✕
(reuters)

La breccia americana

Ascolta l'audio

Rivoluzione Biden, non solo sui vaccini
3 minuti di lettura
Da America First a America Leader. Il cambiamento di vocazione e di stile tra l'America di Donald Trump e l'America di Joe Biden non poteva essere più radicale. Se i primi cento giorni, di quello che Trump irrideva in campagna elettorale come "Joe l'addormentato", sono stati un'esplosione di fuochi d'artificio, dal pacchetto di stimolo economico interno al recupero delle alleanze internazionali, dalla leadership mondiale sul clima al ritiro dall'Afghanistan, la svolta sul libero accesso ai brevetti per i vaccini è stata il botto del gran finale, che lascia tutti a bocca aperta in un "oooh" di meraviglia. Perfino gli avversari hanno dovuto accodarsi per non essere scavalcati. A cominciare da Vladimir Putin, che in un intervento televisivo ha parlato di "un'idea che circola in Europa" (attribuirla a Biden, che lo ha definito "killer", evidentemente gli costava troppo) che la Russia non può non soste…
Da America First a America Leader. Il cambiamento di vocazione e di stile tra l'America di Donald Trump e l'America di Joe Biden non poteva essere più radicale. Se i primi cento giorni, di quello che Trump irrideva in campagna elettorale come "Joe l'addormentato", sono stati un'esplosione di fuochi d'artificio, dal pacchetto di stimolo economico interno al recupero delle alleanze internazionali, dalla leadership mondiale sul clima al ritiro dall'Afghanistan, la svolta sul libero accesso ai brevetti per i vaccini è stata il botto del gran finale, che lascia tutti a bocca aperta in un "oooh" di meraviglia. Perfino gli avversari hanno dovuto accodarsi per non essere scavalcati. A cominciare da Vladimir Putin, che in un intervento televisivo ha parlato di "un'idea che circola in Europa" (attribuirla a Biden, che lo ha definito "killer", evidentemente gli costava troppo) che la Russia non può non sostenere. E anche la Cina si è detta favorevole a quello che l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito "un momento monumentale". Anche l'Unione europea, finora fredda sul tema, ha dato segnali di disponibilità. Perché il rischio di opporsi alla mossa di Biden, che ha risposto al drammatico appello arrivato dall'India, è l'accusa di egoismo e l'impopolarità internazionale.

Certo, il negoziato nell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) potrebbe essere lungo, come ha avvertito Anthony Fauci, il guru americano che in proposito si è definito "agnostico". E l'industria farmaceutica, dopo il calo nelle Borse di ieri (perfino Cansino Biologics, compagnia privata cinese che ha sviluppato un vaccino con l'aiuto dei militari, ha perso il 14 per cento), arma le contromosse. Biden "ha tolto l'ossigeno al settore biotech, che rischia di morire", ha detto un dirigente del settore. E i lobbisti di Big Pharma stanno già lavorando all'insegna dello slogan che la Casa Bianca vuole "spostare i posti di lavoro dal Massachusetts alla Cina".

Ma per quanto tempo ci voglia e comunque vada a finire il negoziato, con l'annuncio sulla sospensione della proprietà intellettuale dei brevetti per i vaccini Joe Biden, come ha scritto il Financial Times, "ha rotto con decenni di ortodossia degli Stati Uniti e ha aperto una breccia nel muro". Basti pensare che l'annuale rapporto governativo "Special 301 Report" sulla protezione della proprietà intellettuale, uscito appena sei giorni fa, impegna l'amministrazione degli Stati Uniti "a cercare un'adeguata ed efficace protezione per la proprietà intellettuale del settore farmaceutico e di altri relativi alla salute".

Il valore politico di questa "diplomazia dei vaccini" è ben più alto dell'efficacia reale a breve, e forse anche a medio, termine (le prime richieste di liberalizzazione dei brevetti in seno al Wto risalgono all'autunnno dell'anno scorso). Ed è in piena coerenza con altre mosse internazionali di un presidente che, a dispetto dell'età, o forse proprio a causa dell'età che lo spinge a non disperdere neppure un giorno del suo mandato, ha sorpreso l'America e il mondo. Con scelte impreviste, come il ritiro dall'Afghanistan. O per il dinamismo verso gli alleati e sui grandi temi globali, come il clima. E anche per la sua aggressività verso gli avversari. Da Putin a Xi Jinping sono rimasti tutti spiazzati. Perché Biden e il suo team di veterani di affari internazionali dosano con sapienza il bastone e la carota o, per usare una terminologia più diplomatica, il containment con l'engagement: a parole non fanno sconti, nei fatti rinnovano accordi (sugli armamenti strategici con la Russia) o propongono incontri.
Su una sola cosa Biden ha finora dato ragione all'ironica definizione del suo predecessore. Se Trump agitava le notti americane con i suoi tweet e l'ora del breakfast con le sue chiamate allo show televisivo Fox and Friends, lo stile comunicativo della Casa Bianca è estremamente parco e tradizionale, tanto da far dire a un commentatore che "il messaggio è il tedio". Ma nella sostanza i primi cento giorni sono stati talmente pieni di sorprese da stimolare la ricerca di paragoni storici. Per qualcuno Biden ricorda il Franklin D. Roosevelt del 1933, che con il suo New Deal risollevò l'America dalla depressione e allontanò lo spettro del fascismo. Altri evocano la Great Society di Lyndon Johnson, un altro presidente che aveva maturato una grande esperienza del labirinto politico del Congresso.

Ma forse il confronto più pertinente è quello suggerito da Edward Luce, uno dei più fini analisti della politica americana, con Dwight Eisenhower, il presidente che nel 1957 raccolse la sfida lanciata dall'Urss di Krusciov con il satellite Sputnik e rilanciò il primato dell'America nella ricerca e nella tecnologia. Anche la Russia di Putin ha sfidato gli Stati Uniti con un vaccino che, non casualmente, è stato chiamato Sputnik. E propio sui vaccini Biden ha raccolto il guanto e ora Putin è costretto all'inseguimento.