La prima Guerra Fredda Usa-Urss sfiorò il conflitto militare a Cuba e Berlino; la seconda Guerra Fredda Usa-Cina potrebbe sfuggire di controllo a causa di Taiwan. Il G7 che si è tenuto in Inghilterra mercoledì ha espresso "grave preoccupazione per le notizie di una escalation militare, atti di coercizione e intimidazione" con cui la Cina minaccia quell'isola. L'America e i maggiori alleati hanno lanciato un avvertimento a Pechino contro "azioni unilaterali che possono aggravare la tensione". Ormai sono quotidiane le invasioni dello spazio aereo di Taiwan da parte di jet militari cinesi. L'ipotesi di un'invasione armata è in cima alle preoccupazioni dell'ammiraglio Phil Davidson che comanda tutte le forze americane nell'area dell'Indo-Pacifico.
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, apre un secondo fronte con Xi Jinping, chiedendo (con l'appoggio del G7) che Taiwan venga ammessa con status di osservat…
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, apre un secondo fronte con Xi Jinping, chiedendo (con l'appoggio del G7) che Taiwan venga ammessa con status di osservat…
La prima Guerra Fredda Usa-Urss sfiorò il conflitto militare a Cuba e Berlino; la seconda Guerra Fredda Usa-Cina potrebbe sfuggire di controllo a causa di Taiwan. Il G7 che si è tenuto in Inghilterra mercoledì ha espresso "grave preoccupazione per le notizie di una escalation militare, atti di coercizione e intimidazione" con cui la Cina minaccia quell'isola. L'America e i maggiori alleati hanno lanciato un avvertimento a Pechino contro "azioni unilaterali che possono aggravare la tensione". Ormai sono quotidiane le invasioni dello spazio aereo di Taiwan da parte di jet militari cinesi. L'ipotesi di un'invasione armata è in cima alle preoccupazioni dell'ammiraglio Phil Davidson che comanda tutte le forze americane nell'area dell'Indo-Pacifico.
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, apre un secondo fronte con Xi Jinping, chiedendo (con l'appoggio del G7) che Taiwan venga ammessa con status di osservatore alla prossima assemblea dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La logica è stringente: "Taiwan - dice il capo della diplomazia Usa - offre un contributo prezioso alla comunità internazionale sulle lezioni da imparare nella lotta alle pandemie. La salute mondiale non deve dipendere da dispute politiche". Blinken tocca un nervo scoperto per i dirigenti comunisti cinesi: sul Covid Taiwan allertò la comunità internazionale prima di Pechino, il 31 dicembre 2019 inviò una lettera all'Oms (ignorata) sulla gravità molto sospetta di "casi di polmonite atipica a Wuhan". Per la sua prossimità con la Cina, per aver sofferto sulla propria pelle le bugie del regime comunista sulla Sars nel 2003, Taiwan ha sistemi di allerta precoce che hanno dimostrato la loro efficacia. Ha bloccato il contagio e ha mantenuto una delle mortalità più basse del mondo - microscopica in confronto ai Paesi occidentali - senza mai ricorrere ai lockdown. Pechino si ostina a rifiutare la sua presenza all'Oms perfino come osservatore esterno.
Xi Jinping si aggrappa a un principio sacro della diplomazia cinese dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949: esiste "una sola Cina"; Taiwan è una provincia ribelle dove si rifugiarono i nazionalisti sconfitti nella guerra civile; va ricondotta all'ordine. Così come la Catalogna non ha il diritto di fare secessione dalla Spagna - è il paragone spesso invocato dal ministro degli Esteri di Pechino - allo stesso modo lo status di Taiwan è un affare interno. In passato una parte dei taiwanesi prendevano in considerazione una riunificazione soft, purché la Cina rispettasse l'autonomia, la libertà e la democrazia che fioriscono sull'isola. La feroce normalizzazione di Hong Kong ha spento ogni illusione. L'America, pur avendo relazioni diplomatiche con la sola Repubblica Popolare, e riconoscendo il principio che di Cina ce n'è una sola, ha sempre aiutato Taipei: vendendole armi, e con l'implicito impegno a difenderla da un'aggressione. In seguito al disgelo Washington-Pechino del 1972, però, fu lasciato scadere un formale trattato con Taiwan.
Non esiste un equivalente dell'articolo 5 della Nato, che imponga all'America di intervenire contro un'invasione cinese. L'ammiraglio Davidson ammonisce che i rapporti di forze stanno cambiando in modo drammatico a favore di Pechino: forse un intervento americano non basterebbe più. Lo Stretto di Taiwan è di 160 km, i cacciabombardieri cinesi lo sorvolano in pochi minuti.
