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La verità, vi prego, sull'amore

L'educazione sentimentale dei ragazzi
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"La verità, vi prego, sull'amore", non ce lo dicono apertamente i ragazzi, ma la domanda è lì: nell'aria, tra banco e banco (reale o virtuale), aleggia sulle bacheche dei loro social, è la filigrana delle loro infinite stories, è la matita nera che passano attorno agli occhi, il gel che gli impasta il ciuffo, quell'ennesimo tatuaggio che fa capolino tra il colletto e l'attaccatura dei capelli. Ogni sguardo, ogni broncio, ogni battuta: è tutta una richiesta d'amore.


"La verità, vi prego, sull'amore", ci chiedono. Non quella spammata gratuitamente sui portali del porno e nemmeno quella un po' patinata delle serie tv. Non quella appresa tra le mura domestiche né quella delle fiabe dell'infanzia, di cui col tempo hanno iniziato man mano a diffidare. Eppure, tra tutte le infinite, minuziose e talvolta tediose, istruzioni sulla vita che gli impartiamo a scuola, mancano quelle di cui…

"La verità, vi prego, sull'amore", non ce lo dicono apertamente i ragazzi, ma la domanda è lì: nell'aria, tra banco e banco (reale o virtuale), aleggia sulle bacheche dei loro social, è la filigrana delle loro infinite stories, è la matita nera che passano attorno agli occhi, il gel che gli impasta il ciuffo, quell'ennesimo tatuaggio che fa capolino tra il colletto e l'attaccatura dei capelli. Ogni sguardo, ogni broncio, ogni battuta: è tutta una richiesta d'amore.


"La verità, vi prego, sull'amore", ci chiedono. Non quella spammata gratuitamente sui portali del porno e nemmeno quella un po' patinata delle serie tv. Non quella appresa tra le mura domestiche né quella delle fiabe dell'infanzia, di cui col tempo hanno iniziato man mano a diffidare. Eppure, tra tutte le infinite, minuziose e talvolta tediose, istruzioni sulla vita che gli impartiamo a scuola, mancano quelle di cui probabilmente hanno più bisogno.


Nel mondo antico era diverso, ci potrebbero bacchettare i primi della classe. Ovidio due millenni fa aveva scritto l'Ars amatoria, che era composta in distici elegiaci ma almeno dava indicazioni precisissime sull'argomento amore. E nel Duecento Andrea Cappellano aveva composto un vero e proprio Manuale d'amore, in latino, d'accordo, ma pieno di suggerimenti efficaci su come corteggiare una gentile donzella.
Gli alunni queste istruzioni le chiedono anche alla scuola, come è giusto che sia: è lì che vivono, lì si relazionano con l'amicizia, l'amore, il sesso. E noi, statue di sale, volgiamo talvolta lo sguardo imbarazzato dall'altra parte quando leggiamo in filigrana quella domanda non detta ma spesso invocata. "La verità, vi prego, sull'amore".


Il tema dell'educazione sessuale nelle scuole è stato spesso discusso e mai veramente affrontato, tanto da ispirare un famosissimo sketch in cui Gigi Proietti, improbabile professore alle prese con una lezione di sesso, parte bene, poi si impiccia, si confonde, si imbarazza, si attacca alla bottiglia per darsi coraggio e infine stramazza.
Una quindicina di anni fa, in seguito a una delle tante riforme che di tanto in tanto lambiscono la vita scolastica, senza tuttavia imprimervi significativi cambiamenti, l'educazione all'affettività fece il suo ingresso nei programmi scolastici accanto ad altre "educazioni": all'ambiente, alla salute, alla cittadinanza, alla circolazione stradale... Un proposito meritorio che però si riduceva spesso in qualche lezioncina impartita agli straniati alunni sul volersi tanto bene gli uni con gli altri e in un florilegio di buoni sentimenti.


Ma che cos'è il desiderio, che cos'è la passione, che cos'è l'amore. Che forma dare a quella forza che, proprio come nei versi della poetessa greca Saffo, "fa sobbalzare il cuore nel petto, spezza la lingua, toglie l'udito"? La domanda è sempre la stessa, attraversa tutti i secoli e tutti campi del sapere: dalla letteratura all'arte, dal diritto alla filosofia, dalla storia alle scienze. Perché nulla è più umano del desiderare e nulla è più ambivalente e contraddittorio. E se è vero che non possiamo farci professori di desiderio - ce lo ha insegnato Philip Roth - e non possediamo risposte sull'amore, è anche evidente che la scuola è il luogo del sapere, e che anche il sapere è una forma del desiderare. L'amore, il sesso e il desiderio sono entità culturali, prima che fisiologiche. Il rispetto per il proprio corpo e per quello altrui, l'accettazione delle differenze, le relazioni affettive sono prodotto di una riflessione che non si esaurisce in una lezione di anatomia.


Quando Lucia Mondella viene importunata in strada mentre ritorna a casa dalla filanda, o quando, a un terzo del ponderoso tomo, viene fatta rapire e tenuta prigioniera, stiamo parlando appunto di questo: di desiderio, di corpo, di rapporti tra i sessi.
La verità è che non esiste una "verità sull'amore" e che nessuno lo può insegnare. Però si possono seminare dubbi, sollecitare discussioni e confronti, anche a partire dalle materie di studio, in modo che ciascuno possa scoprire la sua personale verità sull'amore.
Sarebbe, questa, una bella lezione di desiderio.