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(ansa)

La doppia salita verso il Quirinale

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Chi vuole Draghi al Colle dopo Mattarella e chi spera che resti a Palazzo Chigi
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Come era prevedibile, la battaglia del Quirinale è già in corso di preparazione, e non da oggi. Il fatto che il quadro politico sia di fatto bloccato, in quanto al governo Draghi non c'è alternativa, accelera l'apertura di questa specie di secondo fronte, in vista del gennaio 2022 quando le due Camere dovranno eleggere il successore di Mattarella. Repubblica ha già dato conto tra i primi dei preparativi in atto, ma è bene precisare che nessuno ha ancora le idee chiare su come procedere. È evidente che esiste un nesso tra il cammino del presidente del Consiglio Draghi - cioè l'estensore del Recovery Plan, il garante dell'Italia in Europa ma al tempo stesso il riferimento degli interessi italiani in una Unione alquanto incerta, l'unica figura forse in grado di avviare le riforme più urgenti, piegando tenaci resistenze diffuse - e il gioco politico che si sta sviluppando intorno al Colle. Tra breve potremmo esser…
Come era prevedibile, la battaglia del Quirinale è già in corso di preparazione, e non da oggi. Il fatto che il quadro politico sia di fatto bloccato, in quanto al governo Draghi non c'è alternativa, accelera l'apertura di questa specie di secondo fronte, in vista del gennaio 2022 quando le due Camere dovranno eleggere il successore di Mattarella. Repubblica ha già dato conto tra i primi dei preparativi in atto, ma è bene precisare che nessuno ha ancora le idee chiare su come procedere. È evidente che esiste un nesso tra il cammino del presidente del Consiglio Draghi - cioè l'estensore del Recovery Plan, il garante dell'Italia in Europa ma al tempo stesso il riferimento degli interessi italiani in una Unione alquanto incerta, l'unica figura forse in grado di avviare le riforme più urgenti, piegando tenaci resistenze diffuse - e il gioco politico che si sta sviluppando intorno al Colle. Tra breve potremmo essere testimoni di uno dei passaggi più complessi e decisivi per disegnare il volto dell'Italia di domani. Intanto prendono forma due gruppi trasversali, dai contorni ancora nebbiosi ma destinati a occupare la scena nei prossimi mesi. Non senza i tradizionali colpi bassi e un po' di veleno.

Da un lato c'è il partito, chiamiamolo così, desideroso di vedere eletto Draghi con l'argomento che dal Quirinale potrà offrire la migliore garanzia ad europei e americani circa l'affidabilità dei futuri governi. Dall'altro prende forma il partito che invece ritiene indispensabile che Draghi continui a governare: fino al '23, quando la legislatura finirà con le elezioni, e magari anche dopo, se le circostanze lo consentiranno. Semplificando, si può dire che il primo gruppo nasce soprattutto nel centrodestra. E si capisce: è la destra, intesa in particolare come Salvini e Giorgia Meloni, che da soli sono accreditati oggi di un 40 per cento, ad aver parecchio bisogno di un garante in Europa nella previsione di una vittoria elettorale.

Al contrario, il gruppo che preferisce Draghi alla guida del governo ha radici nel campo del centrosinistra allargato ai 5S. Anche qui si può capire: il Pd ha numerosi candidati al Quirinale (da Prodi a Gentiloni, da Franceschini a Veltroni e altri), per cui non desidera rinunciare all'opportunità di vincere la contesa (nell'ipotesi, s'intende, che Mattarella confermi la sua rinuncia a un'eventuale rielezione). Al centrosinistra sarebbe più utile un presidente del Consiglio che continua nella fatica del governo, benché sia difficile immaginare la coalizione ancora in piedi all'indomani dell'elezione del capo dello Stato. In ogni caso, non è verosimile che una personalità come Draghi possa essere il candidato di uno schieramento contro l'altro. Se mai la debolezza del sistema, unita ai buoni risultati dell'esecutivo, costringessero i partiti a prendere in considerazione sul serio l'ipotesi di Draghi al Quirinale, è chiaro che dovrebbe ripetersi il modello Ciampi, l'unica figura del passato paragonabile al premier. E quindi intesa preliminare in un arco molto largo - diciamo la maggioranza attuale di quasi unità nazionale - per eleggere il presidente al primo scrutinio.

È plausibile una simile soluzione? Non molto, ma è troppo presto per esserne sicuri. Per ora sappiamo che Draghi è contento di trovarsi a Palazzo Chigi con la possibilità di fare qualcosa per il suo Paese e magari domani per l'Europa. Nonostante la vulgata, non sembra che il Quirinale sia al centro dei suoi pensieri. Ma anche lui dovrà fare i conti con i partiti e i loro equilibri.