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Il presidente del Consiglio Mario Draghi durante il questione time alla Camera (ansa)

Il codice di Palazzo Chigi

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Il premier Mario Draghi ascolta le ragioni della maggioranza ma poi decide da solo. Così sarà anche su coprifuoco, riaperture e immigrazione
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Alla prima prova con la "bestia" del question time, uno strumento di botta e risposta a caldo con i parlamentari, Mario Draghi ha dimostrato di aver ormai imparato il "mestiere". Ma soprattutto ha rivelato un'altra parte del suo personale codice di governo. La panoplia di domande che gli sono state rivolte toccava tutti i temi più caldi, dal caso del sottosegretario Durigon al turismo, dalle morti sul lavoro alla sofferenza del settore del wedding. È indubbio tuttavia che fossero soprattutto due i fronti politicamente più sensibili e difficili, quello del coprifuoco e naturalmente il boom di sbarchi in Sicilia. Entrambi terreni scivolosi perché è proprio su questi che si misurano ogni giorno le distanze tra i partiti della sua maggioranza.

Draghi sembra procedere con un metodo del tutto diverso da quello adottato dall'altro premier tecnico che lo ha preceduto dieci anni fa, Mario Monti, a capo di quella che egli stesso ri…
Alla prima prova con la "bestia" del question time, uno strumento di botta e risposta a caldo con i parlamentari, Mario Draghi ha dimostrato di aver ormai imparato il "mestiere". Ma soprattutto ha rivelato un'altra parte del suo personale codice di governo. La panoplia di domande che gli sono state rivolte toccava tutti i temi più caldi, dal caso del sottosegretario Durigon al turismo, dalle morti sul lavoro alla sofferenza del settore del wedding. È indubbio tuttavia che fossero soprattutto due i fronti politicamente più sensibili e difficili, quello del coprifuoco e naturalmente il boom di sbarchi in Sicilia. Entrambi terreni scivolosi perché è proprio su questi che si misurano ogni giorno le distanze tra i partiti della sua maggioranza.

Draghi sembra procedere con un metodo del tutto diverso da quello adottato dall'altro premier tecnico che lo ha preceduto dieci anni fa, Mario Monti, a capo di quella che egli stesso ribattezzò una "maggioranza strana". Se Monti aveva cura di far partire dalla rampa di lancio del Consiglio dei ministri sempre missili a testata multipla, ovvero provvedimenti che accontentassero/scontentassero allo stesso tempo sia la sua ala destra che la sinistra, in maniera che nessuno potesse cantare vittoria, Draghi sta sperimentando un sistema tutto suo. La sintesi la fa il presidente del Consiglio, senza curarsi troppo di chi lo tira da una parte o dall'altra.

Sono settimane, per fare un esempio, che la Lega - in questo in sintonia sia con Italia viva che con Forza Italia - spinge dalla parte della riapertura senza se e senza ma, facendo saltare del tutto il coprifuoco e la limitazione per ristoranti, palestre, centri commerciali, ecc. Eppure Draghi fin qui ha apposto un irremovibile no. E ancora ieri ha rivendicato il suo "approccio graduale" alla questione, in questo collocandosi sulla stessa lunghezza d'onda dei nostri partner Ue. In Francia il coprifuoco è ancora alle 19 e tra una settimana arriverà alle 21. In Germania, dove procedono molto più spediti di noi sulle vaccinazioni, sono fermi alle dieci di sera. E quindi si comprende la reazione un po' stizzita di Salvini - "a me pare che ogni giorno che passa sia un giorno perso" - il quale ancora una volta si è dovuto arrendere, senza potersi rivendere di aver spostato l'asse del governo.

Il codice Draghi è stato applicato anche all'immigrazione, un campo minato dove il presidente del Consiglio ha imparato a sue spese quanto anche una sola parola sbagliata, come è accaduto con l'infelice ringraziamento ai libici per i "salvataggi" dei migranti, possa far accendere le opposte tifoserie. Su quest'altro versante il premier ha iniziato a svelare le coordinate di una "sua" politica sull'immigrazione, che non è quella leghista ma nemmeno quella che vorrebbe sentire una parte della sinistra. I tre aggettivi con cui l'ha qualificata ieri in aula sono "equilibrata", "efficace" e "umana", con l'accento su quest'ultimo. Il che equivale a dire che i porti italiani restano aperti e che non si possono lasciare affogare le persone nel canale di Sicilia.

L'altro pilastro è o dovrebbe essere la solidarietà europea, al momento assente. Ma se con il governo Conte uno, quello dei porti chiusi e dei decreti "sicurezza", si arrivava a sequestrare i migranti a bordo per poi intavolare una trattativa sui ricollocamenti, con Draghi l'ascolto in Europa è un po' diverso. Dal ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, ieri è arrivato subito un segnale di apertura, segno che qualcosa inizia a muoversi: "La Germania ha partecipato alla ricollocazione dei profughi e lo faremo anche in futuro, l'Italia non può essere lasciata sola".

La strategia di Draghi è fatta di piccoli passi, di una diplomazia che deve tener conto dei passaggi elettorali sia in Germania che in Francia, ma senza mollare il terreno. Per questo da Palazzo Chigi filtra che al prossimo Consiglio europeo, che si svolgerà in presenza, la questione della solidarietà sui migranti sarà sollevata in tutti i colloqui del premier. E non si esclude nemmeno che l'Italia possa richiedere la convocazione di un summit Ue straordinario dedicato interamente a questa emergenza.

È il codice Draghi, ascoltare le ragioni degli shareholder del governo ma poi decidere in solitaria. Come a marzo, sul condono delle cartelle esattoriali: Salvini lo pretendeva tombale ma venne respinto. Così sarà anche sul coprifuoco, sulle riaperture - senza mettere a rischio la salute pubblica - e sui migranti. Ascoltare tutti, seguire nessuno.