La scuola dei bulli è sempre più affollata alle frontiere d'Europa. Dopo la Russia, la Turchia, l'Egitto, la Libia di Haftar, il Marocco che usa i migranti a Ceuta come un manganello, adesso ci si è messo pure il dittatore bielorusso Lukashenko, l'ultimo despota troppo a lungo sopportato sul suolo del Continente. Il suo intervento a gamba tesa è particolarmente grave. Sequestrare militarmente un volo di linea europeo tra due capitali della Ue per arrestare un passeggero considerato ostile al regime di Minsk forse non è un atto di guerra, ma poco ci manca. Ed ora i capi di governo riuniti a Bruxelles si trovano alle prese con due problemi difficili da risolvere.
Il primo riguarda la reazione immediata alla provocazione di Minsk. L'estensione delle sanzioni, la chiusura dello spazio aereo europeo o l'interdizione dei voli civili sulla Bielorussia, cioè le misure allo studio, chiaramente non bastano. L'obiettivo minimo c…
La scuola dei bulli è sempre più affollata alle frontiere d'Europa. Dopo la Russia, la Turchia, l'Egitto, la Libia di Haftar, il Marocco che usa i migranti a Ceuta come un manganello, adesso ci si è messo pure il dittatore bielorusso Lukashenko, l'ultimo despota troppo a lungo sopportato sul suolo del Continente. Il suo intervento a gamba tesa è particolarmente grave. Sequestrare militarmente un volo di linea europeo tra due capitali della Ue per arrestare un passeggero considerato ostile al regime di Minsk forse non è un atto di guerra, ma poco ci manca. Ed ora i capi di governo riuniti a Bruxelles si trovano alle prese con due problemi difficili da risolvere.
Il primo riguarda la reazione immediata alla provocazione di Minsk. L'estensione delle sanzioni, la chiusura dello spazio aereo europeo o l'interdizione dei voli civili sulla Bielorussia, cioè le misure allo studio, chiaramente non bastano. L'obiettivo minimo che l'Europa si dovrebbe porre è ottenere l'immediato rilascio di Roman Protasevich, il dissidente a cui la Ue aveva dato protezione e che è stato sequestrato arbitrariamente violando ogni regola internazionale. Difficile che le misure di cui Bruxelles può disporre arrivino ad ottenere questo risultato. Ma se il regime di Lukashenko dovesse farla franca, e Protasevich dovesse restare nelle prigioni bielorusse, il colpo alla credibilità politica dell'Europa sarebbe durissimo.
E questo porta direttamente al secondo problema che si presenta ai leader del Consiglio europeo. Da tempo ormai, e in misura sempre crescente, la Ue è confrontata a quelle che i diplomatici chiamano "sfide asimmetriche". Erdogan e Putin muovono le loro forze armate e i loro mercenari in Crimea, in Ucraina, in Siria e in Libia, violando ogni regola internazionale e colpendo gli interessi europei. Usano il loro hard power militare contro il soft power della Ue, senza che questa prenda neppure lontanamente in considerazione di rispondere con gli stessi strumenti. Per saggezza, si dirà giustamente. Ma anche per impossibilità politica e impraticabilità militare. E questo diminuisce di molto il valore morale della scelta europea, visto che si tratta di una scelta obbligata.
Il problema è che, proprio come succede con i bulli, la debolezza della risposta europea incoraggia la prepotenza e la protervia degli avversari. Così Putin si permette di arrestare Navalnij, dopo che la Germania lo ha salvato dall'avvelenamento, e sanziona il presidente del Parlamento europeo che osa protestare. Ed Erdogan, dopo aver messo in ginocchio e ricattato l'Europa aprendo la porta all'esodo dei migranti, muove le sue navi da guerra per impedire le legittime trivellazioni nelle acque di Cipro e difendere invece le sue trivellazioni abusive. Intanto in Libia il suo amico Haftar sequestra pescherecci italiani per costringere Roma a negoziare. E in Marocco si spingono i migranti a nuotare verso l'enclave spagnola di Ceuta per obbligare Madrid a trattare sul Sahara occidentale. Non siamo allo stesso livello di bullismo, ma perfino la Gran Bretagna muscolare di Boris Johnson, prima di spedire la flotta in Oriente a "mostrare la bandiera", non ci ha pensato due volte a mandare le sue fregate contro i pescatori francesi.
È evidente, a questo punto, che l'Europa deve spezzare questo circolo vizioso degli abusi sempre più sfacciati che la prendono come bersaglio. Come possa arrivare a farlo è difficile dirlo. Gli strumenti militari comuni non sono ancora all'altezza di far fronte a simili sfide, soprattutto perché non dispongono di una leadership politica ben definita e univoca. Per non parlare del fatto che l'Europa è completamente priva di una propria Intelligence e di un proprio servizio segreto, strumenti che potrebbero risultare particolarmente utili quando lo scontro con gli interlocutori si gioca a suon di colpi bassi, come sta avvenendo in questi tempi. Ma Intelligence e Servizi sono, ancor più delle forze armate, l'ultimo baluardo delle sovranità nazionali.
La provocazione di Lukashenko dimostra che questi baluardi devono cadere. E devono cadere in fretta se vogliamo darci gli strumenti per fermare il bullismo e gli abusi di cui troppo spesso siamo vittime.