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Il presidente del Consiglio Mario Draghi 

La variabile Colle tra i partiti deboli

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L'insofferenza reciproca tra Lega e Pd è in grado di disturbare la navigazione di Draghi nelle acque sconosciute del semestre bianco, da agosto in poi
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La graduale ma ormai decisa riapertura dell'Italia post-Covid scandisce un successo significativo del governo Draghi. Il "rischio calcolato" si è rivelato una scommessa vinta, il che non vuol dire che ci sia concordia generale sul calendario indicato dal premier. Vuol dire però che questi non ha mai perso il bandolo della matassa, guidando la sua riottosa maggioranza verso un esito senza dubbio positivo per un Paese stremato da mesi di sacrifici. S'intende, non c'è da illudersi che questo passaggio, in sé neutro e tuttavia intriso di sottintesi politici, serva a restituire serenità alla coalizione destra-sinistra. I battibecchi tra i partiti continueranno, un motivo di fondo destinato ad accompagnare l'esecutivo nei prossimi mesi. Non è un tema da sottovalutare, in quanto rivela un'insofferenza reciproca tra Lega e Pd in grado di disturbare non poco la navigazione di Draghi nelle acque sconosciute del semestre bia…
La graduale ma ormai decisa riapertura dell'Italia post-Covid scandisce un successo significativo del governo Draghi. Il "rischio calcolato" si è rivelato una scommessa vinta, il che non vuol dire che ci sia concordia generale sul calendario indicato dal premier. Vuol dire però che questi non ha mai perso il bandolo della matassa, guidando la sua riottosa maggioranza verso un esito senza dubbio positivo per un Paese stremato da mesi di sacrifici. S'intende, non c'è da illudersi che questo passaggio, in sé neutro e tuttavia intriso di sottintesi politici, serva a restituire serenità alla coalizione destra-sinistra. I battibecchi tra i partiti continueranno, un motivo di fondo destinato ad accompagnare l'esecutivo nei prossimi mesi. Non è un tema da sottovalutare, in quanto rivela un'insofferenza reciproca tra Lega e Pd in grado di disturbare non poco la navigazione di Draghi nelle acque sconosciute del semestre bianco, da agosto in poi.

Sullo sfondo c'è un elemento non ancora considerato dalle forze politiche, impegnate a rincorrersi su aspetti spesso marginali: è il lento e non ancora percepito ritorno dell'inflazione. Oggi la questione non importa a nessuno, domani potrebbe diventare cruciale in un'Italia ad altissimo debito. Quando ci si accapiglia sugli scenari futuri, sarebbe interessante che qualcuno spiegasse come intende affrontare tale prospettiva, con quale cornice politica. Al momento la semi-unità nazionale, con tutti i suoi limiti, appare l'unica formula in grado di assicurare la stabilità. È un equilibrio, certo precario, che ruota di necessità intorno a Mario Draghi e che aiuta a guardare con realismo alle incognite economiche prossime venture. Quanto potrà durare, è difficile dirlo. È chiaro che le risse partitiche sono rumorose ma non troppo serie, cioè non tali da provocare da sole la crisi. Peraltro il futuro è scritto sulla sabbia: l'incrocio con il voto comunale in autunno e soprattutto con l'elezione del capo dello Stato in gennaio autorizza varie domande senza risposta.

Il sistema dei partiti è debole e sfibrato, tant'è che ha dovuto delegare gran parte delle sue prerogative a Draghi. In passato esso sapeva mostrarsi abbastanza forte da gestire l'elezione presidenziale - da sempre il momento politico più delicato - , magari riuscendo a riannodare in extremis i fili lacerati. Ora invece i colpi che si scambiano Salvini e Letta non lasciano presagire nulla di buono in vista di gennaio. Entrambi tendono a radicalizzare il dibattito, senza che tale strategia produca una svolta nell'opinione pubblica. È vero la Lega ha perso punti e FdI li ha guadagnati, ma in sostanza lo spazio pubblico è povero. Il Parlamento appare svuotato, colpito dal taglio di deputati e senatori, privo di ruolo e dedito alla mera sopravvivenza. Il ritorno alle urne sarebbe nella logica delle cose, ma l'emergenza sanitaria lo ha sconsigliato. Quindi si andrà a eleggere il presidente senza aver individuato un "grande elettore" o almeno un blocco di forze capace di orientare le Camere riunite. Proporre Draghi, come fa Salvini, è un gioco tattico spregiudicato più che una soluzione. Alzare il livello delle polemiche nella maggioranza, come ribatte Letta, serve a irritare Mattarella e lo stesso premier, ma non scioglie il rebus. L'unica via sarebbe applicare il metodo dell'unità nazionale - lo stesso su cui si regge l'esecutivo - e scegliere insieme un nome prima che cominci la corrida parlamentare. Tuttavia siamo lontani da un simile approdo.