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Francia, chi chiude la finestra di Évry

(afp)
La partita che si gioca in questi mesi tra destra e ultradestra avrà conseguenze su tutta l'Europa. I sondaggi danno la sicurezza in cima alle priorità dei francesi: il tema sul quale Marine Le Pen ha costruito la sua carriera e su cui ispira più fiducia in molti elettori rispetto a Emmanuel Macron
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È solo un minuscolo lucernario affacciato su un quartiere derelitto ma è diventata una finestra magica da quando ha aperto squarci nel buio che avvolge la gioventù perduta delle banlieue. In principio era un gioco tra ragazzi, una sfida da postare sui social. Vediamo chi riesce a tirare un pallone dentro a un piccolo quadrato vuoto, con le vetrate già sfondate, in un locale abbandonato pieno di graffiti. La sfida della "fenêtre d'Évry", periferia malfamata a sudest di Parigi, ha conquistato una notorietà nazionale, fino a ricevere il plauso di campioni come Mbappé e Griezmann, ed essere citata nell'inno che accompagnerà i Bleus agli Europei già contestato da Marine Le Pen perché affidato al popolare rapper Youssoupha. "Écris mon nom en Bleu, crie mon nom en Bleu". Scrivi il mio nome in blu, grida il mio nome in blu, martella l'artista di origine congolese, molto popolare …

È solo un minuscolo lucernario affacciato su un quartiere derelitto ma è diventata una finestra magica da quando ha aperto squarci nel buio che avvolge la gioventù perduta delle banlieue. In principio era un gioco tra ragazzi, una sfida da postare sui social. Vediamo chi riesce a tirare un pallone dentro a un piccolo quadrato vuoto, con le vetrate già sfondate, in un locale abbandonato pieno di graffiti. La sfida della "fenêtre d'Évry", periferia malfamata a sudest di Parigi, ha conquistato una notorietà nazionale, fino a ricevere il plauso di campioni come Mbappé e Griezmann, ed essere citata nell'inno che accompagnerà i Bleus agli Europei già contestato da Marine Le Pen perché affidato al popolare rapper Youssoupha. "Écris mon nom en Bleu, crie mon nom en Bleu". Scrivi il mio nome in blu, grida il mio nome in blu, martella l'artista di origine congolese, molto popolare tra i giovani con i suoi brani militanti contro il razzismo, ha definito una volta "cagna" la leader dell'estrema destra e augurato la morte all'opinionista ultraconservatore Éric Zemmour.


Fare gol contro l'esclusione, dribblare povertà e segregazione, non c'è niente di cui avrebbe più bisogno un Paese dove quasi un quarto della popolazione ha legami con l'immigrazione e da almeno trent'anni il meccanismo di assimilazione si è grippato in città-ghetto come Évry dove salumerie e negozi di formaggi sono rimpiazzati da macellerie halal, gli alunni nelle scuole hanno genitori che non parlano francese, e un insegnante può finire decapitato per aver tentato di insegnare i principi della laicità e della libertà di blasfemia iscritti nella legge da più di un secolo. La stagione del terrorismo islamico cominciata nel 2015, che fa della Francia il Paese con più vittime in Europa, impedisce qualsiasi riflessione posata su una realtà "sconvolta e sconvolgente" come ha scritto il prefetto Didier Leschi nel suo recente saggio "Il Grande Disturbo". Servirebbe un approccio né cinico né angelicale mentre invece ogni minimo evento è cavalcato da estremismi e fomentatori di odio.


La prova di forza organizzata davanti all'Assemblée Nationale dai sindacati di polizia, dopo l'uccisione di due agenti in poche settimane, è solo un assaggio della campagna per le presidenziali dell'anno prossimo. Sul palco della manifestazione di qualche giorno fa, alla quale era presente anche il ministro dell'Interno, creando così un cortocircuito mediatico e politico, si alternavano interventi per raccontare una Francia in trincea.

Commissariati trasformati in bunker, assalti alle volanti, agenti colpiti da molotov che bruciano come torce. Sul grande schermo venivano proiettati filmati scioccanti, che riprendevano le aggressioni subite dagli uomini in divisa negli ultimi anni, dagli scontri nelle banlieue agli attacchi terroristici, alle manifestazioni dei gilet gialli. È la Francia dove in poche settimane vengono pubblicati ben due appelli di militari che paventano il pericolo di una "guerra civile" e descrivono uno Stato "impotente" davanti alla minaccia jihadista e al dilagare del "separatismo" di interi quartieri e comunità contro cui l'attuale governo sostiene di lottare.

La partita che si gioca in questi mesi avrà conseguenze su tutta l'Europa. Con una gauche tentata dal consueto suicidio frazionista, si svolge in una sola metà campo, tra destra e ultradestra. Ora che la pandemia sembra declinare, tutte le rilevazioni danno ormai la sicurezza in cima alle priorità dei francesi: il tema sul quale Le Pen ha costruito la sua carriera e su cui ispira più fiducia in molti elettori rispetto a Emmanuel Macron.

La possibilità di una vittoria all'Eliseo della leader dell'estrema destra non è mai stata così alta. Lo dicono i sondaggi, che prevedono la sua presenza di nuovo al ballottaggio, ancora perdente rispetto a Macron ma con sempre meno punti di scarto. Tutto può succedere, se una parte dell'elettorato di sinistra non andrà più a votare per fare sbarramento. Il cordone sanitario intorno all'ex Front National si sta sgretolando, gli altri partiti non riescono a fare accordi di desistenza per le Regionali previste a metà giugno, dove Le Pen potrebbe per la prima volta conquistare il governo di una macro-regione, la Provenza-Costa Azzurra. È già lei a dettare l'agenda, imponendo la continua narrazione di un Paese sull'orlo del caos. Per chiudere la finestra di Évry.