I Golden Globe cancellati e la creatività spaventata
di Antonio Monda , di Antonio MondaQuando gli eccessi del politicamente corretto diventano “cancel culture”
Pochi giorni fa, una studentessa di un mio corso sul cinema d'autore negli Stati Uniti, ha dichiarato che non avrebbe voluto discutere su Crimini e Misfatti perché non aveva alcuna intenzione di vedere un film di Woody Allen dopo il recente documentario Allen vs Farrow. Ho replicato dicendo che Allen era stato scagionato due volte dalle accuse di pedofilia, che il documentario sposa dichiaratamente le posizioni di Mia Farrow e non contiene alcuna intervista o documento a favore di Allen, e, soprattutto, che bisogna sempre distinguere l'arte dall'artista. Ho citato Celine, Caravaggio e anche atteggiamenti non propriamente nobili tenuti nei confronti delle donne da geni quali Chaplin e Picasso, ma non c'è stato nulla da fare.
Parallelamente un collega che insegna in una prestigiosa università mi ha raccontato che un gruppo di studenti sta raccogliendo firme per far cancellare dal programma accademico Taxi Driver, considerato un film che esalta la vi…
Parallelamente un collega che insegna in una prestigiosa università mi ha raccontato che un gruppo di studenti sta raccogliendo firme per far cancellare dal programma accademico Taxi Driver, considerato un film che esalta la vi…
Pochi giorni fa, una studentessa di un mio corso sul cinema d'autore negli Stati Uniti, ha dichiarato che non avrebbe voluto discutere su Crimini e Misfatti perché non aveva alcuna intenzione di vedere un film di Woody Allen dopo il recente documentario Allen vs Farrow. Ho replicato dicendo che Allen era stato scagionato due volte dalle accuse di pedofilia, che il documentario sposa dichiaratamente le posizioni di Mia Farrow e non contiene alcuna intervista o documento a favore di Allen, e, soprattutto, che bisogna sempre distinguere l'arte dall'artista. Ho citato Celine, Caravaggio e anche atteggiamenti non propriamente nobili tenuti nei confronti delle donne da geni quali Chaplin e Picasso, ma non c'è stato nulla da fare.
Parallelamente un collega che insegna in una prestigiosa università mi ha raccontato che un gruppo di studenti sta raccogliendo firme per far cancellare dal programma accademico Taxi Driver, considerato un film che esalta la violenza e il machismo bianco, e che nessuno osa più parlare del cinema di Roman Polanski. Ho voluto partire da questi episodi per raccontare il clima che si respira oggi in campo artistico e accademico, non solo negli Stati Uniti: in Olanda, terra di Baruch Spinoza, la cancel culture spinge per togliere i riferimenti a Maometto nella Divina Commedia, e in un tempio della cultura quale Oxford, un gruppo di docenti ha chiesto di abolire l'insegnamento della musica di Mozart: "I grandi compositori del passato" hanno motivato "in quanto capisaldi della cultura bianca, potrebbero creare disagio agli studenti di colore".
È evidente che ogni appello relativo all'attenzione per le minoranze, come la condanna di ogni discriminazione, testimoni qualcosa di imprescindibile e assolutamente nobile, ma oggi stiamo assistendo a un'ondata che rischia di travolgere tutto e tutti, e assume forme di autentica censura, intollerabili in campo artistico e ignoranti sul piano culturale. La vicenda Golden Globe nasce da questo clima: un'indagine del Los Angeles Times ha denunciato la mancanza di diversità nella struttura dell'organizzazione, sottolineando anche come sia opaco il modo in cui vengono invitati i giornalisti nei junkets e condotti gli incontri con i talents. Non è un caso che la piece di David Mamet dedicata ad Harvey Weinstein sia focalizzata proprio su questi eventi, descritti come facili da manipolare per rafforzarsi in vista degli Oscar.
È certamente inaccettabile che su 87 membri non ce ne sia neanche uno di colore, ma l'auspicata e necessaria riforma della Hollywood Foreign Press non risolve un punto fondamentale della vicenda: quanto può essere valido in campo industriale, non si può applicare meccanicamente in campo artistico. Nel momento stesso in cui la realizzazione di un film, e il giudizio relativo a tale pellicola, è vincolato dalle quote, si crea un grave vulnus sul piano della libertà artistica. Come è noto la Nbc ha deciso di cancellare la messa in onda della serata di premiazione, e sono sempre più forti le pressioni da parte di colossi quali Netflix e Amazon per un cambiamento rivoluzionario della struttura della Hollywood Foreign Press.
