Quirinale, dietro le parole del Presidente
di Stefano Folli , di Stefano FolliCosa sta dicendo il presidente della Repubblica agli italiani, per il tramite di una simpatica scolaresca? Niente di davvero sorprendente. Chiede che il suo nome non sia inserito nel frullatore mediatico che nei prossimi mesi, e già se ne vedono i segni, andrà sotto il titolo "Toto Quirinale". È il gioco politico più suggestivo e si rinnova ogni sette anni. Mattarella vuole sottrarsene in anticipo, così da evitare che con cadenza ossessiva i giornali misurino il grado di probabilità di un suo secondo mandato, con varie illazioni sulla propensione dell'interessato ad accettarlo o rifiutarlo. Tuttavia non sarebbe esatto dire che non succede niente intorno al palazzo presidenziale. Per la prudenza e lo stile a cui ci ha abituati, il capo dello Stato parla più del consueto. Due interventi in due giorni, poche frasi che si prestano a essere lette in successione come parte di una stessa riflessione.
Dapprima irritazione verso …
Cosa sta dicendo il presidente della Repubblica agli italiani, per il tramite di una simpatica scolaresca? Niente di davvero sorprendente. Chiede che il suo nome non sia inserito nel frullatore mediatico che nei prossimi mesi, e già se ne vedono i segni, andrà sotto il titolo "Toto Quirinale". È il gioco politico più suggestivo e si rinnova ogni sette anni. Mattarella vuole sottrarsene in anticipo, così da evitare che con cadenza ossessiva i giornali misurino il grado di probabilità di un suo secondo mandato, con varie illazioni sulla propensione dell'interessato ad accettarlo o rifiutarlo. Tuttavia non sarebbe esatto dire che non succede niente intorno al palazzo presidenziale. Per la prudenza e lo stile a cui ci ha abituati, il capo dello Stato parla più del consueto. Due interventi in due giorni, poche frasi che si prestano a essere lette in successione come parte di una stessa riflessione.
Dapprima irritazione verso i partiti rissosi, dediti a farsi lo sgambetto logorando l'unità nazionale su cui poggia l'impegno di Mario Draghi, ossia la carta messa sul tavolo dal presidente della Repubblica come valida, o meglio unica alternativa al collasso, visto che le elezioni non sono praticabili. Ed è un'irritazione ad ampio raggio, verso nomi che s'intuiscono: se Salvini è irrequieto per definizione e convenienza, con un piede nel governo e uno fuori, Letta dovrebbe costituire la spina dorsale dell'esecutivo e invece è persino più nervoso dell'altro, ansioso com'è di spedirlo all'opposizione. È una condizione pericolosa, nel momento in cui tutti dovrebbero remare nella stessa direzione e invece sono recalcitranti. Un'estate trascorsa a polemizzare sui migranti oppure a dividersi sulla riforma della giustizia - necessaria ma scomoda per circa un terzo della coalizione (il M5S) - rischia di compromettere l'architettura istituzionale a cui Mattarella tiene in sommo grado. Ecco allora la stanchezza anche personale a cui il presidente ha fatto cenno, il sentirsi sulle spalle tutta la sua età anagrafica.
Di tutta evidenza, se s'insabbia questo governo nato al di là delle vecchie formule, non c'è una soluzione a portata di mano. Non c'è un altro Draghi all'orizzonte. Il che vale anche per l'elezione presidenziale di gennaio. Il sistema non può permettersi una guerra tra fazioni per imporre un candidato o l'altro sulla base di maggioranze risicate. La prima vittima di un simile torneo sarebbe, è ovvio, proprio il governo delle larghe intese. Per cui esiste un nesso tra l'esperienza Draghi, con le sue responsabilità circa l'attuazione del Pnrr, a cominciare dalle riforme, e l'elezione del capo dello Stato. La vita del primo è connessa al buon esito della seconda. Di questo Draghi è senza dubbio consapevole: il successo del governo richiede che i partiti diano prova di maturità - il che non significa rinunciare alle loro priorità - , ma esige al tempo stesso una notevole stabilità istituzionale.
Per certi aspetti, ciò significa che Mattarella e Draghi sono legati da un filo sottile. Se uno esce di scena, l'altro difficilmente può continuare in serenità la sua opera. E il passaggio del premier al Quirinale, di cui tanto si parla, per ora è solo un'ipotesi molto complicata. Il presidente ha dato voce alla sua stanchezza, ma solo fra qualche mese sapremo se le circostanze gli permetteranno di riposarsi o se invece il Parlamento, per sfuggire alle sabbie mobili, gli chiederà un sacrificio in nome della stabilità.