Elisabetta Belloni, una donna delle istituzioni. Quanto è emotivamente impegnativo poter declinare così quello che prima ci appariva una prerogativa, esclusivamente, maschile. Ma non è solo un "simbolo". In una società in cui, i simboli sono, tuttavia, importanti. È l'espressione di una piccola rivoluzione copernicana nella storia e nel modo di essere degli apparati di sicurezza del nostro Paese. È vero che ci è voluto tanto e che altri Paesi, in particolari anglosassoni, sono arrivati prima di noi. Ma il tempo consumato è il segno della profondità del cambiamento. La sfida è da far tremare le vene nei polsi.
Il report del National Intelligence Council Americano, anche questo diretto da una donna, Avril Haines, sui trend globali del pianeta con l'orizzonte, insieme emblematico ed impegnativo, del 2040 ha un sottotitolo significativo e inquieto: "Un mondo sempre più messo in discussione…
Il report del National Intelligence Council Americano, anche questo diretto da una donna, Avril Haines, sui trend globali del pianeta con l'orizzonte, insieme emblematico ed impegnativo, del 2040 ha un sottotitolo significativo e inquieto: "Un mondo sempre più messo in discussione…
Elisabetta Belloni, una donna delle istituzioni. Quanto è emotivamente impegnativo poter declinare così quello che prima ci appariva una prerogativa, esclusivamente, maschile. Ma non è solo un "simbolo". In una società in cui, i simboli sono, tuttavia, importanti. È l'espressione di una piccola rivoluzione copernicana nella storia e nel modo di essere degli apparati di sicurezza del nostro Paese. È vero che ci è voluto tanto e che altri Paesi, in particolari anglosassoni, sono arrivati prima di noi. Ma il tempo consumato è il segno della profondità del cambiamento. La sfida è da far tremare le vene nei polsi.
Il report del National Intelligence Council Americano, anche questo diretto da una donna, Avril Haines, sui trend globali del pianeta con l'orizzonte, insieme emblematico ed impegnativo, del 2040 ha un sottotitolo significativo e inquieto: "Un mondo sempre più messo in discussione". Quel mondo colpito drammaticamente dalla pandemia del Covid 19 che ne ha rivelato la sua intrinseca fragilità e che, tuttavia, ancora oggi è attraversato da tensioni e conflitti. Da centinaia di guerre a bassa o ad alta intensità. Qui il pensiero va immediatamente al Medio Oriente. A quelle immagini drammatiche di queste ore. A quella parola, pogrom, che il presidente israeliano Rivlin ha pronunciato e che pensavamo appartenesse ad un tragico passato.
Quel mondo che, esattamente trentadue anni dopo la caduta del muro di Berlino, ha archiviato la guerra fredda e la divisione del pianeta in due blocchi. Ha spento l'illusione di un possibile mondo unipolare, con uno soltanto a comandare, in questo caso l'Occidente con gli Stati Uniti. Ma ha anche messo da parte la fatica della multipolarità. Un mondo apolare senza punti di riferimento. È evidente che esistono ancora le grandi potenze economiche, militari e democratiche, prima fra tutte gli Stati Uniti. Poi ci sono quelle non compiutamente democratiche o non democratiche, per intenderci, la Russia e la Cina.
Infine, le grandi potenze demografiche come l'India. Tuttavia, in questo mondo non c'è un'unica leadership né, tantomeno, una guida condivisa. Un pianeta attraversato da una elevatissima competitività ed, allo stesso tempo, da una profonda connessione. La pandemia ha raffreddato l'interdipendenza ma non l'ha cancellata. Non poteva. È irreversibile. Oggi, come in tutti i momenti di rottura c'è l'opportunità di correggere squilibri umani, sociali, territoriali, inaccettabili. Tuttavia, questo mondo sempre più connesso, sempre più veloce, sempre più aperto sarà sempre, strutturalmente, instabile. Caratterizzato, oltremodo, da due elementi che possiamo considerare una "coppia opposizionale": cooperazione e competizione. Ci sarà sempre cooperazione e, contemporaneamente, una durissima competizione. Più o meno nascosta, più o meno esplicita.
Un vecchio adagio del mondo dell'intelligence recita più o meno così: da noi non è detto che gli amici siano sempre alleati, e gli alleati sempre amici. Una simpatica saggezza antica che, tuttavia, sembra richiamare un modernissimo orizzonte. Di un presente e di un futuro sempre più scanditi da una "coesistenza competitiva".
