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Un progetto Onu contro la desertificazione nel Sahel 

La nostra Africa rosso sangue

L'Europa ha compreso con fatica che il deserto del Sahara è il suo vero confine meridionale e che lì si gioca un pezzo fondamentale della sua sicurezza
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L'attacco terroristico di matrice jihadista in Burkina Faso con l'inaccettabile morte, tra gli altri, di tre giornalisti europei costituisce l'ultimo ed estremo richiamo verso quelle realtà. D'altro canto altri segnali erano giunti.

La morte in combattimento del presidente maresciallo Deby ha reso evidente la crisi profonda, una vera guerra civile, che sta lacerando il Ciad. In queste ore, con una mossa a sorpresa, le forze del Fact (Fronte per l'alternanza e la concordia del Ciad) hanno fermato la loro offensiva verso N'Djamena dichiarando una tregua unilaterale in occasione dei funerali dello scomparso presidente.

Gli uomini del Fact, che la settimana scorsa erano giunti a poche centinaia di chilometri dalla capitale, chiedono una transizione guidata da un presidente civile ad interim anziché dal consiglio militare, non casualmente, comandato dal figlio di Deby.

Sull'apertura di questo fragilissimo spiraglio hanno sicuramente influito le …
L'attacco terroristico di matrice jihadista in Burkina Faso con l'inaccettabile morte, tra gli altri, di tre giornalisti europei costituisce l'ultimo ed estremo richiamo verso quelle realtà. D'altro canto altri segnali erano giunti.

La morte in combattimento del presidente maresciallo Deby ha reso evidente la crisi profonda, una vera guerra civile, che sta lacerando il Ciad. In queste ore, con una mossa a sorpresa, le forze del Fact (Fronte per l'alternanza e la concordia del Ciad) hanno fermato la loro offensiva verso N'Djamena dichiarando una tregua unilaterale in occasione dei funerali dello scomparso presidente.

Gli uomini del Fact, che la settimana scorsa erano giunti a poche centinaia di chilometri dalla capitale, chiedono una transizione guidata da un presidente civile ad interim anziché dal consiglio militare, non casualmente, comandato dal figlio di Deby.

Sull'apertura di questo fragilissimo spiraglio hanno sicuramente influito le pressioni fatte dagli esponenti del G5 Sahel primi fra tutti il Niger e la Mauritania. Tuttavia, non sfugge a nessuno, innanzitutto al presidente Macron, presente ai funerali di Deby, che il conflitto in Ciad potrebbe innescare un gigantesco effetto domino tale da incendiare l'intero Sahel. Il Mali sta attraversando una delicatissima e incerta transizione politica con l'obiettivo di arrivare alle elezioni presidenziali all'inizio del 2022. Lo stesso Niger deve fare i conti con le profonde tensioni politiche e sociali. Lo scorso 24 aprile, in occasione della commemorazione della "Giornata dell'Armonia Nazionale" diverse organizzazioni della società civile hanno denunciato, senza riserve, "l'indescrivibile caos in cui riversa il Paese".

A tutto ciò si aggiunge il gigantesco convitato di pietra del Fezzan. La regione meridionale della Libia, da sempre quadrante strategico nella lotta contro il terrorismo e il traffico degli esseri umani. Le tensioni tra le tribù, Tebù, Soleiman e Tuareg, sono nuovamente riprese e incombe sulla regione la strutturale incertezza della situazione libica. Resa ancora più evidente dal blocco del presidente Dbeiba nell'aeroporto di Bengasi da parte delle forze del generale Haftar. Il suo conseguente rientro a Tripoli, senza che si potesse svolgere l'incontro con il parlamento di Tobruk, è una doccia fredda sugli entusiasmi, forse eccessivi, sull'esito della crisi in Libia. In sostanza, c'è un filo rosso che tiene insieme questi Paesi. Rosso di sabbia. Il deserto del Sahara.

L'Europa ha inteso con fatica che quello era, sempre di più, il suo vero confine meridionale. Che lì si gioca un pezzo fondamentale della sua sicurezza. All'inizio di quest'anno l'Ue ha prolungato fino al 2023 la sua missione Eucap, nota con il nome più evocativo Takuba, nella quale è inquadrato il contingente italiano dislocato in Mali. La stessa Germania sta prendendo in considerazione, in queste ore, la possibilità di rafforzare la propria presenza militare. Ma il Sahel non si ferma qui. Corre lungo il Sudan fino all'Eritrea. Migliaia e migliaia di km di una mega area tra le più povere e pericolose dell'Africa e dell'intero pianeta. Dalla pandemia alle carestie, all'acqua. Alle fortissime tensioni tra Egitto ed Etiopia in relazione al completamento della diga sul "Nilo Azzurro". Il recente fallimento del tentativo di negoziazione dell'Unione Africana ha rilanciato la partita in sede Onu. E, tuttavia, nessuno può escludere, purtroppo, una precipitazione verso un conflitto. "Una guerra dell'Acqua". Uno scenario, dunque, tra i più intrigati e complessi del mondo. Con su lo sfondo, si fa per dire, il terrorismo internazionale di Al Qaeda e Islamic State.

Dal Niger al Burkina Faso, dal Fezzan al Ciad fino al Centrafrica, Nigeria, Mozambico. Potremmo continuare ancora. Nessun Paese può dirsi davvero esente da questa terribile minaccia. Tutte le varie agenzie di intelligence su un punto, forse solo su questo, sono d'accordo: l'Africa costituisce, oggi, il principale incubatore del Jihadismo mondiale con le radici che affondano in autoctone specifiche realtà. Per l'Italia e l'Europa si tratta di una sfida di prima grandezza. Che va affrontata insieme. Con visione e decisione.

Ma l'Africa è l'incrocio di tante cose. Antiche e modernissime. Eredità di politiche coloniali e sempre più evidenti "politiche di influenza". Non si può parlare di Africa senza guardare all'Europa e agli Stati Uniti. Allo stesso modo, non si può fare a meno della Russia e della Cina. Le Nazioni Unite svolgono un ruolo imprescindibile, ma forse è venuta l'ora di pensare a un inedito quartetto per l'Africa: Usa-Ue-Russia e Cina. Oggi appare un sogno. Ma sognare a occhi aperti come ci ha insegnato T. E. Lawrence ( Lawrence d'Arabia) a volte è il modo migliore per affrontate e cambiare la realtà.

L'autore, ex ministro dell'Interno, è presidente della Fondazione Leonardo Med-Or