La parola d'ordine è "time's up", il tempo è scaduto, e non è bastato l'impegno a rinnovare il 50% dei membri dell'organizzazione, con particolare attenzione ai giornalisti di colore: Tom Cruise ha restituito i tre premi che ha vinto in passato, con conseguente elogio di Ava duVernay che ha parlato di "sessismo, omofobia, razzismo, discriminazione, molestie, faziosità". Se è vero quello che afferma, è evidente che si tratti di qualcosa di grave e inaccettabile, ma chi ha a cuore la libertà artistica, non può non riflettere anche sulle possibili conseguenze di un clima che rischia di trasformare un'esigenza sacrosanta in qualcosa che corrode le fondamenta della creatività. Mi chiedo intanto cosa succederà nella mia prossima lezione, quando chiederò di discutere sul libero arbitrio partendo dalla visione di Arancia Meccanica.
Parallelamente un collega che insegna in una prestigiosa università mi ha raccontato che un gruppo di studenti sta raccogliendo firme per far cancellare dal programma accademico Taxi Driver, considerato un film che esalta la violenza e il machismo bianco, e che nessuno osa più parlare del cinema di Roman Polanski. Ho voluto partire da questi episodi per raccontare il clima che si respira oggi in campo artistico e accademico, non solo negli Stati Uniti: in Olanda, terra di Baruch Spinoza, la cancel culture spinge per togliere i riferimenti a Maometto nella Divina Commedia, e in un tempio della cultura quale Oxford, un gruppo di docenti ha chiesto di abolire l'insegnamento della musica di Mozart: "I grandi compositori del passato" hanno motivato "in quanto capisaldi della cultura bianca, potrebbero creare disagio agli studenti di colore".
È evidente che ogni appello relativo all'attenzione per le minoranze, come la condanna di ogni discriminazione, testimoni qualcosa di imprescindibile e assolutamente nobile, ma oggi stiamo assistendo a un'ondata che rischia di travolgere tutto e tutti, e assume forme di autentica censura, intollerabili in campo artistico e ignoranti sul piano culturale. La vicenda Golden Globe nasce da questo clima: un'indagine del Los Angeles Times ha denunciato la mancanza di diversità nella struttura dell'organizzazione, sottolineando anche come sia opaco il modo in cui vengono invitati i giornalisti nei junkets e condotti gli incontri con i talents. Non è un caso che la piece di David Mamet dedicata ad Harvey Weinstein sia focalizzata proprio su questi eventi, descritti come facili da manipolare per rafforzarsi in vista degli Oscar.
È certamente inaccettabile che su 87 membri non ce ne sia neanche uno di colore, ma l'auspicata e necessaria riforma della Hollywood Foreign Press non risolve un punto fondamentale della vicenda: quanto può essere valido in campo industriale, non si può applicare meccanicamente in campo artistico. Nel momento stesso in cui la realizzazione di un film, e il giudizio relativo a tale pellicola, è vincolato dalle quote, si crea un grave vulnus sul piano della libertà artistica. Come è noto la Nbc ha deciso di cancellare la messa in onda della serata di premiazione, e sono sempre più forti le pressioni da parte di colossi quali Netflix e Amazon per un cambiamento rivoluzionario della struttura della Hollywood Foreign Press.
La parola d'ordine è "time's up", il tempo è scaduto, e non è bastato l'impegno a rinnovare il 50% dei membri dell'organizzazione, con particolare attenzione ai giornalisti di colore: Tom Cruise ha restituito i tre premi che ha vinto in passato, con conseguente elogio di Ava duVernay che ha parlato di "sessismo, omofobia, razzismo, discriminazione, molestie, faziosità". Se è vero quello che afferma, è evidente che si tratti di qualcosa di grave e inaccettabile, ma chi ha a cuore la libertà artistica, non può non riflettere anche sulle possibili conseguenze di un clima che rischia di trasformare un'esigenza sacrosanta in qualcosa che corrode le fondamenta della creatività. Mi chiedo intanto cosa succederà nella mia prossima lezione, quando chiederò di discutere sul libero arbitrio partendo dalla visione di Arancia Meccanica.