Il poeta cinese del III secolo avanti Cristo Qu Yuan è amatissimo in patria per le struggenti Odi del Sud e il patriottismo fervido in anni di sanguinose guerre civili: a lui le autorità hanno dedicato la missione che ha raggiunto Marte, battezzandola Tianwen-1, dal suo verso Domande al Cielo. Le domande al Cielo che il presidente Xi Jinping lancia con l'impresa sono nitide, e altrettanto chiare le affermazioni, la Cina intende raggiungere gli Stati Uniti nella gara spaziale, civile e militare. Il veicolo cinese, che si affianca al rover americano Perseveranza, su Marte da febbraio, si chiama infatti Zhurong, come il mitologico Dio del Fuoco e del Cielo, completando il simbolismo politico e tecnologico dell'operazione. Pechino intende, entro questa decade, primeggiare nel cosmo con i taikonauti, come la stampa definisce i cosmonauti.
La sfida pone dilemmi strategici al presidente Usa Joe Biden, al leader russo Putin e all'Unione Europea. Nel 2018 i cinesi ha…
La sfida pone dilemmi strategici al presidente Usa Joe Biden, al leader russo Putin e all'Unione Europea. Nel 2018 i cinesi ha…
Il poeta cinese del III secolo avanti Cristo Qu Yuan è amatissimo in patria per le struggenti Odi del Sud e il patriottismo fervido in anni di sanguinose guerre civili: a lui le autorità hanno dedicato la missione che ha raggiunto Marte, battezzandola Tianwen-1, dal suo verso Domande al Cielo. Le domande al Cielo che il presidente Xi Jinping lancia con l'impresa sono nitide, e altrettanto chiare le affermazioni, la Cina intende raggiungere gli Stati Uniti nella gara spaziale, civile e militare. Il veicolo cinese, che si affianca al rover americano Perseveranza, su Marte da febbraio, si chiama infatti Zhurong, come il mitologico Dio del Fuoco e del Cielo, completando il simbolismo politico e tecnologico dell'operazione. Pechino intende, entro questa decade, primeggiare nel cosmo con i taikonauti, come la stampa definisce i cosmonauti.
La sfida pone dilemmi strategici al presidente Usa Joe Biden, al leader russo Putin e all'Unione Europea. Nel 2018 i cinesi hanno lanciato più satelliti di ogni altra potenza, nel 2019 sono arrivati sulla faccia nascosta della Luna e i missili Lunga Marcia hanno buona tenuta. Xi non nasconde le ambizioni, elogiando gli scienziati che ha raccolto nella città di Xiongan, un'ora d'auto da Pechino, trasformata da sonnolenta provincia in polo aerospaziale. Il presidente cita il vecchio slogan di Mao Zedong, da cui eredita il potere assoluto, ai tempi della Guerra Fredda, quando i cinesi erano vassalli di Mosca, "Due Bombe, un Satellite", coniugare scienza e arsenale militare. Il prossimo, ambizioso, passo è il varo di una stazione spaziale cinese, in concomitanza con la fine della stazione Usa, Iss, entro il 2024.
Per non rinfocolare venti di guerra Pechino promette accesso internazionale alla futura base, e vanta la collaborazione con Agenzia spaziale europea, Francia, Austria, Argentina, oltre agli accordi con Putin. La diplomazia suadente non basta, però, a convincere la Casa Bianca e i comandi militari del Pentagono. In un documento del 25 gennaio scorso l'aviazione Usa ha definito in proposito l'Air Force Doctrine sul Counterspace, guerriglia spaziale che potrebbe scatenare il caos sui cieli. Ogni attività aerospaziale ha dual use, ribaltandosi facilmente in guerra, colpendo satelliti nemici o, con operazioni di jamming, accecando via laser i centri che regolano navigazione Gps, telefonia, teletrasmissioni, web, paralizzando un Paese rivale o disorientandolo con lo spoofing, che manda comandi alterati ai server di terra. Per questo, nel giugno del 2020, Xi ha ordinato di dislocare il sistema satellitare BeiDou, alternativa cinese al Gps.
Biden, finora, non ha toccato il nuovo comando militare Space Force, creato da Donald Trump e noto per le divise stile Star Wars, mobilitandolo come deterrente. L'egemonia resta dalla parte di Washington, la Nasa ha un bilancio di 19 miliardi di euro, contro i circa 8,5 cinesi, ma Pechino dispone di un assoluto dominio sul settore privato, coordinando dal centro sforzi bellici e economici. Dal 2011 il Congresso Usa, con l'emendamento del deputato Frank Wolf, vieta la collaborazione con la Cina sullo spazio, mettendone al bando gli scienziati dai laboratori riservati Nasa, e nel clima di diffidenza di questi giorni ogni disgelo sembra prematuro. Gli americani puntano sulla collaborazione con le aziende private, dai missili di Elon Musk alla stazione spaziale del gruppo Axiom Space, che potrebbe rimpiazzare l'Iss, ma siamo solo agli esordi.
