Il contenzioso tra la Casaleggio Associati e il Movimento 5 Stelle ci evidenzia che il Paese è guidato da tre anni da un partito che è la prima forza politica presente in parlamento e non è in grado di eleggere i propri vertici perché non sa chi sono i propri iscritti. Non ha Statuto formale, non ha iscritti, non ha rappresentante legale. E quello che dovrebbe diventarne leader non ha alcuna legittimità giuridica sia se si fa riferimento alle norme previste dal non-Statuto che alla legge.
Lo scontro di natura economica con la srl che “possiede” il partito lo porta nell’illegittimità. Insomma i portabandiera della democrazia diretta hanno un garante non eletto da nessuno e si scopre che nel tempio dell’uno vale uno in realtà tutto era in mano ad una srl, come ha stabilito la Corte d’appello di Cagliari. Ma la vicenda del Movimento 5 stelle interpella tutto il sistema politico, soprattutto per chi ritiene i …
Lo scontro di natura economica con la srl che “possiede” il partito lo porta nell’illegittimità. Insomma i portabandiera della democrazia diretta hanno un garante non eletto da nessuno e si scopre che nel tempio dell’uno vale uno in realtà tutto era in mano ad una srl, come ha stabilito la Corte d’appello di Cagliari. Ma la vicenda del Movimento 5 stelle interpella tutto il sistema politico, soprattutto per chi ritiene i …
Il contenzioso tra la Casaleggio Associati e il Movimento 5 Stelle ci evidenzia che il Paese è guidato da tre anni da un partito che è la prima forza politica presente in parlamento e non è in grado di eleggere i propri vertici perché non sa chi sono i propri iscritti. Non ha Statuto formale, non ha iscritti, non ha rappresentante legale. E quello che dovrebbe diventarne leader non ha alcuna legittimità giuridica sia se si fa riferimento alle norme previste dal non-Statuto che alla legge.
Lo scontro di natura economica con la srl che “possiede” il partito lo porta nell’illegittimità. Insomma i portabandiera della democrazia diretta hanno un garante non eletto da nessuno e si scopre che nel tempio dell’uno vale uno in realtà tutto era in mano ad una srl, come ha stabilito la Corte d’appello di Cagliari. Ma la vicenda del Movimento 5 stelle interpella tutto il sistema politico, soprattutto per chi ritiene i partiti fondamentali per una democrazia liberale.
In questo paese la cultura del conservatorismo costituzionale, che scambia per pregi i limiti del processo costituente dovuti alla Guerra fredda (avvertiti dagli stessi costituenti), è la stessa che chiude gli occhi di fronte alla sua mancata applicazione. La Costituzione più bella del mondo in Italia è invocata sin dalle assemblee di condominio ma è quanto di più inapplicato e tradito. L’articolo 49 della Costituzione, sin dalle prime elezioni doveva essere rispettato e invece vediamo che continuano ad essere tollerate forze politiche che non hanno Statuti pienamente “democratici”, o che ne sono addirittura sprovvisti, o che li hanno, ma non sono applicati perché i meccanismi di garanzia interni sono saldamente controllati dalla maggioranza e pertanto sono solo finzione.
In un’autentica democrazia le regole devono valere più del consenso, altrimenti anche la produzione di quest’ultimo è falsata. Chi crede nel valore insostituibile dei corpi intermedi e dei partiti non può girare la testa altrove. Gli articoli 39 e 49 rischiano in nome dell’“autonomia” di lasciare spazi di autoreferenzialità molto pericolosi, vedi quanto recentemente evidenziato in Ugl e non solo. Avevo creduto che l’accenno al rispetto dell’articolo 49 da parte di Enrico Letta, al momento del suo insediamento, fosse un aspetto programmatico della sua gestione ma purtroppo dal “che fare” si è passati rapidamente all’esclusiva attenzione sul “con chi” il cui destinatario è peraltro un partito liquefatto. E ci si onorava di aver istituzionalizzato quel partito.
Il sistema politico, in Italia, fu travolto dal crollo del Muro di Berlino (e dunque dalla fine del comunismo, dallo scioglimento del Pci e dalla nascita del Pds, ecc.) e da Tangentopoli. E l’implosione del sistema, per via giudiziaria, ha posto in modo fortissimo la questione della “legittimità”. Da allora non si fa che parlare di chi rappresenta chi, vedi referendum del 1995 sull’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori o il mantra stucchevole sui “governi non eletti dal popolo”.
Il fatto è che, come sostiene l’ottimo Alessandro Maran, solo in Italia il sistema politico è stato colpito da un meteorite che lo ha annientato, com’è accaduto con i dinosauri. Il che ha segnato l’esaurimento traumatico di una storia più lunga e di culture politiche che, sia pure ammaccate, sopravvivono in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, ecc. Per questo il nostro sistema politico, più che ai paesi occidentali, tende ad assomigliare a quelli dell’Europa orientale. E il peso che fa pendere il piatto della bilancia verso Est è proprio la fluidità straordinaria del sistema politico, la fragilità organizzativa di quasi tutti i partiti e la loro incapacità di svolgere un ruolo trasformativo della propria identità. Anche per questo siamo impantanati in una eterna transizione e sono naufragati tutti i tentativi di lavorare (con tre Bicamerali) ad una riforma strutturale della Costituzione in maniera bipartisan e condivisa così come la maggior parte dei (16) tentativi di procedere a colpi di maggioranza.
