Studi recenti suggeriscono che la quota di italiani che non intendono vaccinarsi contro Covid-19 si collochi attorno al 17%, con qualche limitata variazione regionale. Vi sono due possibili interpretazioni di questo dato. La prima è ottimista: per quanto lentamente e nonostante qualche battuta d'arresto, la fiducia nel vaccino è cresciuta nel tempo e vi è ragione di sperare che continui a farlo. Peraltro, tra i Paesi occidentali l'Italia pare essere uno di quelli meno diffidenti. La seconda interpretazione è meno ottimista e più sconcertante - visto che, in una prospettiva di storia della medicina, vi sarebbe stato da sperare in molto minori esitazioni.
L'introduzione della vaccinazione di massa è una delle maggiori vittorie della medicina e della sanità moderne. La tecnica della vaccinazione, sviluppata dal medico inglese Edward Jenner alla fine del Settecento per combattere il vaiolo - una malattia terribile che in Europ…
Studi recenti suggeriscono che la quota di italiani che non intendono vaccinarsi contro Covid-19 si collochi attorno al 17%, con qualche limitata variazione regionale. Vi sono due possibili interpretazioni di questo dato. La prima è ottimista: per quanto lentamente e nonostante qualche battuta d'arresto, la fiducia nel vaccino è cresciuta nel tempo e vi è ragione di sperare che continui a farlo. Peraltro, tra i Paesi occidentali l'Italia pare essere uno di quelli meno diffidenti. La seconda interpretazione è meno ottimista e più sconcertante - visto che, in una prospettiva di storia della medicina, vi sarebbe stato da sperare in molto minori esitazioni.
L'introduzione della vaccinazione di massa è una delle maggiori vittorie della medicina e della sanità moderne. La tecnica della vaccinazione, sviluppata dal medico inglese Edward Jenner alla fine del Settecento per combattere il vaiolo - una malattia terribile che in Europa causava centinaia di migliaia di morti ogni anno, soprattutto bambini, e poteva determinare cecità e deturpazione nei superstiti - costituiva inizialmente una novità assoluta. Come tale, incontrò forti resistenze. Molti genitori, soprattutto ma non esclusivamente quelli meno istruiti, erano restii a sottoporre all'inoculazione i propri figli sani, talvolta anche quando un'epidemia era in corso e il rischio di contrarre il vaiolo era notevole. A inizio Ottocento, però, anche per impulso delle autorità napoleoniche, in molte parti dell'Europa si diede avvio alle prime campagne di vaccinazione di massa. La medicina e le istituzioni sanitarie italiane risultarono subito all'avanguardia, grazie anche all'intraprendenza e allo spirito di servizio del personale medico. Non mancarono, ovviamente, alcuni critici per i quali l'efficacia, e i rischi, della vaccinazione non erano ancora sufficientemente noti. Non erano critiche del tutto infondate - si trattava di tecniche ancora rudimentali - ma in quel momento storico, di fronte al pieno sostegno delle istituzioni (comprese quelle religiose) alla vaccinazione, vennero poste in secondo piano. Gli obiettivi delle campagne vaccinali furono quindi raggiunti in tempi relativamente brevi. Il percorso era segnato: in Europa, l'ultimo caso di vaiolo data al 1953. Ma nel mondo, negli anni '50 e '60 si verificavano ancora 10-15 milioni di casi l'anno. Pertanto, nel 1967 l'Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò una grande campagna di eradicazione globale del vaiolo, che durò un decennio e si concluse con successo.
La vittoria contro il vaiolo, nonché la lotta vaccinale contro altre gravi infezioni quali la polio, nei decessi successivi la Seconda Guerra Mondiale portarono la fiducia nei vaccini ai livelli massimi mai raggiunti. Dopo di che, a partire dalla fine del ventesimo secolo, è tornata a crescere la diffidenza: anche a fronte di un senso di sicurezza nei confronti delle malattie infettive che non si sarebbe mai diffuso senza le campagne vaccinali degli anni precedenti. Peraltro, la crisi di Covid-19 suggerisce che tale senso di sicurezza fosse in parte mal riposto. Diciamolo chiaramente: solo la vaccinazione di massa ci traghetterà oltre la crisi. L'evidenza dei fatti non potrà che contribuire a rafforzare la fiducia nei vaccini, e più in generale nella scienza medica. Ma diciamo altrettanto chiaramente che chi, pur potendo vaccinarsi, sceglie di non farlo ritenendo di proteggersi grazie alla vaccinazione degli altri, sottovaluta la capacità di Covid-19 di rimanere in circolazione nelle popolazioni umane. La vittoria contro il vaiolo ha anche un risvolto poco piacevole: ad oggi, si tratta non solo della prima, ma dell'unica malattia eradicata intenzionalmente dall'uomo. Covid-19 non sparirà, e il mondo dopo la pandemia non sarà identico a quello che lo ha preceduto - ma sarà tanto più simile, quanto maggiore la quota di popolazione vaccinata.
guido.alfani@unibocconi.it