Insufficienza di norme di sicurezza, macchinari manomessi, impianti vetusti, scarsa formazione, pochi controlli. Si continua a parlare di incidenti sul lavoro, ma dov'è la verità? Cosa si nasconde dietro la morte di tante persone? Possiamo davvero parlare di un incidente nel caso di Luana D'Orazio dopo che fonti della Procura di Prato hanno rivelato che uno dei macchinari dell'azienda tessile dove lavorava la giovane donna aveva i sistemi di sicurezza manipolati, e che Luana era stata assunta per svolgere funzioni di catalogazione?
Un incidente è un avvenimento inatteso. Qualcosa che interrompe il corso regolare di un'azione. Talvolta si può trattare di un semplice imprevisto, di un contrattempo o di un inconveniente. Altre volte si è invece di fronte a una vera e propria disgrazia. Al di là degli effetti più o meno dannosi o drammatici, però, ciò che non cambia quando si parla di un incidente è la …
Un incidente è un avvenimento inatteso. Qualcosa che interrompe il corso regolare di un'azione. Talvolta si può trattare di un semplice imprevisto, di un contrattempo o di un inconveniente. Altre volte si è invece di fronte a una vera e propria disgrazia. Al di là degli effetti più o meno dannosi o drammatici, però, ciò che non cambia quando si parla di un incidente è la …
Insufficienza di norme di sicurezza, macchinari manomessi, impianti vetusti, scarsa formazione, pochi controlli. Si continua a parlare di incidenti sul lavoro, ma dov'è la verità? Cosa si nasconde dietro la morte di tante persone? Possiamo davvero parlare di un incidente nel caso di Luana D'Orazio dopo che fonti della Procura di Prato hanno rivelato che uno dei macchinari dell'azienda tessile dove lavorava la giovane donna aveva i sistemi di sicurezza manipolati, e che Luana era stata assunta per svolgere funzioni di catalogazione?
Un incidente è un avvenimento inatteso. Qualcosa che interrompe il corso regolare di un'azione. Talvolta si può trattare di un semplice imprevisto, di un contrattempo o di un inconveniente. Altre volte si è invece di fronte a una vera e propria disgrazia. Al di là degli effetti più o meno dannosi o drammatici, però, ciò che non cambia quando si parla di un incidente è la sua imprevedibilità. Si può scivolare o cadere. Si può perdere un treno o un aereo. Si può restare intrappolati nel traffico. Si può essere investiti da un'auto. C'è talvolta un destino nei confronti del quale non si può nulla. Ma nel caso di quelli che vengono definiti "incidenti sul lavoro" quanti sono davvero imprevedibili? Quanti dipendono dal caso o dal destino e quanti, invece, dalla superficialità o dal cinismo di chi, assumendo qualcuno, non rispetta l'obbligo di garantirne la sicurezza? Perché poi, quando di lavoro ce n'è poco, sono tanti coloro che accettano condizioni di lavoro inaccettabili. Come scriveva Simone Weil nel 1934: "Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utile, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne, in breve, un posto". È passato quasi un secolo da allora, ma il coltello dalla parte del manico continuano ad averlo i padroni: perché non risparmiare sulle misure di sicurezza quando c'è sempre qualcuno disposto a lavorare pur di accedere al privilegio di un posto? Perché rispettare le regole se tanto in molti le violano? Chi verrà a verificare, chi ispezionerà l'azienda o la fabbrica o il cantiere?
