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"La Convenzione di Istanbul salva vite": una manifestazione di Amnesty International a Bruxelles (ansa)

Parità di genere, i ritardi dell’Europa

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Nessun Paese che fa parte dell'Unione può derogare ai principi fondativi, né ostacolarli dall'interno
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La partita di Champions League è stata spostata da Istanbul a Porto. Che coincidenza! Due città simboliche in questo momento. Istanbul per la Convenzione contro la violenza sulle donne e le manifestazioni delle donne turche, contro l'uscita della Turchia dalla Convenzione stessa, che il regime vuole oscurare. Porto perché è stata la sede del Social Summit dell'Unione Europea che si è appena concluso. Dobbiamo riflettere su due cose. La Turchia ha annunciato di ritirare la ratifica della Convenzione di Istanbul, particolarmente importante per le donne di tutto il mondo. Molto grave. Purtroppo l'Unione Europea non è ancora riuscita a ratificarla perché la Bulgaria si oppone. Possibile? Grave anche questo.

Veniamo al Social Summit di Porto. Due Paesi come Ungheria e Polonia hanno ottenuto la non esplicitazione della parità di genere nel Comunicato ufficiale finale, come riportato dall'interessante articolo di D'…
La partita di Champions League è stata spostata da Istanbul a Porto. Che coincidenza! Due città simboliche in questo momento. Istanbul per la Convenzione contro la violenza sulle donne e le manifestazioni delle donne turche, contro l'uscita della Turchia dalla Convenzione stessa, che il regime vuole oscurare. Porto perché è stata la sede del Social Summit dell'Unione Europea che si è appena concluso. Dobbiamo riflettere su due cose. La Turchia ha annunciato di ritirare la ratifica della Convenzione di Istanbul, particolarmente importante per le donne di tutto il mondo. Molto grave. Purtroppo l'Unione Europea non è ancora riuscita a ratificarla perché la Bulgaria si oppone. Possibile? Grave anche questo.

Veniamo al Social Summit di Porto. Due Paesi come Ungheria e Polonia hanno ottenuto la non esplicitazione della parità di genere nel Comunicato ufficiale finale, come riportato dall'interessante articolo di D'Argenio su questo giornale. Il riferimento è stato sostituito da una ben più tiepida dizione di "equità e uguaglianza per ogni individuo". Possibile? Quanto tempo, quanta energia dovremo perdere ancora per difendere dentro all'Unione i principi fondanti dell'Unione stessa? Quanto veramente la logica del consenso, dell'unanimità, è vettore di sviluppo della unione, come comunità di valori di democrazia, libertà, stato di diritto, diritti umani e quanto invece ci fa tornare indietro o perdere tempo e colpi?

Questi due esempi sono molto recenti e riguardano la questione di genere. Uno dei diritti fondanti delle nostre democrazie. Il primo esempio probabilmente si risolverà, prima o poi. Il secondo è stato aggirato con il richiamo all'articolo 2 del pilastro dei diritti sociali e ai principi dell'Unione. Ma, comunque, abbiamo dovuto nascondere le parole "parità di genere". Certo è che una soluzione va trovata anche in un altro senso. L'articolo 2 del trattato dell'Unione Europea parla chiaramente. Il rispetto dei diritti di tutti e anche delle donne deve riguardare l'Unione e ciascuno dei Paesi. Così dice il trattato. E allora se vengono attaccati i diritti in alcuni Paesi dell'Unione Europea, come ci si comporta? Come si interviene? In Polonia si stanno attaccando i diritti delle donne? Si sta mettendo in discussione lo Stato di diritto? Se sì, come interviene l'Europa? Espelle il Paese o sanziona o che cosa?

Visto che sono una convinta europeista, penso che si debba fare il massimo per garantire la riconquista del Paese alla democrazia. Purché si agisca. E ancora. Siamo sicuri che l'unanimità faccia bene al futuro dell'Europa? L'Europa ha fatto una grande svolta di solidarietà con il Next Generation Eu. Bisogna ora sciogliere questo nodo, perché corrode dall'interno la nostra vocazione storica, che è quella di coniugare il progresso economico con la democrazia, con i diritti e la civiltà giuridica. Non si può ovviamente abdicare su questo. Se tolleriamo che uno o più Paesi vengano meno a tali principi, l'Unione si sfalderà inevitabilmente, le spinte centrifughe prevarranno e perderemo un'occasione di progresso per tutti gli europei. Nessun Paese che fa parte dell'Unione può derogare ai Principi fondativi dell'Unione, né ostacolarli dall'interno. La tolleranza e la mediazione su questi non rafforzano ma ci fanno arretrare tutti, compresi i cittadini di quei Paesi. E alla fine, porterà al fallimento del progetto europeo, nato proprio dal disastro storico che provocò calpestare quei principi.

Ora dobbiamo concentrare tutte le nostre forze per il rilancio dell'Europa come soggetto trainante. Compatti, coesi sui diritti. Eliminando tutti gli ostacoli al loro esercizio dentro la nostra unione. I diritti delle donne non possono essere calpestati da nessun Paese dell'Unione, lo stato di diritto non può essere messo in discussione. Dopo la svolta di coesione solidale, serve quella di coesione sui diritti. Anche su questo ci vorrà un altro grande passo.

Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat