Lo psicodramma del Comune di Roma ha portato vicino al limite della rottura il rapporto fra Pd e Cinque Stelle, mostrando quanto sia contraddittoria e anche velleitaria la strategia dell'intesa a tutti i costi con la forza un tempo anti-sistema e oggi avvezza a tutti i giochi di potere. Ma il problema non riguarda solo l'esito del confronto tra Virginia Raggi e Gualtieri, in cui il Pd pagherebbe un prezzo politico esorbitante se dovesse trovarsi nella condizione di sostenere la sindaca uscente al ballottaggio. Al di là dei casi di Roma e delle altre città, la crisi tra Pd e 5S rischia di ripercuotersi presto o tardi sul piano del governo centrale. È chiaro infatti che l'esecutivo di quasi unità nazionale comincia a mostrare delle crepe. Sono controllabili per il momento, ma non così minuscole da poter essere sottovalutate.
Anche qui c'è una spiegazione. L'emergenza sanitaria (ed economica) non è finita, ma sembra fi…
Anche qui c'è una spiegazione. L'emergenza sanitaria (ed economica) non è finita, ma sembra fi…
Lo psicodramma del Comune di Roma ha portato vicino al limite della rottura il rapporto fra Pd e Cinque Stelle, mostrando quanto sia contraddittoria e anche velleitaria la strategia dell'intesa a tutti i costi con la forza un tempo anti-sistema e oggi avvezza a tutti i giochi di potere. Ma il problema non riguarda solo l'esito del confronto tra Virginia Raggi e Gualtieri, in cui il Pd pagherebbe un prezzo politico esorbitante se dovesse trovarsi nella condizione di sostenere la sindaca uscente al ballottaggio. Al di là dei casi di Roma e delle altre città, la crisi tra Pd e 5S rischia di ripercuotersi presto o tardi sul piano del governo centrale. È chiaro infatti che l'esecutivo di quasi unità nazionale comincia a mostrare delle crepe. Sono controllabili per il momento, ma non così minuscole da poter essere sottovalutate.
Anche qui c'è una spiegazione. L'emergenza sanitaria (ed economica) non è finita, ma sembra finalmente ridursi giorno dopo giorno, grazie al successo della campagna per i vaccini. E il sollievo che si avverte nell'opinione pubblica ha il primo effetto di spostare l'attenzione su altre priorità: i miliardi del Recovery plan, come e quando arriveranno; le riforme connesse, come e in che tempi saranno definite. Per non dire dei temi che ciascun partito, all'interno della maggioranza, tende a mettere al centro della competizione politica (vedi la questione dei migranti per la destra, Lega e FdI). Lo spirito di solidarietà nazionale ha retto bene o male finché la pandemia ha obbligato tutti a circoscrivere l'area dei dissensi. Ora invece riemergono i dissapori, man mano che si va verso l'estate e si avvicina l'inizio del semestre bianco. Quando, come è noto, svanirà la paura delle elezioni anticipate e con essa potrebbe venir meno la prudenza.
Un governo di larghe intese come quello che sostiene Draghi ha bisogno di una relativa armonia tra le sue componenti di centrosinistra e di centrodestra. Viceversa, il fronte Pd-5S è entrato in affanno di fronte a un passaggio non proibitivo come le amministrative. E il centrodestra non è da meno: sia nella difficoltà di trovare i candidati per il voto nelle città, sia nell'impossibilità pratica di mettere fine alla rivalità tra Salvini e Giorgia Meloni. Sulla gestione dei migranti c'è da attendersi che il duello a destra s'inasprisca. Più o meno nello stesso tempo in cui a sinistra l'annuncio delle riforme aprirà solchi e chiamerà in causa i difensori dello "status quo". Quanto alla legge Zan, è ormai un vessillo che in assenza di un compromesso è destinato a spaccare la maggioranza larga.
In ogni caso è la riforma della giustizia, sui cui è all'opera il ministro Cartabia, il terreno più insidioso: forse perché si parla per la prima volta da anni di una riforma volta a cambiare i vecchi equilibri nella magistratura e quindi i criteri della giustizia. Marta Cartabia è persona cauta che gode di stima diffusa, in particolare al Quirinale. Le sue proposte non si limitano alla cosmesi: sono coraggiose per gli "standard" italiani e fanno leva sulle richieste dell'Europa. Tanto basta per creare le premesse di un conflitto con una parte della maggioranza, in particolare i 5S. Il paradosso è dunque che il governo Draghi rischia di subire delle ferite proprio a causa del suo successo, dai vaccini al Recovery. La debolezza dei partiti spinge come al solito verso la destabilizzazione, in attesa che qualcuno richiami con fermezza alla responsabilità collettiva verso il Paese.
Anche qui c'è una spiegazione. L'emergenza sanitaria (ed economica) non è finita, ma sembra finalmente ridursi giorno dopo giorno, grazie al successo della campagna per i vaccini. E il sollievo che si avverte nell'opinione pubblica ha il primo effetto di spostare l'attenzione su altre priorità: i miliardi del Recovery plan, come e quando arriveranno; le riforme connesse, come e in che tempi saranno definite. Per non dire dei temi che ciascun partito, all'interno della maggioranza, tende a mettere al centro della competizione politica (vedi la questione dei migranti per la destra, Lega e FdI). Lo spirito di solidarietà nazionale ha retto bene o male finché la pandemia ha obbligato tutti a circoscrivere l'area dei dissensi. Ora invece riemergono i dissapori, man mano che si va verso l'estate e si avvicina l'inizio del semestre bianco. Quando, come è noto, svanirà la paura delle elezioni anticipate e con essa potrebbe venir meno la prudenza.
Un governo di larghe intese come quello che sostiene Draghi ha bisogno di una relativa armonia tra le sue componenti di centrosinistra e di centrodestra. Viceversa, il fronte Pd-5S è entrato in affanno di fronte a un passaggio non proibitivo come le amministrative. E il centrodestra non è da meno: sia nella difficoltà di trovare i candidati per il voto nelle città, sia nell'impossibilità pratica di mettere fine alla rivalità tra Salvini e Giorgia Meloni. Sulla gestione dei migranti c'è da attendersi che il duello a destra s'inasprisca. Più o meno nello stesso tempo in cui a sinistra l'annuncio delle riforme aprirà solchi e chiamerà in causa i difensori dello "status quo". Quanto alla legge Zan, è ormai un vessillo che in assenza di un compromesso è destinato a spaccare la maggioranza larga.
In ogni caso è la riforma della giustizia, sui cui è all'opera il ministro Cartabia, il terreno più insidioso: forse perché si parla per la prima volta da anni di una riforma volta a cambiare i vecchi equilibri nella magistratura e quindi i criteri della giustizia. Marta Cartabia è persona cauta che gode di stima diffusa, in particolare al Quirinale. Le sue proposte non si limitano alla cosmesi: sono coraggiose per gli "standard" italiani e fanno leva sulle richieste dell'Europa. Tanto basta per creare le premesse di un conflitto con una parte della maggioranza, in particolare i 5S. Il paradosso è dunque che il governo Draghi rischia di subire delle ferite proprio a causa del suo successo, dai vaccini al Recovery. La debolezza dei partiti spinge come al solito verso la destabilizzazione, in attesa che qualcuno richiami con fermezza alla responsabilità collettiva verso il Paese.