Un mondo in cui la cosiddetta "minaccia asimmetrica", per sua natura rapida e imprevedibile, ha di fatto cancellato qualunque "simmetria". Dalla sfida del terrorismo internazionale al Cyber, dalla manipolazione delle informazioni e del consenso all'asimmetrico per eccellenza, il virus. Una sfida che investe direttamente le nostre democrazie. Mai come adesso messe in discussione. Mai come adesso un patrimonio irrinunciabile. In questo scenario il ruolo dell'intelligence, la sua lettura della complessità, la sua autonoma capacità dii iniziativa costituiscono uno strumento fondamentale. Indispensabile. Non di questa o quella parte ma del Paese. Non di singoli poteri ma della democrazia italiana. Nei giorni scorsi si è celebrata la Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo l'Italia l'ha sconfitto senza fare ricorso ad alcun stato di eccezione. Con le armi della democrazia come ricordava spesso il presidente Pertini. Un imprinting storico incancellabile di strutture che oggi si cimentano con le nuove sfide. Non siamo all'anno Zero. Anzi. Ma una donna può fare la differenza. Finalmente!
Il report del National Intelligence Council Americano, anche questo diretto da una donna, Avril Haines, sui trend globali del pianeta con l'orizzonte, insieme emblematico ed impegnativo, del 2040 ha un sottotitolo significativo e inquieto: "Un mondo sempre più messo in discussione". Quel mondo colpito drammaticamente dalla pandemia del Covid 19 che ne ha rivelato la sua intrinseca fragilità e che, tuttavia, ancora oggi è attraversato da tensioni e conflitti. Da centinaia di guerre a bassa o ad alta intensità. Qui il pensiero va immediatamente al Medio Oriente. A quelle immagini drammatiche di queste ore. A quella parola, pogrom, che il presidente israeliano Rivlin ha pronunciato e che pensavamo appartenesse ad un tragico passato.
Quel mondo che, esattamente trentadue anni dopo la caduta del muro di Berlino, ha archiviato la guerra fredda e la divisione del pianeta in due blocchi. Ha spento l'illusione di un possibile mondo unipolare, con uno soltanto a comandare, in questo caso l'Occidente con gli Stati Uniti. Ma ha anche messo da parte la fatica della multipolarità. Un mondo apolare senza punti di riferimento. È evidente che esistono ancora le grandi potenze economiche, militari e democratiche, prima fra tutte gli Stati Uniti. Poi ci sono quelle non compiutamente democratiche o non democratiche, per intenderci, la Russia e la Cina.
Infine, le grandi potenze demografiche come l'India. Tuttavia, in questo mondo non c'è un'unica leadership né, tantomeno, una guida condivisa. Un pianeta attraversato da una elevatissima competitività ed, allo stesso tempo, da una profonda connessione. La pandemia ha raffreddato l'interdipendenza ma non l'ha cancellata. Non poteva. È irreversibile. Oggi, come in tutti i momenti di rottura c'è l'opportunità di correggere squilibri umani, sociali, territoriali, inaccettabili. Tuttavia, questo mondo sempre più connesso, sempre più veloce, sempre più aperto sarà sempre, strutturalmente, instabile. Caratterizzato, oltremodo, da due elementi che possiamo considerare una "coppia opposizionale": cooperazione e competizione. Ci sarà sempre cooperazione e, contemporaneamente, una durissima competizione. Più o meno nascosta, più o meno esplicita.
Un vecchio adagio del mondo dell'intelligence recita più o meno così: da noi non è detto che gli amici siano sempre alleati, e gli alleati sempre amici. Una simpatica saggezza antica che, tuttavia, sembra richiamare un modernissimo orizzonte. Di un presente e di un futuro sempre più scanditi da una "coesistenza competitiva".
Un mondo in cui la cosiddetta "minaccia asimmetrica", per sua natura rapida e imprevedibile, ha di fatto cancellato qualunque "simmetria". Dalla sfida del terrorismo internazionale al Cyber, dalla manipolazione delle informazioni e del consenso all'asimmetrico per eccellenza, il virus. Una sfida che investe direttamente le nostre democrazie. Mai come adesso messe in discussione. Mai come adesso un patrimonio irrinunciabile. In questo scenario il ruolo dell'intelligence, la sua lettura della complessità, la sua autonoma capacità dii iniziativa costituiscono uno strumento fondamentale. Indispensabile. Non di questa o quella parte ma del Paese. Non di singoli poteri ma della democrazia italiana. Nei giorni scorsi si è celebrata la Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo l'Italia l'ha sconfitto senza fare ricorso ad alcun stato di eccezione. Con le armi della democrazia come ricordava spesso il presidente Pertini. Un imprinting storico incancellabile di strutture che oggi si cimentano con le nuove sfide. Non siamo all'anno Zero. Anzi. Ma una donna può fare la differenza. Finalmente!