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Lavoro, no al Grande Fratello

Il caso Anpal
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Il nuovo decreto Sostegni dovrebbe finalmente porre fine alla presidenza di Domenico Parisi al vertice dell'Anpal, l'agenzia nazionale per le politiche attive. Lo farà commissariando l'agenzia e riportandola sotto il controllo del ministero del Lavoro, nella "direzione generale politiche attive del lavoro". Si dirà che la rimozione di Parisi val bene la mossa, ma politicizzare di fatto l'agenzia non ci sembra la scelta giusta. Niente è completamente al riparo dalla politica, ed è inevitabile che sia così. Ma è particolarmente importante, per quanto è possibile, proteggere le politiche attive del lavoro dalle beghe contingenti tra maggioranze diverse a livello nazionale e locale. Questo perché per svolgere il suo lavoro l'Anpal necessita di competenze tecniche e autonomia di giudizio.


Il referendum sul Titolo V ha lasciato alle Regioni le politiche attive, ma è opportuno avere un'agenzia …

Il nuovo decreto Sostegni dovrebbe finalmente porre fine alla presidenza di Domenico Parisi al vertice dell'Anpal, l'agenzia nazionale per le politiche attive. Lo farà commissariando l'agenzia e riportandola sotto il controllo del ministero del Lavoro, nella "direzione generale politiche attive del lavoro". Si dirà che la rimozione di Parisi val bene la mossa, ma politicizzare di fatto l'agenzia non ci sembra la scelta giusta. Niente è completamente al riparo dalla politica, ed è inevitabile che sia così. Ma è particolarmente importante, per quanto è possibile, proteggere le politiche attive del lavoro dalle beghe contingenti tra maggioranze diverse a livello nazionale e locale. Questo perché per svolgere il suo lavoro l'Anpal necessita di competenze tecniche e autonomia di giudizio.


Il referendum sul Titolo V ha lasciato alle Regioni le politiche attive, ma è opportuno avere un'agenzia nazionale che faccia tre cose: fornire ai servizi regionali una comune base dati sui beneficiari delle politiche passive (Naspi, Cassa Integrazione, reddito di cittadinanza) per meglio calibrare gli interventi di attivazione; valutare le iniziative locali cercando di imparare tanto dai successi che dagli insuccessi, diffondendo la conoscenza delle esperienze estere; infine, commissariare le Regioni che non sono in grado di mettere in piedi un servizio dell'impiego decente.


Il nostro è il Paese del grande mismatch: molte più persone che altrove dichiarano che le loro competenze non vengono adeguatamente utilizzate, mentre le imprese si lamentano di non trovare le competenze richieste. C'è molto da fare per migliorare l'incontro fra domanda e offerta di lavoro, ed è qui che le conoscenze tecniche giocano un ruolo fondamentale.
Quello delle politiche attive è infatti un terreno di sperimentazione continua, in cui è fondamentale imparare dall'esperienza, in Italia e all'estero. Non sappiamo ancora molte cose sull'efficacia di tante misure di sostegno all'occupazione: molti studi documentano come il successo e l'insuccesso delle diverse misure dipendano da una serie di dettagli. Ci vogliono conoscenze specifiche per capire questi studi e per applicarne le lezioni nel concreto. Non c'è bisogno di luminari accademici (che spesso seminano le idee generali ma sono beatamente ignoranti dei dettagli specifici), ma persone che abbiano una buona conoscenza di questa vasta letteratura e che siano al corrente di queste sperimentazioni sul campo. Molto spesso gli economisti adottano modelli estremamente complessi per arrivare a conclusioni che sono scontate per chi svolge il mestiere. Nel caso delle politiche attive non ci sono conclusioni scontate, solo molti punti interrogativi cui cercare di dare delle risposte.


Nel tenere l'Anpal in posizione di terzietà rispetto all'agone politico bisogna anche riordinare la sua macchina. Che senso ha avere Anpal Servizi e Inapp, oltre all'Anpal, tre enti tra di collegati ma con governance separate? Andrebbero riuniti rendendo l'Inapp il centro studi dell'agenzia, e potenziandolo concedendo l'accesso ai dati a ricercatori di tutto il mondo. Cos'è Anpal Servizi? Che senso ha avere un corpo di navigator assunti a livello centrale quando le politiche vengono attuate a livello locale?
Anche se non ci piace calciare i cavalli a terra, non possiamo esimerci dal tentare di ricavarne le lezioni per il futuro. Chiunque con un minimo di conoscenza delle politiche del lavoro sapeva che l'operazione navigator era priva di senso, per tanti motivi: per quel lavoro occorrono professionalità che in Italia sono rare e che non si acquistano in un paio di mesi sul campo, per di più abbandonati a se stessi; e il Reddito di Cittadinanza non serve a creare lavoro, ma a contrastare la povertà.
 

L'Anpal di Parisi è stata l'esempio preclaro di un approccio tipico di certa politica italiana: "noi siamo più furbi, ce ne infischiamo di tutto quello che è stato fatto all'estero, saltiamo tutti i lunghi e faticosi passaggi intermedi per mettere in piedi delle infrastrutture e delle competenze specifiche, e con le magie della digitalizzazione e di software misteriosi - e quindi tanto più attraenti e promettenti - risolviamo tutto".
Speriamo che questa vicenda ci abbia vaccinato contro l'illusione che problemi complessi abbiano soluzioni semplici. Speriamo si apra finalmente la stagione della evidence-based policy, la politica economica basata sui dati, sulla evidenza (scientifica e sul campo), e sulla valutazione serie delle esperienze, domestiche e straniere. Non arriveremo mai a certezze, ma discutere di dati è meglio che improvvisare e millantare. Ma non ci illudiamo. E all'orizzonte vediamo minaccioso il Linkedin italiano cui sembra si stia lavorando al ministero della Funzione Pubblica: il sogno di un sistema pubblico che come un Grande Fratello raccoglie i profili di tutti i professionisti necessari per attuare il Pnrr e, con un tasto del computer e l'immancabile routine di intelligenza artificiale, consente al Comune di Belluno di trovare a Siracusa in trenta secondi esattamente il tecnico di cui ha bisogno.