La corsa alle armi in cielo, dunque, continuerà e analisti come Greg Grant, veterano dell'amministrazione Obama, temono incidenti di percorso, come il disastro recente del missile cinese 5B Y2, finito fuori orbita e precipitato sull'Oceano Indiano.
L'intera industria aerospaziale europea, ed italiana, assiste al duello incerta, stretta tra collaborazione scientifica, contratti da onorare e alleanze militari storiche, vedi Nato, da rispettare. Per ora Pechino festeggia il successo, alla vigilia delle celebrazioni di luglio per il centenario della fondazione del Partito comunista. Spente le luci, è però buio nel cosmo e il passato non rassicura: gli slogan fieri omettono di ricordare che il poeta Qu Yuan, sconvolto dalle feroci guerre civili, morì suicida, annegandosi con un macigno, nelle turbolente acque del fiume Miluo.
Instagram @gianniriotta
La sfida pone dilemmi strategici al presidente Usa Joe Biden, al leader russo Putin e all'Unione Europea. Nel 2018 i cinesi hanno lanciato più satelliti di ogni altra potenza, nel 2019 sono arrivati sulla faccia nascosta della Luna e i missili Lunga Marcia hanno buona tenuta. Xi non nasconde le ambizioni, elogiando gli scienziati che ha raccolto nella città di Xiongan, un'ora d'auto da Pechino, trasformata da sonnolenta provincia in polo aerospaziale. Il presidente cita il vecchio slogan di Mao Zedong, da cui eredita il potere assoluto, ai tempi della Guerra Fredda, quando i cinesi erano vassalli di Mosca, "Due Bombe, un Satellite", coniugare scienza e arsenale militare. Il prossimo, ambizioso, passo è il varo di una stazione spaziale cinese, in concomitanza con la fine della stazione Usa, Iss, entro il 2024.
Per non rinfocolare venti di guerra Pechino promette accesso internazionale alla futura base, e vanta la collaborazione con Agenzia spaziale europea, Francia, Austria, Argentina, oltre agli accordi con Putin. La diplomazia suadente non basta, però, a convincere la Casa Bianca e i comandi militari del Pentagono. In un documento del 25 gennaio scorso l'aviazione Usa ha definito in proposito l'Air Force Doctrine sul Counterspace, guerriglia spaziale che potrebbe scatenare il caos sui cieli. Ogni attività aerospaziale ha dual use, ribaltandosi facilmente in guerra, colpendo satelliti nemici o, con operazioni di jamming, accecando via laser i centri che regolano navigazione Gps, telefonia, teletrasmissioni, web, paralizzando un Paese rivale o disorientandolo con lo spoofing, che manda comandi alterati ai server di terra. Per questo, nel giugno del 2020, Xi ha ordinato di dislocare il sistema satellitare BeiDou, alternativa cinese al Gps.
Biden, finora, non ha toccato il nuovo comando militare Space Force, creato da Donald Trump e noto per le divise stile Star Wars, mobilitandolo come deterrente. L'egemonia resta dalla parte di Washington, la Nasa ha un bilancio di 19 miliardi di euro, contro i circa 8,5 cinesi, ma Pechino dispone di un assoluto dominio sul settore privato, coordinando dal centro sforzi bellici e economici. Dal 2011 il Congresso Usa, con l'emendamento del deputato Frank Wolf, vieta la collaborazione con la Cina sullo spazio, mettendone al bando gli scienziati dai laboratori riservati Nasa, e nel clima di diffidenza di questi giorni ogni disgelo sembra prematuro. Gli americani puntano sulla collaborazione con le aziende private, dai missili di Elon Musk alla stazione spaziale del gruppo Axiom Space, che potrebbe rimpiazzare l'Iss, ma siamo solo agli esordi.
La corsa alle armi in cielo, dunque, continuerà e analisti come Greg Grant, veterano dell'amministrazione Obama, temono incidenti di percorso, come il disastro recente del missile cinese 5B Y2, finito fuori orbita e precipitato sull'Oceano Indiano.
L'intera industria aerospaziale europea, ed italiana, assiste al duello incerta, stretta tra collaborazione scientifica, contratti da onorare e alleanze militari storiche, vedi Nato, da rispettare. Per ora Pechino festeggia il successo, alla vigilia delle celebrazioni di luglio per il centenario della fondazione del Partito comunista. Spente le luci, è però buio nel cosmo e il passato non rassicura: gli slogan fieri omettono di ricordare che il poeta Qu Yuan, sconvolto dalle feroci guerre civili, morì suicida, annegandosi con un macigno, nelle turbolente acque del fiume Miluo.
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