Un'altro dato accresce l'importanza dell'isola. Con un miracolo di "economia mista", frutto di imprenditorialità privata e politica industriale dello Stato, talento tecnologico e lungimiranza, questo piccolo territorio di 24 milioni di persone domina un'industria strategica: i semiconduttori, microchip, cervelli e memorie indispensabili per ogni altro apparecchio, non solo telefonini e computer. La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company è numero uno mondiale. America e Cina hanno bisogno dei suoi prodotti. Una penuria recente crea problemi a tutta l'industria automobilistica mondiale. Da un'isola poco più grande della Sicilia arriva l'85% dei micro-chip più sofisticati, indispensabili fra l'altro per gli armamenti moderni. È una ragione in più per temere che Xi Jinping voglia passare alla storia come il leader che ha completato la riunificazione della "Grande Cina": con le buone o con le cattive.
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, apre un secondo fronte con Xi Jinping, chiedendo (con l'appoggio del G7) che Taiwan venga ammessa con status di osservatore alla prossima assemblea dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La logica è stringente: "Taiwan - dice il capo della diplomazia Usa - offre un contributo prezioso alla comunità internazionale sulle lezioni da imparare nella lotta alle pandemie. La salute mondiale non deve dipendere da dispute politiche". Blinken tocca un nervo scoperto per i dirigenti comunisti cinesi: sul Covid Taiwan allertò la comunità internazionale prima di Pechino, il 31 dicembre 2019 inviò una lettera all'Oms (ignorata) sulla gravità molto sospetta di "casi di polmonite atipica a Wuhan". Per la sua prossimità con la Cina, per aver sofferto sulla propria pelle le bugie del regime comunista sulla Sars nel 2003, Taiwan ha sistemi di allerta precoce che hanno dimostrato la loro efficacia. Ha bloccato il contagio e ha mantenuto una delle mortalità più basse del mondo - microscopica in confronto ai Paesi occidentali - senza mai ricorrere ai lockdown. Pechino si ostina a rifiutare la sua presenza all'Oms perfino come osservatore esterno.
Xi Jinping si aggrappa a un principio sacro della diplomazia cinese dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949: esiste "una sola Cina"; Taiwan è una provincia ribelle dove si rifugiarono i nazionalisti sconfitti nella guerra civile; va ricondotta all'ordine. Così come la Catalogna non ha il diritto di fare secessione dalla Spagna - è il paragone spesso invocato dal ministro degli Esteri di Pechino - allo stesso modo lo status di Taiwan è un affare interno. In passato una parte dei taiwanesi prendevano in considerazione una riunificazione soft, purché la Cina rispettasse l'autonomia, la libertà e la democrazia che fioriscono sull'isola. La feroce normalizzazione di Hong Kong ha spento ogni illusione. L'America, pur avendo relazioni diplomatiche con la sola Repubblica Popolare, e riconoscendo il principio che di Cina ce n'è una sola, ha sempre aiutato Taipei: vendendole armi, e con l'implicito impegno a difenderla da un'aggressione. In seguito al disgelo Washington-Pechino del 1972, però, fu lasciato scadere un formale trattato con Taiwan.
Non esiste un equivalente dell'articolo 5 della Nato, che imponga all'America di intervenire contro un'invasione cinese. L'ammiraglio Davidson ammonisce che i rapporti di forze stanno cambiando in modo drammatico a favore di Pechino: forse un intervento americano non basterebbe più. Lo Stretto di Taiwan è di 160 km, i cacciabombardieri cinesi lo sorvolano in pochi minuti.
Un'altro dato accresce l'importanza dell'isola. Con un miracolo di "economia mista", frutto di imprenditorialità privata e politica industriale dello Stato, talento tecnologico e lungimiranza, questo piccolo territorio di 24 milioni di persone domina un'industria strategica: i semiconduttori, microchip, cervelli e memorie indispensabili per ogni altro apparecchio, non solo telefonini e computer. La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company è numero uno mondiale. America e Cina hanno bisogno dei suoi prodotti. Una penuria recente crea problemi a tutta l'industria automobilistica mondiale. Da un'isola poco più grande della Sicilia arriva l'85% dei micro-chip più sofisticati, indispensabili fra l'altro per gli armamenti moderni. È una ragione in più per temere che Xi Jinping voglia passare alla storia come il leader che ha completato la riunificazione della "Grande Cina": con le buone o con le cattive.