Ci sono tante tragedie di fronte alle quali si è impotenti. Malattie, terremoti, eruzioni vulcaniche, tempeste, tsunami, epidemie. Sebbene esista un modo per contenere il dolore e talvolta anche evitarlo - costruzioni antisismiche, piani pandemici, salvaguardia del territorio - spesso non c'è nulla da fare, e si può solo cercare un modo per attraversare le tenebre. Nell'esistenza, d'altronde, non si può controllare tutto. Anzi. Sono tantissime le cose che sfuggono al nostro controllo. Ma ci sono anche molte cose che, invece, dipendono da noi. Compresi quei drammi che si insiste a chiamare "incidenti sul lavoro" e che, però, incidenti non lo sono affatto. Ci sono verità scomode dietro. C'è l'avidità di chi non ha scrupoli quando si tratta di sfruttare la disperazione altrui. C'è l'assenza di rispetto per le regole e c'è l'assenza di senso morale. C'è la mancanza di formazione e di controlli. Per non parlare poi dell'atavica tendenza alla procrastinazione, tipica del nostro Paese. Ci sono cose più urgenti da fare. Ci sono tematiche più attrattive per ottenere il consenso. E poi c'è la crisi, ti pare che adesso si possa chiedere alle aziende di investire sulla manutenzione delle attrezzature e sulla sicurezza dei dipendenti? Pare che siano solo tremila, in Italia, gli ispettori del lavoro per oltre tre milioni di aziende. Pare che la mancanza di personale sia nota da tempo. Che cosa aspetta la politica a intervenire? Quando verranno formati e assunti giovani in quei settori, come la sicurezza sul lavoro e la salute, in cui spesso, dietro un incidente, si celano scomode verità?
Un incidente è un avvenimento inatteso. Qualcosa che interrompe il corso regolare di un'azione. Talvolta si può trattare di un semplice imprevisto, di un contrattempo o di un inconveniente. Altre volte si è invece di fronte a una vera e propria disgrazia. Al di là degli effetti più o meno dannosi o drammatici, però, ciò che non cambia quando si parla di un incidente è la sua imprevedibilità. Si può scivolare o cadere. Si può perdere un treno o un aereo. Si può restare intrappolati nel traffico. Si può essere investiti da un'auto. C'è talvolta un destino nei confronti del quale non si può nulla. Ma nel caso di quelli che vengono definiti "incidenti sul lavoro" quanti sono davvero imprevedibili? Quanti dipendono dal caso o dal destino e quanti, invece, dalla superficialità o dal cinismo di chi, assumendo qualcuno, non rispetta l'obbligo di garantirne la sicurezza? Perché poi, quando di lavoro ce n'è poco, sono tanti coloro che accettano condizioni di lavoro inaccettabili. Come scriveva Simone Weil nel 1934: "Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utile, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne, in breve, un posto". È passato quasi un secolo da allora, ma il coltello dalla parte del manico continuano ad averlo i padroni: perché non risparmiare sulle misure di sicurezza quando c'è sempre qualcuno disposto a lavorare pur di accedere al privilegio di un posto? Perché rispettare le regole se tanto in molti le violano? Chi verrà a verificare, chi ispezionerà l'azienda o la fabbrica o il cantiere?
Ci sono tante tragedie di fronte alle quali si è impotenti. Malattie, terremoti, eruzioni vulcaniche, tempeste, tsunami, epidemie. Sebbene esista un modo per contenere il dolore e talvolta anche evitarlo - costruzioni antisismiche, piani pandemici, salvaguardia del territorio - spesso non c'è nulla da fare, e si può solo cercare un modo per attraversare le tenebre. Nell'esistenza, d'altronde, non si può controllare tutto. Anzi. Sono tantissime le cose che sfuggono al nostro controllo. Ma ci sono anche molte cose che, invece, dipendono da noi. Compresi quei drammi che si insiste a chiamare "incidenti sul lavoro" e che, però, incidenti non lo sono affatto. Ci sono verità scomode dietro. C'è l'avidità di chi non ha scrupoli quando si tratta di sfruttare la disperazione altrui. C'è l'assenza di rispetto per le regole e c'è l'assenza di senso morale. C'è la mancanza di formazione e di controlli. Per non parlare poi dell'atavica tendenza alla procrastinazione, tipica del nostro Paese. Ci sono cose più urgenti da fare. Ci sono tematiche più attrattive per ottenere il consenso. E poi c'è la crisi, ti pare che adesso si possa chiedere alle aziende di investire sulla manutenzione delle attrezzature e sulla sicurezza dei dipendenti? Pare che siano solo tremila, in Italia, gli ispettori del lavoro per oltre tre milioni di aziende. Pare che la mancanza di personale sia nota da tempo. Che cosa aspetta la politica a intervenire? Quando verranno formati e assunti giovani in quei settori, come la sicurezza sul lavoro e la salute, in cui spesso, dietro un incidente, si celano scomode verità?