Il paradosso del centrodestra (Lega, FdI, Forza Italia) è sotto gli occhi di tutti. Se si sommano i consensi raccolti nei sondaggi dalle tre forze, in particolare dal Carroccio e da Fratelli d’Italia, ci sono pochi dubbi che questo schieramento si stia avviando a vincere le prossime elezioni politiche e quindi ad assumersi la responsabilità del governo in un futuro non lontano. La rivalità tra Salvini e Giorgia Meloni non lo danneggia: provoca nervosismo personale, certo, e ovviamente un travaso di voti fra i due, vale a dire che la seconda guadagna quello che il primo perde. Senza tuttavia che cambi il totale: alla fine la somma fa sempre il 40 per cento, cui va aggiunta la percentuale di quel che resta del partito berlusconiano, circa il 7 per cento.
Il primo lato del paradosso conferma dunque una considerevole forza elettorale del centrodestra. Il secondo lato invece descrive una storia di straordinaria inconcludenza. Un’alleanza che si candida a …
Il paradosso del centrodestra (Lega, FdI, Forza Italia) è sotto gli occhi di tutti. Se si sommano i consensi raccolti nei sondaggi dalle tre forze, in particolare dal Carroccio e da Fratelli d’Italia, ci sono pochi dubbi che questo schieramento si stia avviando a vincere le prossime elezioni politiche e quindi ad assumersi la responsabilità del governo in un futuro non lontano. La rivalità tra Salvini e Giorgia Meloni non lo danneggia: provoca nervosismo personale, certo, e ovviamente un travaso di voti fra i due, vale a dire che la seconda guadagna quello che il primo perde. Senza tuttavia che cambi il totale: alla fine la somma fa sempre il 40 per cento, cui va aggiunta la percentuale di quel che resta del partito berlusconiano, circa il 7 per cento.
Il primo lato del paradosso conferma dunque una considerevole forza elettorale del centrodestra. Il secondo lato invece descrive una storia di straordinaria inconcludenza. Un’alleanza che si candida a governare l’Italia non riesce a trovare un nome per il Campidoglio. Né si comporta molto meglio nelle altre città. Peraltro è a Roma che l’alleanza rivela tutti i suoi limiti. La paralisi decisionale comincia a mostrare tratti grotteschi, proprio perché cozza con una forza elettorale che dovrebbe costituire invece la spinta migliore per fare presto e bene. Ancora più singolare è la giustificazione che viene data. Come se fosse in corso il “casting” per qualche programma televisivo, al termine del solito vertice inutile apprendiamo: che si stanno esaminando “diversi profili di possibili candidati civici” (cioè non quadri di partito); che l’esame produce alcune sorprese positive, a quanto sembra non previste; che alcuni rifiuti iniziali stanno evolvendo verso “una nuova disponibilità”.
Nella sostanza non ne sappiamo più di prima, tuttavia abbiamo la certezza che Salvini, Giorgia Meloni e Tajani stavolta si sono messi d’impegno per individuare il candidato ideale. Tanto ideale che nessuno riesce a immaginarlo, mentre un passo dopo l’altro si entra nel campo dell’anonimato. Quando alla fine un nome si troverà e magari pochi lo conosceranno, si potrà ribattere che l’essere lontani dalle luci della ribalta è una garanzia di serietà. Vedremo. Per adesso questa incapacità di decidere segnala una volta di più la carenza di una classe dirigente. Il centrodestra ha i voti, ma non riesce a esprimere un numero minimo di figure in grado di incarnare un’idea dell’amministrazione. A Roma il caso è emblematico, perché la destra disporrebbe forse dei consensi per vincere o almeno per condizionare il vincitore. Invece non riesce nemmeno a trovare un signore o una signora di qualche spessore che dica: “sì, sono pronto/a”. A parte il controverso avvocato Michetti.
Né vale sostenere che anche la sinistra ha i suoi problemi. È vero, ma la destra sta andando oltre. Come se avesse paura di vincere spodestando la Raggi, il che equivale a temere il successo nella capitale d’Italia. Un nome per la verità si era affacciato e non dalla cosiddetta società civile: quello di Maurizio Gasparri, sperimentato professionista della politica, figlio di un’altra epoca, ex “colonnello” di Gianfranco Fini transitato con indubbio mestiere a Forza Italia. Si era detto, almeno lui, disposto e persino contento di scendere in campo, ma è sembrato la prova vivente che il centrodestra ha la testa rivolta al passato perché sul presente non sa come muoversi. Non un viatico incoraggiante per le ambizioni di Salvini e Giorgia Meloni.