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Battiato, quando la scienza danzò

Franco Battiato (1945-2021) (fotogramma)
È superfluo scrivere quanto sia stato importante per la cultura. Ma vorrei dire quanto ha fatto ballare la mia generazione, su parole e teorie che parevano distanti dalla musica disco. E invece, mentre saltavamo e ci spingevamo, abbiamo imparato tanto
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In un paese dove l'analfabetismo scientifico è ancora diffuso, tutti abbiamo cantato almeno una volta, e continuiamo a cantare, "Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente". Molto prima che i libri di cosmologia e, più in generale, di divulgazione scientifica raccontassero lo spazio profondo, tutti abbiamo urlato "Seguimmo per istinto le scie delle Comete/Come avanguardie di un altro sistema solare". Quando negli anni Ottanta, in provincia, pochi conoscevano poche parole inglesi, tutti mugugnavamo "A wonderful summer on a solitary beach/against the sea", senza intuirne, nonostante i Righeira, il profondo significato. Quando non riuscivamo a visualizzare, perché non appartenente ai nostri studi o cultura popolare, cose come "Lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco", di solito, il verso successivo - "La lotta pornografica dei greci e dei latini" - ci…

In un paese dove l'analfabetismo scientifico è ancora diffuso, tutti abbiamo cantato almeno una volta, e continuiamo a cantare, "Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente". Molto prima che i libri di cosmologia e, più in generale, di divulgazione scientifica raccontassero lo spazio profondo, tutti abbiamo urlato "Seguimmo per istinto le scie delle Comete/Come avanguardie di un altro sistema solare". Quando negli anni Ottanta, in provincia, pochi conoscevano poche parole inglesi, tutti mugugnavamo "A wonderful summer on a solitary beach/against the sea", senza intuirne, nonostante i Righeira, il profondo significato. Quando non riuscivamo a visualizzare, perché non appartenente ai nostri studi o cultura popolare, cose come "Lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco", di solito, il verso successivo - "La lotta pornografica dei greci e dei latini" - ci forniva un contesto più amichevole.


Nel paese dove le due culture, letteraria e scientifica, sembravano inconciliabili e appartenenti a due emisferi diversi del cervello - e ancora è così - tutti, cantando "codici di geometrie esistenziali", abbiamo capito che esistono solo le divisioni che ci inventiamo. Tutto è tutto. Tutto è insieme. E questo, credo, sia ciò che Franco Battiato ha scritto e cantato nei suoi testi. Aggiungendoci anche "le vecchie coi rosari", "le serenate all'istituto magistrale", e lasciando intendere che "i segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire", non erano solo quelli dei vicini, ma altri, da un altrove, e che forse non potevamo e non avremmo mai capito. Poiché le cose arrivano tutte insieme, non è facile capire. Si dice che ci vuole tempo, ma Battiato ha mostrato che, più che altro, ci vuole ritmo. Certe volte, il mondo si capisce coi gesti, né con le parole, né con le formule. Non tutto è un Abracadabra, talvolta, la chiave, è una danza.


È superfluo scrivere quanto Battiato sia stato importante per la cultura italiana, ma vorrei dire quanto Franco Battiato ha fatto ballare la mia generazione - sono nata alla fine degli anni Settanta - su parole, teorie addirittura, che parevano distantissime dalla musica disco. E invece, mentre saltavamo e ci spingevamo, con le luci stroboscopiche a stordirci e illuminare un pavimento umido di sudore, desideri e vodka (al melone o al cocco), abbiamo imparato che succede quando "sul ponte sventola bandiera bianca"; e che la Diva omerica poteva cantare sì "del pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli achei" (nella traduzione di Vincenzo Monti), ma pure "dei pellerossa americani e squaw pelle di luna"; che "avere la Luna ed Urano nel Leone" significava sì essere auto-referenziali, ma pure molto creativi.

Mentre la cultura alta (!!) si andava arroccando, dismetteva curiosità, diffidava di sé stessa, Franco Battiato, come nelle edicole, mischiava lingue morte e vive, Oriente e Occidente, sintetizzatori e tamburi, ginnastica e religione, diceva che "l'animale che mi porto dentro vuole te" e "vuole tutto, anche il caffè" - non posto in banca, suv, professione, casa al mare o collana di brillanti. Vuole te e caffè. ("Caffè te me", una delle grandissime battute di Melanie Griffith in Working Girl di Mike Nichols).


Ascoltare Franco Battiato è come leggere Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Ci sono cose che non capisci, non ti spieghi, non giustifichi, ti trovi di fronte a un alchimista, un uomo che ha imparato tutto ciò che poteva e che non ha mai smesso di ballare. Ci vorrebbe una coreografia per ricordare Franco Battiato, ma io ho solo le parole, quindi continuo a guardare lui che balla, e a copiarlo.