Avere Statuti veramente democratici, e il loro rispetto, non può essere un’interna corporis dei soggetti di rappresentanza e dei partiti. Siccome questi ultimi sono fondamentali dentro un paese democratico, tali verifiche non possono essere “incidentali”. Un esempio: se ai congressi partecipano meno del 50% degli iscritti e non esistono norme a verifica terza e oggettiva sul tesseramento, quei congressi possono essere considerati validi? Anche per questo è necessario riprendere in mano le riforme costituzionali. Siamo sempre ad un passo dall’implosione e non solo per il Pnrr questo paese ha bisogno di un impianto Costituzionale coerente, lineare, che consenta un’autentica partecipazione democratica e che favorisca un sistema di governo più stabile, più responsabile e più semplice.
Lo scontro di natura economica con la srl che “possiede” il partito lo porta nell’illegittimità. Insomma i portabandiera della democrazia diretta hanno un garante non eletto da nessuno e si scopre che nel tempio dell’uno vale uno in realtà tutto era in mano ad una srl, come ha stabilito la Corte d’appello di Cagliari. Ma la vicenda del Movimento 5 stelle interpella tutto il sistema politico, soprattutto per chi ritiene i partiti fondamentali per una democrazia liberale.
In questo paese la cultura del conservatorismo costituzionale, che scambia per pregi i limiti del processo costituente dovuti alla Guerra fredda (avvertiti dagli stessi costituenti), è la stessa che chiude gli occhi di fronte alla sua mancata applicazione. La Costituzione più bella del mondo in Italia è invocata sin dalle assemblee di condominio ma è quanto di più inapplicato e tradito. L’articolo 49 della Costituzione, sin dalle prime elezioni doveva essere rispettato e invece vediamo che continuano ad essere tollerate forze politiche che non hanno Statuti pienamente “democratici”, o che ne sono addirittura sprovvisti, o che li hanno, ma non sono applicati perché i meccanismi di garanzia interni sono saldamente controllati dalla maggioranza e pertanto sono solo finzione.
In un’autentica democrazia le regole devono valere più del consenso, altrimenti anche la produzione di quest’ultimo è falsata. Chi crede nel valore insostituibile dei corpi intermedi e dei partiti non può girare la testa altrove. Gli articoli 39 e 49 rischiano in nome dell’“autonomia” di lasciare spazi di autoreferenzialità molto pericolosi, vedi quanto recentemente evidenziato in Ugl e non solo. Avevo creduto che l’accenno al rispetto dell’articolo 49 da parte di Enrico Letta, al momento del suo insediamento, fosse un aspetto programmatico della sua gestione ma purtroppo dal “che fare” si è passati rapidamente all’esclusiva attenzione sul “con chi” il cui destinatario è peraltro un partito liquefatto. E ci si onorava di aver istituzionalizzato quel partito.
Il sistema politico, in Italia, fu travolto dal crollo del Muro di Berlino (e dunque dalla fine del comunismo, dallo scioglimento del Pci e dalla nascita del Pds, ecc.) e da Tangentopoli. E l’implosione del sistema, per via giudiziaria, ha posto in modo fortissimo la questione della “legittimità”. Da allora non si fa che parlare di chi rappresenta chi, vedi referendum del 1995 sull’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori o il mantra stucchevole sui “governi non eletti dal popolo”.
Il fatto è che, come sostiene l’ottimo Alessandro Maran, solo in Italia il sistema politico è stato colpito da un meteorite che lo ha annientato, com’è accaduto con i dinosauri. Il che ha segnato l’esaurimento traumatico di una storia più lunga e di culture politiche che, sia pure ammaccate, sopravvivono in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, ecc. Per questo il nostro sistema politico, più che ai paesi occidentali, tende ad assomigliare a quelli dell’Europa orientale. E il peso che fa pendere il piatto della bilancia verso Est è proprio la fluidità straordinaria del sistema politico, la fragilità organizzativa di quasi tutti i partiti e la loro incapacità di svolgere un ruolo trasformativo della propria identità. Anche per questo siamo impantanati in una eterna transizione e sono naufragati tutti i tentativi di lavorare (con tre Bicamerali) ad una riforma strutturale della Costituzione in maniera bipartisan e condivisa così come la maggior parte dei (16) tentativi di procedere a colpi di maggioranza.
Avere Statuti veramente democratici, e il loro rispetto, non può essere un’interna corporis dei soggetti di rappresentanza e dei partiti. Siccome questi ultimi sono fondamentali dentro un paese democratico, tali verifiche non possono essere “incidentali”. Un esempio: se ai congressi partecipano meno del 50% degli iscritti e non esistono norme a verifica terza e oggettiva sul tesseramento, quei congressi possono essere considerati validi? Anche per questo è necessario riprendere in mano le riforme costituzionali. Siamo sempre ad un passo dall’implosione e non solo per il Pnrr questo paese ha bisogno di un impianto Costituzionale coerente, lineare, che consenta un’autentica partecipazione democratica e che favorisca un sistema di governo più stabile, più responsabile e più semplice.