esce dal cinema: noi siamo qui per rientrarci. Già venti minuti in anticipo sul primo spettacolo pomeridiano, fuori dal Cinema Nuovo Sacher, a Roma, c'è un capannello di cinefili in attesa. E c'è Nanni Moretti. L'astinenza è stata lunga, una signora dice di avere cancellato un altro impegno pur di essere lì, senza nemmeno informarsi sul film in programmazione. C'è chi usa la parola felicità. Chi chiama "surrogati" le alternative casalinghe di questi mesi passati con le sale chiuse. "Non c'è Netflix che tenga", esclama un'altra spettatrice entusiasta, elettrizzata. Insisto con un'altra persona in fila: quanto le è mancato il cinema? "Tantissimo" risponde, con gli occhi che quasi diventano lucidi sopra la mascherina. Il numero dei biglietti strappati non è esiguo, per essere un lunedì pomeriggio di aprile. Una ragazza dice di essersi accorta che il cinema era aperto solo passandoci davanti, e ha deciso di fermarsi. Ma si tratta perlopiù di habitué delle visioni meno affollate, gente che ama andare anche senza compagnia: "Sono proprio contenta, mi sembra di tornare ai vecchi tempi". Era l'altroieri, sembra una vita. La prova della vera passione per il cinema - ha scritto Calvino - è la spinta a ficcarsi dentro un cinema appena apre. I vantaggi sono diversi. E qualche volta anche le sorprese.
Il Nuovo Sacher apre. Nanni Moretti accoglie i primi spettatori
Il cancelletto bianco del Nuovo Sacher, per dire, lo apre Moretti in persona. Gestisce il cinema da trent'anni; accompagna gli spettatori, che lo ringraziano, e avverte che il bar resta chiuso. Ha scelto Minari, diretto da Lee Isaac Chung, regista statunitense di origini coreane. Nella notte, all'attrice non protagonista è stato assegnato un Oscar. Un ragazzo diciannovenne attende di entrare; lo avvicino perché abbassa parecchio l'età media. Mi dice che è in compagnia di suo padre, "che mi ha trasmesso la passione per il cinema". Condividerla in una sala buia, seduti sulle poltrone rosse (benché distanziati) non è feticismo passatista. Fa la differenza. Come sanno gli spettatori che a Milano si sono ritrovati praticamente all'alba fuori dal cinema Beltrade, per partecipare a una maratona di proiezioni aperta proprio da un film leggendario di Moretti, Caro diario. Il cinema a colazione, pur di riappropriarsi di un'abitudine interrotta, di ritrovare la meraviglia. Il tutto esaurito è solo una fiammata? La risposta immediata all'ululato di Frances McDormand, di nuovo premio Oscar per Nomadland, al suo invito accorato: tornate al cinema, spalla a spalla.
Nelle quattordici regioni gialle, hanno riaperto complessivamente 120 cinema. A Caserta l'unico multisala della città resta chiuso: "Non ci sono molti film da poter proporre al pubblico", si lamenta il gestore. Molti si organizzano, in attesa di nuove uscite, con rassegne di vecchi film d'autore. Ma intanto la macchina si è rimessa in moto, dopo mesi di false speranze. I cinema, che già soffrivano prima della crisi sanitaria, hanno vissuto forse la loro stagione peggiore: nemmeno negli anni di guerra vi fu una tale serrata. Anzi, in qualche città il numero delle sale aumentò. In tempi di pace, le abbiamo viste chiudere.
È il momento giusto per farsi qualche domanda radicale, per riprendere il filo della nostra autobiografia di spettatori. O di non spettatori, se è il caso. Se è vero - io credo lo sia - che i film che abbiamo visto compongono per tessere il film della nostra vita, è una buona occasione per capire quanto ci sta a cuore che questa autobiografia abbia ancora per fondale la sala di un cinema. Proclami e petizioni di principio servono a poco. Serve uno scarto dell'intelligenza comune, e serve immaginare un futuro che ci piace, serve scegliere. Decidere se oltre al salotto di casa c'è uno spazio più largo, uno spazio sociale, comunitario, che vogliamo difendere, non solo quando siamo emozionati, indignati, segnati dalla privazione. Il luogo in cui la visione è visione "aumentata" - una città nella città. Lo sbadiglio, il commento a voce alta, le chiavi che cadono, i popcorn sgranocchiati malamente, il pullover lasciato sul sedile come segnaposto. Sembravano tutte fastidiose interferenze. Adesso mi sembra che il cinema, senza gli altri, non sia il cinema.